GPS: Come creare e leggere un RoadBook per il mototurismo – Parte I

Quando si parla di RoadBook, il pensiero di molti noi motociclisti corre principalmente al più famoso dei rally: la Dakar. Ma non solo. Negli ultimi tempi molti eventi motociclistici sia su terra che su asfalto, tendono ad emulare le incredibili capacità di navigazione dei piloti rally con l’utilizzo dei RoadBook, stilati logicamente in maniera più semplice e di immediata comprensione anche a chi un RoadBook non lo ha mai visto prima. Riassumendo, possiamo dire che un RoadBook si divide in 3 aree principali: la prima è quella che indica il chilometraggio parziale e totale; la seconda è quella che indica la rotta da seguire con le indicazioni grafiche dei punti di riferimento, deviazioni, ecc.; la terza è dedicata alle note.

Sembra esagerato utilizzare un RoadBook per il mototurismo? Secondo me no, e vi spiego il perché. Se partiamo dal presupposto che il RoadBook è un qualcosa di “tecnico” e specialistico, già stiamo sbagliando. Non bisogna pensare che un roadbook necessita per forza di un costosissimo porta-roadbook ad avanzamento elettronico, dei rotolini di carta e quant’altro. Esso può essere costituito semplicemente da un foglio di carta A4 inserito nella tasca trasparente della borsa serbatoio, con le indicazioni scritte a penna.

Il più semplice dei RoadBook infatti, può essere quello che riporta brevi appunti su un foglio di carta. Anche solo le località da attraversare durante un itinerario in ordine di marcia.

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Se il nostro viaggio in moto o la semplice uscita domenicale è fatta di più tappe e con più deviazioni, e l’idea di “navigare” su strada ci piace, allora saper preparare e saper leggere un RoadBook potrà essere di nostro aiuto. Per il mototurismo spesso l’uscita si prepara qualche giorno prima, magari con l’intenzione di visitare un’attrazione particolare mai vista in precedenza, percorrere una nuova strada deviando da quella già conosciuta… spesso ricordare tutto non è sempre così semplice, specialmente su strade ed in località non ancora visitate e dove le deviazioni e i luoghi da visitare sono in numero consistente. Ecco quindi che l’utilizzo di appunti o del roadbook può tornarci utile.

Partiamo dall’operazione più semplice: interpretare e leggere un roadbook.

Per le finalità mototuristiche, saranno pochi i simboli da ricordare ed imparare, e con l’utilizzo frequente di roadbook, impareremo comunque prima o poi a ricordarli tutti. Molti già sono intuibili, altri facili da ricordare e seppure cambiano da una manifestazione all’altra, sono pressappoco gli stessi o comunque simili.

Come già detto all’inizio, un RoadBook è composto principalmente da tre colonne ed ogni riga del roadbook rappresenta un waypoint (per chi non sapesse il suo significato, vi consiglio di leggere questo articolo).

Nella prima colonna è riportato il chilometraggio parziale e quello totale (più raramente anche i chilometri all’arrivo). Nella seconda colonna sono riportate le indicazioni grafiche che devono essere di facile, intuitiva e veloce comprensione. La terza colonna è dedicata alle note. Qui sotto è riportato un esempio molto semplice  di un roadbook

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Veniamo dunque alla prima colonna che possiamo anche non considerare se il roadbook ce lo costruiamo per noi e poco ci interessa del chilometraggio. Saperlo però interpretare può tornarci utile se, al contrario, un roadbook ci viene consegnato in caso di manifestazioni turistiche o se lo troviamo sui siti web.

Per poter seguire il chilometraggio, bisogna innanzitutto azzerare il contachilometri parziale della moto alla nostra partenza o, eventualmente, nel punto in cui viene riportato sul roadbook stesso (ma questa seconda operazione sarà molto improbabile). I numeri più grandi riportano i chilometri totali dalla partenza. Essi possono essere accompagnati dai chilometri parziali dall’ultimo waypoint (quindi facendo la somma dei chilometri totali della casella precedente con i chilometri parziali della casella che stiamo leggendo, MototurismoMototuriavremo esattamente i chilometri totali che stiamo percorrendo).

La seconda colonna è invece occupata dalle indicazioni grafiche che rappresentano il waypoint con la direzione di quello successivo. E’ in questa casella che potremo trovare i simboli di cui vi parlavo prima: essi possono essere la rappresentazione di una chiesa, un boschetto, un’area picnic, un passaggio a livello, un ponte e qualunque altra struttura/particolarità che possiamo identificare in strada. Ricordiamo principalmente che la strada che stiamo percorrendo è rappresentata con una linea di più spessore, mentre la direzione da seguire è indicata dalla freccia.

