La moto, passione autentica fra avventura, regole, tutele ed obblighi

Una passione a due ruote.

L’amore per la moto poggia su basi solide, a conferma di uno stile di vita unico ed originale.

La due ruote più amata riesce addirittura ad essere una sorta di collante per amicizie speciali e amori intensi.

La passione per la moto è in grado di aggregare tipologie di individui sostanzialmente diverse, che trovano nell’amore ‘a due ruote’ punti di convergenza tali da regalare maggiore intensità ai rapporti umani.

Anche l’individuo più serioso, se condivide con altri la passione per la moto, può dare libero sfogo alla goliardia e al desiderio di trascorrere, con chi vanta la stessa passione, serate e vacanze divertenti.

In giro per il mondo per avventure in solitaria o in gruppo, é innegabile che la moto aggrega ed unisce.

Una passione che non ha frontiere e consente di rilevare punti comuni fra due universi come quello femminile e maschile, spesso contrapposti per modi di pensare, vedere il mondo, vivere le emozioni, che trovano una linea comune però in fatto di moto.

La polizza moto: tutela per le terze persone ed il veicolo

Come per ogni altro veicolo, al di là del gusto dell’avventura, è necessario che chi si mette alla guida disponga di regolare copertura assicurativa di responsabilità civile.

Le polizze Rc moto, al pari delle RC auto, sono obbligatorie e hanno una finalità specifica:

coprire l’assicurato per tutti i danni che potrebbero coinvolgere terze persone, il tutto parametrato ed entro i limiti stabiliti dal massimale,  previsto a chiare lettere nella polizza.

Se la Rc moto ha carattere obbligatorio,  altrettanto non si può dire delle garanzie accessorie,

che comunque vale la pena considerare attentamente, perchè possono garantire tutta una serie di tutele e assicurare da eventi di vario genere.

Parliamo di garanzie accessorie quali furto ed incendio, oppure particolari proposte kasko

Esistono tipologie di polizza realizzate a misura per moto storiche o ciclomotori d’epoca, iscritti

all’ASI (Automotoclub Storico Italiano) oppure all’FMI (Federazione Motociclistica Italiana).

Guida alla stipula di una polizza

Il web ci offre la possibilità di consultare Broker e comparatori online che guidano gli utenti passo passo nel difficile mondo delle assicurazioni. Chi è alla ricerca di una polizza moto deve considerare prima di tutto il tipo di utilizzo del veicolo.

Se il motociclista approfitta di qualsiasi momento, o giorno dell’anno,  per salire in sella al proprio mezzo occorre valutare l’area delle polizze tradizionali, con copertura totale per 365 giorni.

Il mercato assicurativo consente comunque di risparmiare anche nel caso di polizze globali, dove si sceglie di inserire anche tutele accessorie.

E’ bene leggere con attenzione la polizza, valutando i dettagli e le condizioni, osservando con attenzione le clausole, le limitazioni e le eventuali penali aggiunte.

Per risparmiare sull’acquisto di una polizza moto può essere utile servirsi di un comparatore on line.

I risultati sono eccellenti:

  • si spende meno perchè le proposte sono decisamente convenienti;
  • si risparmia tempo grazie ad una ricerca rapida dei preventivi;
  • si ha la certezza assoluta dei costi e si ottiene velocemente il certificato provvisorio per poter circolare liberamente.

Non sono rari i casi in cui la due ruote viene utilizzata soprattutto nella bella stagione, o solo per percorsi limitati, in questi casi è possibile sottoscrivere prodotti assicurativi flessibili.

Vale la pena considerare la sottoscrizione di una polizza temporanea, legata al periodo di utilizzo della moto, fruendo di costi più bassi rispetto alle soluzione di coperture annuali.

Da stabilirsi al momento dell’acquisto della polizza anche la clausola di sospensione, nel caso si volesse interrompere la copertura, per mancato utilizzo, per un certo periodo di tempo.

Interessante anche la proposta di polizza a consumo, che considera le distanze percorse durante l’utilizzo. La si può sottoscrivere decidendo di installare sulla moto un sistema satellitare in grado di controllare l’esatta percorrenza.