La terza colonna infine, riporta le note che possono essere di vario genere: dalle coordinate GPS del waypoint (che a noi poco interessano) alla descrizione dello stesso o di punti di interesse e particolarità che possano aiutarci ad identificarlo.

Ovviamente per il mototurismo non dobbiamo complicarci la vita, pertanto se siamo noi a costruire il roadbook, lo faremo in maniera semplice e facilmente interpretabile.

Ma come creare un roadbook, lo vedremo nella seconda parte dell’articolo.

In moto d’inverno, ecco quali sono gli accorgimenti

Si fa un gran parlare della normativa sulla circolazione nei mesi invernali e, in particolare, quando pioggia intensa  e neve rendono incerta la guida: ma cosa prevede il Codice della Strada per le moto? Quali sono i vincoli per chi ama le due ruote?

Nelle ultime settimane non c’è stato sito o testata di informazione che non abbia atteso, quasi con un conto alla rovescia, il periodo di partenza dell’obbligo di circolazione sulle strade italiane con pneumatici invernali o adeguati “antisdrucciolevoli” per la neve, come le catene. Il 15 novembre, infatti, è scattato il termine in cui, almeno secondo il Codice della Strada, l’Italia entra nei mesi invernali, anche se poi le temperature di quest’anno hanno detto l’esatto opposto, segnando la solita differenza tra “carta” e realtà.

Scelte di sicurezza. L’intenzione del legislatore, e più in generale la spinta di persuasione delle associazioni di categoria, si basa su valutazioni abbastanza oggettive: nei mesi freddi, infatti, le tradizionali gomme rischiano di perdere aderenza, di cristallizzare e, in definitiva, di non garantire una guida tranquilla. Questo vale non solo per le auto, ma anche per le moto. Perché c’è chi, nonostante il freddo e l’eventuale rischio di condizioni atmosferiche non ideali, proprio non abbandona il piacere di inforcare il proprio mezzo anche in pieno gennaio, come ben sanno gli amanti del tradizionale Elefantentreffen, mitico raduno nelle zone alpine.

Attenzione alle norme. In verità, le ordinanze vigenti in Italia vietano la circolazione di “ciclomotori a due ruote e di motocicli” in presenza  di neve o ghiaccio sulle strade o mentre sono in atto fenomeni nevosi; il divieto è comunque relativo ai tratti in cui sono state emanate le specifiche ordinanze per regolare il traffico invernale. Per capirci, lo scorso anno questi atti hanno interessato la parte maggiore dei tratti autostradali del nostro Paese, ben 59 Province (sulle 107 totali) e moltissimi Comuni in tutta Italia, da Nord a Sud. E in questo mesetto di vigore dell’obbligo (e con un meteo neppure ancora troppo rigido e critico) sono state già emanate centinaia di Ordinanze in tutta la Penisola, a esclusione di regioni come Campania, Calabria, Basilicata e Sardegna.

Ostinati alla guida. Certo, è facile pensare che la stragrande maggioranza dei motociclisti possa mettersi l’anima in pace e, soprattutto, riparare il proprio veicolo in garage fino all’arrivo della primavera, o almeno uscire solo con giornate di pieno sole. Eppure, le case di produzione hanno sviluppato appositi pneumatici per moto in grado di rispondere al meglio anche alle condizioni peggiori e caratterizzati dalla sigla M+S sul copertone, che anche sulle auto segnala il rispetto della legge sulla circolazione invernale. Queste particolari gomme invernali vengono infatti realizzate con una mescola dotata di una maggior percentuale di silice, che mantiene l’elasticità adeguata anche quando le temperature calano al di sotto dei 7 gradi centigradi, e con un design specifico con più lamelle e intagli, utili per disperdere l’acqua e creare aderenza sulla neve.

Ecco un video che vi piacerà sicuramente:

https://www.youtube.com/watch?v=tKUcz0TtqXI

Non lanciarsi all’assalto. Questo però non significa che queste gomme speciali azzerino ogni tipo di rischio e pericolo alla guida! Inoltre, bisogna anche aggiungere che non sono utilizzabili per tutte le moto e tutti i modelli, ma sono “privilegiati” i mezzi come scooter, enduro e maxi enduro stradali, che in genere vengono più utilizzati nella routine quotidiana. Negli ultimi anni i produttori hanno comunque ampliato la gamma di soluzioni a disposizione degli interessati, che possono trovare nel grande store online di Euroimport Pneumatici il punto di riferimento per gli pneumatici moto, anche invernali. Per quanto riguarda le catene, invece, il mercato propone alcune possibilità, che però devono rispondere alle normative italiane (altrimenti l’utilizzo può venire contestato dalle Forze dell’Ordine, in caso di controllo), o soluzioni più casalinghe e artigianali come le fascette da elettricista tra cerchio e pneumatico, che però non risolvono certo la questione (e durano poco).

In collaborazione con Anna Capuano – Blogger, Marketing & Comunicazione

Mototurismo in Sardegna: In moto, lungo la Strada della Malvasia di Bosa, ed al rientro appuntamento con i Giganti di Mont’e Prama

Ci svegliamo presto, com’è nostro solito, e consumiamo un’abbondante colazione nella sala dell’Antica Dimora del Gruccione dove abbiamo alloggiato questa notte. L’aria fresca ed i colori ambrati delle foglie cadute dagli alberi, sono segno evidente che l’autunno è ormai arrivato anche in Sardegna.

Caricata la moto lasciamo Santu Lussurgiu e facciamo una breve deviazione verso la piccola frazione di San Leonardo de Siete Fuentes il cui nome deriva dalle fonti che si trovano nel bel parco di querce e lecci, e che conserva anche la piccola chiesa omonima in stile romanico-pisano, risalente al XII secolo. Ha inizio così la seconda giornata di rilassante mototurismo in Sardegna.

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Ci dirigiamo verso Cuglieri, la cui tortuosa strada ci costringe a prestare particolare attenzione al manto di asfalto: essendo poco trafficata è frequente la presenza di muschio verde reso ancora più viscido dall’umidità caduta durante la notte. Procediamo con calma, fermandoci ogni tanto per scattare qualche foto. Clara si gode maggiromente il panorama, mentre io ho gli occhi fissi alla strada per scegliere le traiettorie migliori e più sicure. Imbocchiamo la SP21 che prima ci conduce a Scano Montiferru ed infine a Sennariolo. E’ da Tresnuraghes che invece ha inizio la Strada della Malvasia di Bosa che comprende diversi piccoli comuni tutt’intorno all’omonima cittadina a vocazione turistica. Questa è una zona da prendere seriamente in considerazione per il mototurismo (e non solo!), dove nel giro di pochi chilometri si passa dal mare alla montagna, da centri di interesse storico a quelli gastronomici…

Arriviamo nella particolarissima cittadina di Tinnura, caratterizzata dalla presenza di numerosi murales realizzati da vari artisti locali sulle pareti delle abitazioni  che narrano della vita quotidiana degli abitanti della zona: donne ed uomini in abiti tradizionali, maniscalchi intenti a ferrare i cavalli, allevatori che governano il bestiame, agricoltori a lavoro nei campi, ed infine le rappresentazioni di quelli che sono gli oggetti artigianali del luogo: i decoratissimi cestini intrecciati.

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Ai lati della strada già si evidenziano numerosi i filari che vanno a formare i vigneti della Malvasia estendendosi lungo le pendici delle colline, tutt’intorno a quest’area, colorandola delle varie sfumature di giallo, marrone e verde.

Costeggiamo l’ultimo versante montuoso ed ecco apparire in cima alla collina il Castello dei Malaspina, circondato dalle coloratissime e vivaci abitazioni di Bosa.

Attraversiamo l’antico ponte che sovrasta il fiume Temo (l’unico navigabile in Sardegna) e dopo un caffè contatto Emanuele, il proprietario della Guest House Sa Balza, dove ho prenotato nei giorni precedenti per trascorrere la notte a Bosa. Parcheggiamo la moto, ci sistemiamo con calma e cominciamo il nostro tour lungo le strette viuzze di Bosa. Ci arrampichiamo lungo gli scalini in pietra che senza un preciso ordine ci portano fino al Castello dei Malaspina. La passeggiata lungo le mura in compagnia della guida ci consente di scoprire le origini della struttura medievale ed ammirare lo stupendo panorama del Temo che divide la cittadina in due parti, le antiche concerie, le case coloratissime che si estendono fino a Bosa Marina, la frazione caratterizzata dalla presenza della Torre Aragonese sul mare.

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Finita la visita mangiamo un panino al volo e riprendiamo la moto per recarci a Modolo dove ci attende Carlo Porcu dell’Azienda Vinicola F.lli Porcu. Questa è una delle cinque cantine di produzione della Malvasia, nelle sue diverse varianti. Trascorriamo una piacevole ora in compagnia di Carlo che, oltre a farci assaggiare tre tipi di Malvasia (una in particolare affinata in botti di legno di castagno ed un’altra ancora nei fusti in attesa dell’autorizzazione all’imbottigliamento), ci illustra il mondo che c’è dietro la produzione di questo ottimo e particolare vino D.O.C..