Organizzare un viaggio in moto: opportuno controllo della parte meccanica

Prima di affrontare un viaggio in moto è bene mettere in sicurezza il veicolo, per evitare che il viaggio riservi spiacevoli inconvenienti.

Il consiglio è quello di controllare la parte tecnica, magari optando per un tagliando completo, soprattutto se non sono stati fatti recenti  check up.

Possono fare al caso vostro officine autorizzate, in base alla marca della moto, oppure è sufficiente rivolgersi al meccanico di fiducia.

Controllo pastiglie, freni e livelli dell’olio del motore e del raffreddamento svettano in testa nella classifica dei controlli.

Collaterali ma di grande rilevanza anche le verifiche alla catena, ai filtri, alle gomme.

Prima di affrontare un viaggio è bene pensare anche all’attrezzatura, magari scegliendo di rinnovare le protezioni base quali  casco,  giubbotto, guanti e stivali. Attenzione particolare al paraschiena.

Non è necessario spendere cifre da capogiro per attrezzarsi di tutto punto, il mercato mette a disposizione prodotti diversi anche decisamente convenienti, l’importante è controllare sempre che sia presente il marchio d’omologazione CE.

Nello scegliere un giubbotto, ad esempio, accertatevi che disponga di uno strato impermeabile e di uno estraibile per poterlo utilizzare di giorno così come di sera.

In fatto di casco meglio privilegiare l’acquisto di prodotti in fibra di carbonio: leggeri e decisamente resistenti.

Guanti, stivali e abbigliamento devono mantenere la temperatura corporea, ed essere al tempo stesso traspiranti e proteggere dal caldo o dal freddo.

Curiosità

Viaggiando in gruppo è essenziale mantenere la velocità e distanza di sicurezza adeguata. E’ bene non sorpassarsi a patto che non esistano necessità specifiche.

In gruppo è importante poter contare materialmente l’uno sull’altro.

Fermarsi ad aiutare gli altri motociclisti in difficoltà è una regola da considerare sempre, anche se non fa parte delle norme scritte.

Caricare la moto è un’arte: fatelo con estrema attenzione valutando pesi e ancoraggio dei bagagli.

Braking: parola d’ordine, passione

Un insieme di elementi, a cominciare da quattro parole scelte come simbolo stesso dell’aziendatecnologia, qualità, ma anche passione e adrenalina. È questa la descrizione sintetica che accompagna ogni nuovo prodotto realizzato dalla Braking, il marchio italiano nato nel 1990 che ha saputo conquistare un ruolo sempre più di rilievo nell’ambito della realizzazione di impianti frenanti after market per motoveicoli, grazie anche all’esperienza maturata nel settore delle competizioni motoristiche di velocità, come il campionato mondiale Superbike.

Per tutte le esigenze. Il nome stesso dell’azienda rappresenta il marchio di fabbrica, chiarendo immediatamente il rapporto con la frenata: difatti, oggi Braking è sinonimo di specialisti nell’ambito della produzione di pezzi di ricambio per uno dei comparti più delicati delle moto, quello che riguarda appunto freni e trasmissione, con tre diverse tipologie di intervento e di applicazione. Oltre al comparto “Racing“, dedicato a chi compete a ogni livello, con una speciale produzione che ricalca i prodotti usati dai campioni del Mondo in gare di velocità, fuoristrada e supermotard (quasi 100 campionati mondiali vinti in assoluto, secondo quanto dichiarato dall’azienda nel “company profile” sul sito), esistono infatti anche le linee adatte a un utilizzo più quotidiano delle due ruote, battezzate Challenge (pensata per gli amanti della customizzazione, grazie a ricambi di performance e qualità superiori rispetto all’originale) e “Urban“, che invece è la gamma base di ricambio, con servizi disponibili su un’ampia serie di modelli.