Lasciamo le campagne di Modolo e rientriamo a Bosa per una passeggiata sul Lungo Temo, con l’intenzione di visitare il Museo delle Conce dove però scopriamo che l’orario pomeridiano di apertura è dalle 15 alle 17 e per soli 10 minuti lo troviamo chiuso……

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Questa è la notte di Halloween (festa che non sopporto minimamente…..) e per strada incrociamo gruppi di bambini che corrono mascherati al grido di “dolcetto o scherzetto” da un portone all’altro.

Per far trascorrere un po’ il tempo ci sediamo al tavolo esterno di un bar e con molto relax consumiamo due bicchieri a testa di dolcissima Malvasia fatta in casa. Le luci arancioni illuminano lo scorrere lento delle acque del Temo e le piccole barche ormeggiate su entrambe le sponde del fiume. Ahimè la cena in uno dei ristorante di Bosa non è stata delle migliori…..ed un po’ delusi ritorniamo al B&B per trascorrere la notte…. e che notte! Nonostante la stanza è molto spaziosa e riscaldata grazie alla pompa di calore presente, il frigorifero emette un rumore pazzesco, maggiormente amplificato dalla particolare forma del soffitto a volta che diffonde il suono in tutte le direzioni. Stacco la spina alle 2 di notte e finalmente posso dormire!

La mattina ci svegliamo con molta calma, prepariamo le valigie della moto e consumiamo la colazione al bar vicino la Guest House.

Per raggiungere Cabras decido di percorrere la strada costiera, passando per Bosa Marina, ritornando a Cuglieri e deviare verso Santa Caterina di Pittinuri, dove sostiamo per ammirare la bellissima scogliera di S’Archittu. che in questa giornata ventosa e dal cielo pulito, mostra intensi i suoi colori.

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Arriviamo a Cabras e parcheggiamo la moto proprio di fronte il Museo Civico “Giovanni Marongiu” dove sono esposti i Giganti di Mont’e Prama. C’eravamo promessi di vederli dal vivo prima o poi, e finalmente ci siamo riusciti!

Il museo è piccolo, ma conserva parecchi reperti provenienti dai maggiori siti archeologici della zona, tra i quali anche quello di Tharros e del relitto di una nave da trasporto romana naufragata nei pressi dell’isola di Mal di Ventre.

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La visita è interessante ed esaustiva, sia grazie alla cartellonistica affissa alle pareti, ma soprattutto alla guida presente nella sala dei Giganti che ci ha raccontato del ritrovamento delle bellissime statue e degli attuali lavori di scavo ancora in corso.

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Vedere i Giganti di Mont’e Prama dal vivo ha un fascino incredibile: i colori del tufo, i lineamenti dei visi, i particolari scolpiti e tuttora visibili, limitatamente ad alcune aree nonostante la presunta devastazione iniziale subita mirata a cancellare le tracce della civiltà che aveva creato questi capolavori, e le condizioni di conservazione durante tutti questi secoli, fanno parte di un mix che porta il visitatore a rimanere incantato di fronte a simili opere. Le possenti figure, ognuna delle quali ribattezzata con un proprio nome dagli archeologi, fanno in qualche modo tenerezza. Ovviamente non mancano gli imbecilli che puntualmente tocca le superfici delle statue, spinti da chissà quale istinto di inutile curiosità….

Bella, interessante ed appagante questa esperienza, come in pochi altri musei in Sardegna.

Siamo indecisi se rimanere a pranzo in zona o spararci quest’altra ora di strada ed arrivare a casa per l’ora di pranzo: pensiamo che nei bauletti c’è la bottarga e l’intero casizolu….Giriamoci uno spaghettino veloce a casa, risparmiamo questi soldi per il pranzo mettendoli da parte per un’altra golosa occasione e riposiamoci sulla poltrona, perchè domani si torna a lavoro….

Dove Dormire: Guest House Sa Balza – Bosa

Siamo a Bosa, una piccola e graziosa cittadina di villeggiatura sulla costa centro-occidentale della Sardegna. Per la seconda notte del nostro weekend lungo le strade della Malvasia di Bosa e del Montiferru, abbiamo scelto la Guest House Sa Balza, soprattutto per la felice posizione lungo il più importante e frequentato Corso Vittorio Emanuele.