Parola d’ordine, passione. La filosofia alla base dell’azienda, come detto, ha due capisaldi, ovvero la passione per le moto e le alte prestazioni che si abbina alla ricerca continua dei miglioramenti tecnologici per elevare l’asticella della qualità: è in questo modo che vengono realizzati i componenti presenti in catalogo, sempre più apprezzati dai centauri. Molto importante per la diffusione del marchio, poi, è la possibilità di visualizzare e acquistare i prodotti anche attraverso i più nuovi canali di vendita, come i distributori online: ad esempio, sul portale specializzato Omnia Racing è possibile trovare tutti gli ultimi modelli di impianti frenanti Braking, tra cui scegliere il più adatto alle proprie esigenze, anche economiche, oltre che ovviamente corrispondente alla propria moto (qui per maggiori informazioni).

L’invenzione della margherita. Uno dei fiori all’occhiello della società, nonché straordinario successo commerciale, è l’invenzione del disco freno denominato “a margherita”, o nell’accezione aziendale il disco Wave, che ha praticamente rivoluzionato il concetto stesso di freni a disco, grazie a una forma irregolare (che ricorda appunto il design di una margherita) che permette una maggiore e migliore dispersione del calore, rendendo di fatto più veloce il raffreddamento del disco e più agevole la frenata, elevando il limite delle prestazioni dei freni a disco in acciaio. Frutto di un approfondito e continuo studio tecnico su materiali e comportamento, oltre che sul calore e sulla sua dissipazione, il risultato raggiunto dalla Braking ha creato un nuovo standard, rapidamente adottato sia nel campo agonistico che per soluzioni private e quotidiane.

Tanti segni più. I dischi freno della linea WAVE, disponibili per un montaggio sia all’anteriore che al posteriore, sono realizzati in acciaio inossidabile ad alto contenuto di carbonio e ad elevato coefficiente d’attrito, e sono pensati per adattarsi praticamente a ogni modello di moto, grazie a misure originali e a diametro maggiorato, flottanti e fissi, che li rendono intercambiabili ai dischi freno originali, con il notevole vantaggio di assicurarsi caratteristiche e prestazioni superiori: gli impianti Braking, infatti, garantiscono un peso inferiore, una migliore resistenza al calore, un maggior controllo sulla frenata, e in contemporanea un aumento del potere frenante, e infine una grande modulabilità. Inoltre, la gamma “a margherita” sviluppata per le moto da fuoristrada consente anche di smaltire meglio i detriti e il fango, mentre attraverso la conformazione irregolare puliscono anche le pastiglie dei freni.

 

Continental, in Italia il bilancio 2016 è decisamente a segno più


Bilanci positivi e picchi record per le gomme Continental, che nel 2016 ha raggiunto con facilità gli obiettivi prefissati; la sfida ora è consolidare la crescita nell’anno in corso, grazie anche al lancio di quattro nuovo pneumatici per moto, presentati all’ultimo salone Eicma.

Un bilancio 2016 chiuso con un segno più accanto ai principali indicatori economici, e un 2017 che attende il lancio di quattro nuovi modelli di gomme, già presentati con successo all’Eicma 2016: è questa la sintesi dello stato di salute, senza dubbio ottimo, del Gruppo Continental, che a livello globale ha visto un incremento delle vendite del 3%, arrivando a circa 40,5 miliardi di euro, con un picco record nei volumi di gomme, che hanno superato quota 150 milioni.

Bene anche in Italia. Anche a livello italiano la situazione è positiva, con la filiale tricolore di Continental che si occupa di pneumatici ha visto crescere tutte le business unit, ossia tutte le linee di prodotto, come dichiarato di recente da Alessandro De Martino, amministratore delegato di Continental Italia.

Stabili le gomme auto. In realtà, il dato italiano per il comparto automobilistico è stato leggermente inferiore alle attese in termini di volumi, pur mantenendosi sostanzialmente stabile; in crescita soprattutto il segmento invernale, mentre di conseguenza sono calate le gomme estive. Tuttavia, la tendenza che emerge è quella di una forte evoluzione del mercato italiano dal punto di vista della struttura distributiva, dove un ruolo di rilievo è ormai giocato dai rivenditori online.