La camera che ci è stata assegnata è molto spaziosa e, pur essendo gli inizi di novembre, non è fredda in quanto dotata di pompa di calore. Il proprietario Emanuele, che gestisce anche l’agenzia di viaggi situata propria a fianco del portone di ingresso alla GuestHouse, è molto gentile e disponibile, ma soprattutto preparato ad illustrare i luoghi imperdibili sia di Bosa che dei dintorni.

La struttura della camera presenta il soffitto a volta ed una finestra che affaccia su una delle stradine della Bosa vecchia. Unico appunto che potrei fare è dovuto al frigorifero che ho dovuto staccare poichè il rumore della pompa veniva amplificato dal particolare soffitto, ma per il resto è un’ottima e carina Guest House (B&B o affittacamere) di Bosa… soprattutto per chi è in moto, poichè si ha la possibilità di parcheggiarla nel cortile interno e non lasciarla la notte in strada.

Guest House Sa Balza
Corso Vittorio Emanuele, 45
08013 – Bosa
0785374391
Sito Web: Sa Balza Rooms

Visitato nel mese di Novembre 2015

 

Mototurismo in Sardegna: In moto attraversando la Costa Verde, Cabras ed il Montiferru

Terminata questa torrida (e quasi insopportabile, non solo dal punto di vista meteorologico) estate e soprattutto essendo ormai Clara guarita dalla frattura al malleolo, abbiamo approfittato del lungo fine settimana del 1° novembre per trascorrere qualche giorno in moto, in sella alla nostra Zingara, sulle strade della Sardegna. Era parecchio tempo che adocchiavo l’area centro-occidentale dell’isola, sia per la bellezza dei suoi paesaggi, sia per le particolari specialità enogastronomiche che si possono apprezzare. Abbiamo deciso così di puntare proprio su questa zona per staccare un po’ dalla routine quotidiana e rilassarci qualche giorno lontano da casa.

Partiamo venerdì mattina con molta calma, dopo aver consumato la colazione a casa, imboccando inizialmente la SS131 fino all’altezza di San Gavino Monreale dove decidiamo di goderci le panoramiche e tranquille strade interne. Costeggiando i campi di zafferano, puntiamo verso Montevecchio per poter attraversare i vecchi stabilimenti minerari.

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La tortuosa SP65 ci consente di passare sotto il Monte Arcuentu, circondato dalla vegetazione tipica delle montagne sarde, dove in questo periodo è il coloratissimo corbezzolo a farla da padrone. Alla nostra sinistra si aprono bellissimi scorci panoramici sul mare dal colore azzurro intenso che bagna la selvaggia Costa Verde. Scendiamo di quota fino a raggiungere Torre dei Corsari, con la sua bellissima spiaggia di alte dune dal profondo colore ocra che in questo periodo, essendo completamente deserta, mostra in pieno tutto il suo splendore… la tentazione di portare le ruote dell’Africa Twin sulla sabbia è forte (anche se sono consapevole di non essere capace a guidare in queste condizioni), ma è più forte ancora la consapevolezza di deturpare un paesaggio paradisiaco.

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Pochi chilometri ancora e, attraversato lo stretto ponte in cemento a livello del mare, siamo a Marceddì, il piccolo borgo di pescatori che affaccia sulla piccola insenatura a sud del Golfo di Oristano. Strade diritte ereditate dalle bonifiche dei terreni portate avanti in queste zone in epoca fascista ci portano ad Arborea, fondata con il nome di Villaggio Mussolini prima e successivamente come Mussolinia di Sardegna in onore del Duce. In questa cittadina sono evidenti i particolari edifici risalenti all’epoca fascista (tra cui il Municipio ed alte strutture edificate lungo la via principale e l’adiacente piazza) e gli anziani che ancora parlano il dialetto veneto, ereditato dai primi cittadini emigrati.

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Attraversiamo Oristano e proseguiamo per Cabras, patria della produzione della bottarga di muggine… ovviamente il souvenir gastronomico non poteva mancare nelle nostre valigie! E’ ora di pranzo e decidiamo di fare una sosta prima di riprendere la strada. Ci fermiamo alla Trattoria da Attilio “in paese” per degustare buoni ed abbondanti piatti a base di pesce.

Risaliamo in sella ed il sole sembra giocare a nascondino con le nuvole spinte da un moderato vento proveniente da nord-est. Attraversiamo prima Riola Sardo e poi Narbolia. Ricominciano le curve tortuose, strette e bellissime fino giungere a Seneghe dove i prati verdi sono occupati da bellissimi esemplari di Bue Rosso del Montiferru, una particolare razza di bue sardo-modicana la cui carne è uno dei Presidi Slow Food del territorio. Questo bellissimo animale regala delle carni succose e saporitissime, mentre dal suo latte si produce il raro e prelibato casizolu.