La forza dell’online. Un segmento in cui uno dei pionieri è stato Euroimport Pneumatici, attivo ormai da 10 anni in questo business sul Web, e diventato oggi un punto di riferimento per tutti gli appassionati di due ruote alla ricerca di gomme Continental moto. Un catalogo che a breve si amplierà di quattro nuovi modelli, come annunciato nel corso dell’ultimo salone dell’Eicmadi Milano.

Un nuovo arrivo. La famiglia di pneumatici Continental si amplia innanzitutto con il nuovo Continental ContiRoadAttack 3, dedicato espressamente agli appassionati dello sport touring: questo prodotto, che rappresenta l’ulteriore evoluzione del classico ContiRoadAttack 2 EVO, si contraddistingue per nuove tecnologie, come la TractionSkin (che riduce la “entrata in temperatura” delle gomme, garantendo sicurezza estrema, attraverso una nuovo sistema di stampi per la vulcanizzazione, che elimina la necessità di agenti distaccanti), la MultiGrip (che aumenta la durata e migliora il grip ottimale in angoli di piega estremi), la ZeroDegree (costituita da una spiralatura a 0° in cavi d’acciaio che garantisce stabilità ad alta velocità e ridotto kickback) e infine RainGrip, che migliora l’aderenza sul bagnato.

I modelli per touring, cruiser e città. Aumentata anche la selezione di pneumatici per moto touring e cruiser, che potrà contare sulle versioni ContiTour e ContiLegend (dal design vintage e tecniche come le scanalature multiple per il drenaggio ottimale), gomme studiate su misura per le esigenze di cruiser, chopper e moto custom. Infine, per i biker cittadini è stato pensato il Continental ContiCity, pneumatico “Allround” di nuova concezione che offre un ottimo grip su strada grazie al suo design di forma triangolare.

Obiettivo 2017. Questi nuovi modelli potrebbero aiutare l’azienda a consolidare la crescita conosciuta nel corso di questo 2017 che, “seppure ancora su numeri relativamente piccoli”, come ha ammesso ancora De Martino, ha comunque consentito l’ingresso di Continental “nella lega dei big”, grazie a un 2016 eccellente e di forte accelerazione nelle vendite per il segmento moto.

La strada da fare. Il segreto del successo, secondo l’ad di Continental Italia, è nella produzione di pneumatici “che stanno riscuotendo molto successo, soprattutto da parte degli appassionati e dei clienti finali. Pensiamo quindi di essere sulla strada giusta, come ha dimostrato anche il successo che abbiamo avuto adEicma lo scorso novembre. Insomma possiamo dire di avere svoltato anche sul settore moto e da una situazione di crescita siamo arrivati ad una situazione di stabilità, con spazio per fare ancora meglio”.

Mototurismo in Basilicata: Le Dolomiti Lucane in moto

Otto lunghi ed interminabili mesi sono finalmente passati… non ho più scritto sul blog perchè sono mancate le possibilità, la voglia, la fantasia, la concentrazione per nuovi articoli….insomma è stato un periodo un po’ buio dal punto di vista motociclistico (personale) dovuto a varie ragioni ed eventi che non sto qui a spiegare.

Ma finalmente ho ritrovato le risorse economiche ed ho fatto risistemare al meglio la mia amata Zingara: kit trasmissione nuovo di zecca, tagliando completo, sistemazione di alcuni problemini meccanici e finalmente la moto è pronta a ripartire.

Ho approfittato di quest’ultimo fine luglio per prendere una settimana di vacanza da trascorrere in Campania, dai miei genitori: erano due anni che non ci scendevo in moto!!! Alla faccia!!! D’altronde la scorsa estate l’ho passata interamente a casa, a causa della rottura del malleolo accorso a Clara che, poverina, ha dovuto subire un intervento chirurgico e l’ingessatura per tutto luglio ed agosto.

Non ho pianificato alcun itinerario particolare, poiché mi sarei adeguato giorno dopo giorno in base alla voglia di uscire in moto. E la voglia, c’era. E tanta.

Sfiga vuole che proprio durante la settimana trascorsa dai miei, era previsto il passaggio di una breve ma intensa perturbazione sul sud Italia. Controllo il meteo il giorno prima e noto che c’è un “buco” di calma dal mattino, fino alle 17 del pomeriggio circa: perfetto! Destinazione Dolomiti Lucane!!!

Mi sveglio all’alba, preparo la moto con il minimo necessario, faccio il pieno e dico ai miei genitori di non aspettarmi per pranzo (le alici fresche possono essere fritte anche stasera!).

Imbocco l’autostrada in direzione di Reggio Calabria e poi devio verso Potenza. Il cielo è coperto e l’asfalto umido in più punti mi fa pensare che stanotte ha piovuto in Basilicata. Supero Potenza ed imbocco la Strada Statale in direzione di Metaponto. E’ all’uscita di Calciano che inizia il vero e proprio itinerario in moto lungo le strade del Parco Regionale delle Piccole Dolomiti Lucane.

Calciano, come quasi tutti i paesi in quest’area, è arroccato in cima ad una collina. Sotto di esso sono ben visibili i ruderi dell’antico paese, con alcuni ingressi scavati direttamente nella roccia in tufo. Una stretta strada di penetrazione agricola ma comunque asfaltata, mi conduce fino a Garaguso dove imbocco la SS277 che mi consente di arrampicarmi verso Oliveto Lucano dalla cui vegetazione che ricopre il colle dove sorge il paese, è facile intuire l’origine del suo nome.

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Raggiungo il più vivace centro cittadino di Accettura, molto famosa per la festa del Maggio che si svolge nel periodo di Pentecoste. Dopo aver fatto rifornimento riprendo l’itinerario ed imbocco la stretta ma gradevole Strada Provinciale di Pietrapertosa che mi consente di attraversare la bellissima e verde foresta di Montepiano. Finalmente un po’ di fresco da godere viaggiando piano, molto piano, sotto l’ombra di alberi alti e rigogliosi. Dopo aver scollinato, il panorama di apre improvvisamente su un’ampia vallata circondata da montagne verdi e rocciose.

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Pochi chilometri ancora (questa volta però sotto il sole) ed ecco apparire Pietrapertosa a ridosso delle rocce che costituiscono parte delle Dolomiti Lucane. Bella e caratteristica, anche se quel gruppo di palazzine moderne all’ingresso del paese sono un pugno in un occhio….ma basta avvicinarsi al centro abitato per lasciarsele alle spalle e godersi le piccole case immerse in un contesto paesaggistico davvero unico.

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Mi fermo per scattare qualche foto e noto che molti sono i turisti stranieri in visita, ma pochi quelli italiani…

Il caldo si fa sentire e qualche nuvola nera inizia a vedersi all’orizzonte: le previsioni meteo parlano di precipitazioni temporalesche a partire dalle 16.30-17. E’ ora di pranzo e decido di spostarmi a Campomaggiore. Da Pietrapertosa scendo lungo la statale tra curve e tornanti che si aprono su un panorama bellissimo affacciato alle Dolomiti Lucane, ed ogni volta che volgo lo sguardo vorrei fermarmi per scattare una foto da ogni angolazione. Sono costretto a rinunciare ala visita di Castelmezzano poiché la strada che conduce al paese è accessibile per i soli residenti.

Giungo a Campomaggiore dopo aver affrontato numerosi tornanti in salita, il cui numero riportato in ogni curva non segue correttamente un preciso ordine, e mi fermo a pranzo presso l’ippoturismo “La Fattoria del Conte”, dove consumo un delizioso pranzo.

Dopo mangiato, come da programma, visito i caratteristici ruderi di Campomaggiore Vecchio, situati a pochi chilometri di distanza dall’attuale cittadina.

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Ecco qualche gocciolina di pioggia che inizia a cadere dal cielo. Avrei voluto fermarmi ancora un altro pochino, e visitare più località nelle vicinanze, ma non sono in viaggio….ed è ora di tornare….