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Altri pochi chilometri di curve e paesaggi bellissimi e giungiamo a Santu Lussurgiu, tappa finale di questa prima, meravigliosa giornata.

 

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Il paese che rientra tra i Borghi Autentici d’Italia è sviluppato lungo un versante montuoso e proprio grazie alla sua posizione, tra le case si creano viuzze, vicoli e stradine strette dove passeggiare e perdersi, scoprendo ogni volta angoli suggestivi e sempre diversi. Abbiamo alloggiato nel bellissimo Albergo Diffuso Antica Dimora del Gruccione. Parcheggiata la moto nel cortile interno della struttura, siamo usciti a piedi passeggiando nel paese. Due erano gli obiettivi (ovviamente gastronomici) principali di questa visita: l’Abbardente ed il Casizolu. La visita alle Distillerie Lussurgesi ci consente di assaggiare vari tipi di acquavite e liquori aromatizzati, oltre ai buonissimi cioccolatini alla crema di mirto o di abbardente. Dietro il bancone dedicato alla rivendita dei prodotti sono in bella mostra gli alambicchi in rame dove vengono distillate le vinacce o il vino.

Rientrati in paese chiediamo alla proprietaria dell’albergo diffuso dove poter acquistare il casizolu: ci accompagna da una sua amica che lo produce in casa e che ci fa entrare nella cantina dove appesi al soffitto c’erano decine e decine di forme di questo prelibatissimo e raro formaggio. Manco a dirlo, una bella forma da 2,6 kg è destinata ad occupare uno spazio nelle nostre valigie in alluminio.

Nel frattempo il sole è prossimo al tramonto e due anziane signore ci sorridono e ci consigliano di ammirare il panorama del paese dalla vicina piazza dove si erge una statua del Cristo. Godiamo dei colori arancione e giallo con i quali si dipingono le pareti delle case e le rocce delle montagne che circondano Santu Lussurgiu.

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Soffia un vento forte e freddo che non ci fa dimenticare di essere in pieno autunno. Gli ultimi passi prima di rientrare in albergo vengono fatti sotto le tenute luci artificiali arancioni dei lampioni lungo le vie che prendono il sopravvento sul crepuscolo.

La squisita e particolare cena a base di prodotti del territorio è l’epilogo di questa meravigliosa e coinvolgente giornata… in attesa che spunti l’alba… altri chilometri ci attendono…

Dove Mangiare e Dove Dormire: Antica Dimora del Gruccione – Santu Lussurgiu

Per questo lungo weekend “dei morti” (o dei santi, come meglio preferite) trascorso in moto sulle strade del Montiferru e della Planargia (sub-regioni della zona centro-occidentale della Sardegna), abbiano scelto l’Antica Dimora del Gruccione, un Albergo Diffuso posto lungo una delle piccole e tranquille stradine di Santu Lussurgiu, dove il relax ed i prodotti tipici del territorio la fanno da padrone.

L’intera struttura è un’antica casa con ampi spazi sia negli alloggi che nel cortile interno, ricco di verde ed oggetti che contribuiscono ad esaltarne la bellezza ed il senso di quiete.

Al piano superiore gli ambienti bellissimi conservano ancora il pavimento storico e l’antica cucina a legna.

Facilmente rintracciabile seguendo le indicazioni, al nostro arrivo ci accoglie Lucilla (spero di non aver sbagliato nome!) una delle figlie della signora Gabriella, la padrona di casa, che ci consente di parcheggiare la moto nel cortile.

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L’appartamento che ci viene assegnato è ampio e comprende due bagni, un soggiorno, una cucina ed una camera da letto. Tutti gli ambienti sono spaziosi, graziosamente arredati, puliti e ben riscaldati. Anche l’arredamento è in linea con lo stile della struttura, anche se qualche piccolo particolare potrebbe essere maggiormente curato (come alcuni accessori del bagno in plastica bianca che stonano un pochino….ma questa piccola critica c’è se proprio si vuole essere pignoli….).

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Se volete, la signora Gabriella può consigliarvi su dove acquistare i prodotti tipici del territorio o l’artigianato locale, infatti è proprio grazie a lei che siamo riusciti a trovare il raro casizolu!

All’atto della prenotazione avevamo deciso di trattenerci per la cena, visto che la Dimora del Gruccione è anche Sede Didattica della “Università di Scienze Gastronomiche” di Pollenzo e Colorno. Ebbene: è stata una scelta più che azzeccata!