Usare la moto in inverno: Come scegliere i pneumatici giusti

Siamo ormai a fine agosto, iniziano ad intravedersi le prime nuvole all’orizzonte e le giornate cominciano ad accorciarsi: l’estate è quasi finita e con essa molti motociclisti pensano a godersi le ultime pieghe prima di riporre la moto nei garage per il letargo invernale. Ciò che più “spaventa” il motociclista durante la stagione fredda tanto da fargli rinunciare alle uscite in moto, sono principalmente due fattori: le temperature rigide e l’aderenza dei pneumatici sull’asfalto. Se per il primo basta procurarsi intimo tecnico ed abbigliamento adeguato (di questo potremo parlarne in un altro articolo), per il secondo il discorso è un po’ più complesso e “tecnico”: la scelta dei pneumatici giusti è fondamentale per godersi ogni metro di strada in tutta sicurezza anche in condizioni di asfalto non ottimali e persino in presenza di pioggia o, ancora peggio, neve.

Fermo restando che la prudenza deve essere sempre in prima linea, dobbiamo innanzitutto prendere in considerazione le condizioni climatiche medie della zona in cui viviamo e delle aree che saranno interessate ai nostri tour in moto: piove molto? E’ possibile la formazione di ghiaccio? E’ una zona soggetta a poca pioggia ma comunque umida tanto da rendere viscido l’asfalto? Ci potrebbe essere neve? Il disegno dello pneumatico, le sue scanalature ed i tasselli, non sono solo una questione “estetica”: è grazie alla loro posizione ed andatura che l’acqua viene drenata migliorando sensibilmente la tenuta di strada della moto. Su un pneumatico, più sono le scanalature (soprattutto se riportate anche all’interno dei tasselli) e migliore è l’aderenza sul bagnato. In inverno infatti non dobbiamo pretendere il miglior grip sull’asfalto per le pieghe “estreme”, bensì la migliore aderenza in presenza di pioggia, sia nell’affrontare una curva che in frenata.

Sempre più spesso si sente parlare di pneumatici termici anche per moto: essi sono costituiti da una speciale mescola in grado di mantenere le caratteristiche di aderenza anche a temperature molto basse. Alcune case stanno sempre più sviluppando pneumatici in grado di mantenere buone doti motociclistiche in presenza di fango e neve, facilmente identificabili con la sigla “M+S” (mood + snow = fango + neve). Se fino a qualche anno fa queste coperture non possedevano l’omologazione necessaria per la circolazione su strada, oggi il discorso sta cambiando, in particolar modo per quanto riguarda gli scooter e le moto maxi-enduro. Pur essendo questi pneumatici prettamente invernali, possono comunque essere utilizzati anche durante le altre stagioni (io stesso ne faccio uso sulla mia vecchia Africa Twin in inverno come in piena estate).

La normativa italiana non obbliga le moto a montare queste particolari tipologie di coperture, mentre le leggi di altri paesi europei lo prevedono eccome (basti pensare alla Germania, dove tra l’altro si svolge il più famoso raduno invernale a fine gennaio: l’Elefantentreffen).

Detto ciò, non mi rimane che consigliarvi di acquistare pneumatici per moto online e godervi la vostra dueruote anche nella stagione invernale che, vi posso garantire, nasconde sensazioni uniche tutte da scoprire!

LAMPS!!!!

 

 

 

Dove Mangiare: Ippoturismo La Fattoria del Conte

Durante l’itinerario in moto lungo le strade delle Dolomiti Lucane, sono arrivato a Campomaggiore all’ora di pranzo e mi sono fermato in questo ristorante per mangiare.

I locali sono arredati in modo molto semplice, quasi casalingo, come casalinga (e molto buona) è anche la cucina. Tra le varie proposte ho scelto le orecchiette con funghi porcini e tartufo nero (tipico di queste zone) saporite ed abbondanti, ma ero combattuto anche sull’altro piatto proposto: orecchiette con peperone crusco e ricotta salata di pecora. Successivamente, anche grazie al consiglio di chi mi ha servito al tavolo, ho preso un antipasto misto della casa, dove ho apprezzato moltissimo le patate con il peperone crusco, mentre gli affettati non sembravano fatti in casa. Per finire una fetta di torta ricotta e pistacchio prodotta da una pasticceria di Salerno, molto buona!

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Il tutto accompagnato da un quartino di vino della casa, per l’abbordabilissima cifra di 16€, caffè compreso….cosa avrei potuto chiedere di meglio???? Personale gentile e molto alla mano, cucina casalinga, prezzi modici. Sicuramente da provare!

Visitato nel mese di luglio 2016

Ippoturismo La Fattoria del Conte
C.da S.Antonio, Campomaggiore
3479115608

Mototurismo in Campania: Sui Monti Picentini, fino al Lago Laceno

Stamattina mi sono svegliato sereno: è il secondo giorno che sono qui dai miei ed ho voglia di relax, sotto tutti i punti di vista…anche motociclistico. Fermo restando che voglio pranzare a casa per stare più tempo possibile con i “vecchi”, decido di uscire in moto rimanendo comunque in zona. Obiettivo: Lago Laceno, dove non sono mai stato.

Abbigliamento motociclistico molto “soft” per contrastare almeno in parte il caldo di questo fine luglio, senza però trascurare la sicurezza.

Arrivo a Giffoni, dove in questi giorni si sta svolgendo l’omonimo Film Festival, ed infatti l’area del paese dedicata all’evento è gremita di gente, soprattutto ragazzi. Imbocco la stretta e tortuosa provinciale che mi consente di inoltrarmi nel Parco Regionale dei Monti Picentini: erano parecchi anni che non percorrevo questa strada ed un suo peggioramento è ben evidente: buche ed avvallamenti, massi di varie dimensioni caduti dal costone roccioso che sovrasta il manto stradale in mezzo alla carreggiata, cespugli selvatici che inglobano l’asfalto in più punti. Sicuramente scenografica ed “avventurosa”, ma anche pericolosa e quindi da percorrere a ritmo tranquillo.

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Il panorama che si gode da qui però, ripaga dell’impegno alla guida. Inizia la discesa e con essa anche i boschi di castagni che mi accompagnano costantemente fino alle pendici del Monte Terminio.

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Da qui inizia la salita quasi sempre immerso nella gradevole e fresca ombra degli alberi. All’arrivo in cima mi attende un esteso prato dove pascolano molti capi di bovini che ho anche incontrato sporadicamente lungo la strada.

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Giungo a Montella. Da qui proseguo per Bagnoli Irpino, inserito nel circuito delle città del tartufo e famosa anche per il Pecorino Bagnolese (Presidio Slow Food) e la Castagna di Montella IGP. Una serie di tornanti in forte pendenza (sfruttati in varie occasioni per gare ciclistiche amatoriali e più volte inseriti nelle tappe del Giro d’Italia) mi conducono fino al Lago Laceno, circondato da montagne e boschi verdi e rigogliosi. Ahimè del lago vero e proprio rimane davvero poco, in quanto il terremoto del 1980 provocò delle crepe al fondale e l’acqua si perse quasi del tutto nel sottosuolo. Ciò nonostante vale la pena arrivare fin qua su per godere del panorama e, perchè no, mangiare in uno dei ristorantini o programmare passeggiate nel bosco.

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Da Bagnoli Irpino imbocco la SP143 in direzione di Acerno: asfalto messo molto, molto male e quindi da percorrere con attenzione. Fortunatamente la successiva SS164 è davvero un parco giochi per le nostre dueruote e prosegue così fino a Montecorvino Rovella.

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Da qui sono pochi ancora i chilometri per casa: sicuramente le pentole sono già sul fuoco…il pranzo preparato da mia madre mi aspetta!!!

GPS: Come creare e leggere un RoadBook per il mototurismo – Parte I

Quando si parla di RoadBook, il pensiero di molti noi motociclisti corre principalmente al più famoso dei rally: la Dakar. Ma non solo. Negli ultimi tempi molti eventi motociclistici sia su terra che su asfalto, tendono ad emulare le incredibili capacità di navigazione dei piloti rally con l’utilizzo dei RoadBook, stilati logicamente in maniera più semplice e di immediata comprensione anche a chi un RoadBook non lo ha mai visto prima. Riassumendo, possiamo dire che un RoadBook si divide in 3 aree principali: la prima è quella che indica il chilometraggio parziale e totale; la seconda è quella che indica la rotta da seguire con le indicazioni grafiche dei punti di riferimento, deviazioni, ecc.; la terza è dedicata alle note.