Sono sincero: su un noto sito di valutazione dei ristoranti, avevo letto pareri discordanti sulla cucina della struttura, in particolar modo rivolti alle porzioni. Se pensate di fare un’abbuffata simil-agriturismo, cambiate posto. Spesso si pensa che mangiare bene è sinonimo di mangiare molto… ma mangiare bene vuol dire invece poter gustare ed apprezzare tutti i piatti, dall’antipasto al dolce, senza arrivare mai oltre il limite di sazietà e soprattutto senza che venga sprecato nulla. Se invece volete assaggiare una cucina comunque gustosa, dalle giuste porzioni e che utilizza prodotti del territorio, allora siete nel posto giusto! A testa il menu prevede due antipasti, un primo, un secondo, un dolce, ai quali abbiamo aggiunto una bottiglia di rosso “Montiprama”, una IGT Valle del Tirso, e due calici di Pontis, una Vernaccia da dessert delle cantine Contini. A servirci al tavolo la stessa Lucilla ed a fine serata abbiamo molto gradito la visita dello chef che si è sincerato della qualità dei piatti.

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Altro punto forte dell’Albergo Diffuso è la colazione: c’è l’imbarazzo della scelta tra dolci, crostate, marmellate fatte in casa, pecorini e casizolu, latte, yogurt e quant’altro!

I prezzi a persona applicati sono quelli a “stagione unica”: 45€ per la formula B&B o 75€ per pernotto, cena (vini esclusi) e colazione. A mio parere un buon rapporto qualità/prezzo, sia per quanto riguarda l’ospitalità che per il ristorante.

Antica Dimora del Gruccione
E-Mail: info@anticadimora.com
Indirizzo: 
Via Michele Obinu, 31 09075 Santu Lussurgiu (OR)
Telefono: +39 (0) 783 552035  +39 (0) 783 550300
Fax: +39 (0) 783 552036

Dove Acquistare: Distillerie Lussurgesi – Santu Lussurgiu (OR)

In Sardegna è antica la tradizione di distillare le vinacce, dalle quali si ottiene il famoso “filu e ferru”, il cui nome deriva dall’antica usanza (leggenda o realtà?) di sotterrare le bottiglie appena prodotte identificandone la posizione mediante un fil di ferro legato al loro collo… ma quando si parla di abbardente, allora bisogna aprire un capitolo a parte. L’abbardente infatti è un distillato di vino e non di vinacce.

Le Distillerie Lussurgesi si trovano nel caratteristico borgo di Santu Lussurgiu, a pochi passi dalla strada principale. Appena si giunge nel cortile del piccolo stabilimento, già si notano botti in legno, bottiglie ed altro materiale per la lavorazione dei distillati e liquori. Entriamo nel punto vendita, piccolo ma ben allestito con tanto di mobiletti sui quali sono esposti tutti i prodotti dell’azienda: liquori aromatizzati, brandy sardo, i vari tipi di abbardente (secca, affinata ed aromatizzata), ed i gustosi cioccolatini: i “Lussurgesi” al gusto di abbardente o di liquore di mirto, dall’intenso aroma di cioccolato fondente ben bilanciato dalle note dolci del ripieno.

Dietro il bancone, sono in bella mostra gli alambicchi in rame utilizzati per la distillazione. Ovviamente, prima di ogni acquisto, è possibile assaggiare i vari prodotti: tra liquori aromatizzati, cioccolatini ed abbardente, c’è solo l’imbarazzo della scelta. E per Natale, è in commercio anche un panettone farcito con uvetta e crema di cioccolato all’abbardente… non l’ho assaggiato, ma a detta del ragazzo che ci ha seguito nella vendita, deve essere spettacolare!

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Noi abbiamo acquistato una bottiglia di abbardente “Creccu” affinata in botti di rovere, due confezioni di cioccolatini “Lussurgesi”, ed una bottiglia di liquore all’elicriso.

Per concludere, chi passa per Santu Lussurgiu, non può non visitare questa famosa e storica distilleria.

Distillerie Lussurgesi di Carlo Pische
via delle Sorgenti, 14
09075 Santu Lussurgiu (OR)
Tel.: 0783552037
Sito web

Dove Mangiare: Trattoria Da Attilio in Paese – Cabras

Cabras: un piccolo paese situato lungo le sponde dell’omonimo Stagno, sulla costa centro-occidentale della Sardegna, famoso per la produzione della bottarga di muggine. E’ al centro del paese e nei suoi dintorni che per una sosta culinaria c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ittiturismi, ristoranti e trattorie sono praticamente ovunque ed in linea di massima la qualità dei piatti offerti è molto, ma molto buona.

Provenendo dalla Costa Verde, è qui che sia io che Clara abbiamo deciso di fermarci per pranzo. Anni fa avevo già mangiato in quello che allora si chiamava “Blog Bar” e che oggi vedo avere un’altra insegna: “Da Attilio in paese”. Entriamo e chiediamo un tavolo, scegliendo come menu quello riportato sulla lavagna esterna, proposto come “menu del giorno”. Primo punto positivo è il fatto di vedere molta gente del posto, lavoratori in pausa pranzo e non, seduta ai tavoli. Ci accomodiamo ed il cameriere non ci fa attendere per le ordinazioni. Ai due menu, facciamo aggiungere anche una porzione di bottarga di muggine come antipasto, che ci viene servita in porzione più che sufficiente a soddisfare il palato, accompagnata con del sedano fresco.

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Arriva il primo: uno spaghetto con un sugo di cozze e pecorino molto abbondante e saporito, tanto che non siamo riusciti a finirlo!

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Come secondo una parmigiana di gattuccio di mare, particolare, gustosa e finalmente diversa dal solito (generalmente qui in Sardegna con il gattuccio viene preparata la Burrida). Il tutto accompagnato da mezzo litro di vino della casa, per un conto dal rapporto qualità/prezzo più che ottimo!

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E’ una trattoria e non aspettatevi piatti elaborati, rivisitati e serviti con le decorazioni…ma per una pausa pranzo concreta e molto soddisfacente, lo consiglio vivamente!

Promosso a pieni voti, sia per la bontà del cibo che per la gentilezza del personale di sala.

Visitato nel mese di ottobre 2015.

Bar Trattoria da Attilio “in paese”
Corso Italia, 34 – Cabras (OR)
Cell.: 3483686293

Prodotti e piatti tipici: Bottarga di muggine

La bottarga di muggine è uno dei prodotti tipici e più prelibati che si possono trovare qui in Sardegna. Essa viene prodotta praticamente ovunque, ma quella più famosa ed apprezzata è la bottarga di Cabras.

La bottarga non è altro che l’ovario del muggine (le gonadi) che viene asportato dal ventre del pesce, salato ed essiccato con procedimenti dettati dalla tradizione. Ogni baffa (è così che viene chiamata la pezzatura) si presenta di un colore ambrato e dal forte sapore, il cui peso è generalmente 200-300g (attualmente il prezzo è di circa 120€ il kg).

In cucina è molto apprezzata sia per la preparazione di antipasti (l’abbinamento bottarga e carciofi freschi è molto comune) che come complemento di primi piatti (il piatto più famoso sono ad esempio gli spaghetti con arselle e bottarga).

A Cabras ci sono molti stabilimenti che producono bottarga ma anche altri derivati del pesce conservato come musciame, filetti affumicati e non ed altro ancora.

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Prodotti e Piatti Tipici: Casizolu

Sono qui a parlare di uno dei più prelibati (e rari) prodotti tipici della Sardegna, le cui tecniche di lavorazione seguono un apposito e rigido disciplinare, essendo esso un Presidio Slow Food.

Spesso si confonde la più comune “peretta” dal vero casizolu che, pur avendo una forma simile, la materia prima con il quale viene prodotto è completamente differente: per il casizolu si utilizza il latte della razza bovina sardo-modicana o della bruno-sarda, che grazie alla tipologia di allevamento ed alimentazione, conferiscono a questo formaggio profumi e sapori unici.

Ho assaggiato vari formaggi commercializzati con il nome di casizolu, ma quello originale che ho avuto modo di degustare durante il fine settimana trascorso nel Montiferru, è davvero tutt’altra cosa.

A Santu Lussurgiu ho avuto modo di comprare un casizolu da 2,6 kg di peso, messo a stagionare in una cantina insieme ad altre decine e decine di forme: spettacolo allo stato puro! La signora che lo vende ci ha fatto accomodare a casa sua, ed aperta la porta della cantina è stato un godimento per la vista. Una volta tagliato a casa, le caratteristiche di stagionatura di questo formaggio sono state tutte evidenti. La pasta di colore giallo paglierino si è leggermente sfogliata sotto il coltello, ed i profumi di latte leggermente acidulo e di erba che ne sono scaturiti hanno gradevolmente saturato la cucina. Se volete approfondire l’argomento vi rimando alla pagina dedicata al casizolu sul sito della Fondazione Slow Food… io intanto continuo con l’assaggio!!!

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Se capitate a Santu Lussurgiu, chiedete alla gente del posto dove poter acquistare questo prodotto, o ricercate i produttori nell’apposita pagina web e vedrete che non rimarrete delusi.