Sembra esagerato utilizzare un RoadBook per il mototurismo? Secondo me no, e vi spiego il perché. Se partiamo dal presupposto che il RoadBook è un qualcosa di “tecnico” e specialistico, già stiamo sbagliando. Non bisogna pensare che un roadbook necessita per forza di un costosissimo porta-roadbook ad avanzamento elettronico, dei rotolini di carta e quant’altro. Esso può essere costituito semplicemente da un foglio di carta A4 inserito nella tasca trasparente della borsa serbatoio, con le indicazioni scritte a penna.

Il più semplice dei RoadBook infatti, può essere quello che riporta brevi appunti su un foglio di carta. Anche solo le località da attraversare durante un itinerario in ordine di marcia.

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Se il nostro viaggio in moto o la semplice uscita domenicale è fatta di più tappe e con più deviazioni, e l’idea di “navigare” su strada ci piace, allora saper preparare e saper leggere un RoadBook potrà essere di nostro aiuto. Per il mototurismo spesso l’uscita si prepara qualche giorno prima, magari con l’intenzione di visitare un’attrazione particolare mai vista in precedenza, percorrere una nuova strada deviando da quella già conosciuta… spesso ricordare tutto non è sempre così semplice, specialmente su strade ed in località non ancora visitate e dove le deviazioni e i luoghi da visitare sono in numero consistente. Ecco quindi che l’utilizzo di appunti o del roadbook può tornarci utile.

Partiamo dall’operazione più semplice: interpretare e leggere un roadbook.

Per le finalità mototuristiche, saranno pochi i simboli da ricordare ed imparare, e con l’utilizzo frequente di roadbook, impareremo comunque prima o poi a ricordarli tutti. Molti già sono intuibili, altri facili da ricordare e seppure cambiano da una manifestazione all’altra, sono pressappoco gli stessi o comunque simili.

Come già detto all’inizio, un RoadBook è composto principalmente da tre colonne ed ogni riga del roadbook rappresenta un waypoint (per chi non sapesse il suo significato, vi consiglio di leggere questo articolo).

Nella prima colonna è riportato il chilometraggio parziale e quello totale (più raramente anche i chilometri all’arrivo). Nella seconda colonna sono riportate le indicazioni grafiche che devono essere di facile, intuitiva e veloce comprensione. La terza colonna è dedicata alle note. Qui sotto è riportato un esempio molto semplice  di un roadbook

Roadbook

Veniamo dunque alla prima colonna che possiamo anche non considerare se il roadbook ce lo costruiamo per noi e poco ci interessa del chilometraggio. Saperlo però interpretare può tornarci utile se, al contrario, un roadbook ci viene consegnato in caso di manifestazioni turistiche o se lo troviamo sui siti web.

Per poter seguire il chilometraggio, bisogna innanzitutto azzerare il contachilometri parziale della moto alla nostra partenza o, eventualmente, nel punto in cui viene riportato sul roadbook stesso (ma questa seconda operazione sarà molto improbabile). I numeri più grandi riportano i chilometri totali dalla partenza. Essi possono essere accompagnati dai chilometri parziali dall’ultimo waypoint (quindi facendo la somma dei chilometri totali della casella precedente con i chilometri parziali della casella che stiamo leggendo, MototurismoMototuriavremo esattamente i chilometri totali che stiamo percorrendo).

La seconda colonna è invece occupata dalle indicazioni grafiche che rappresentano il waypoint con la direzione di quello successivo. E’ in questa casella che potremo trovare i simboli di cui vi parlavo prima: essi possono essere la rappresentazione di una chiesa, un boschetto, un’area picnic, un passaggio a livello, un ponte e qualunque altra struttura/particolarità che possiamo identificare in strada. Ricordiamo principalmente che la strada che stiamo percorrendo è rappresentata con una linea di più spessore, mentre la direzione da seguire è indicata dalla freccia.

La terza colonna infine, riporta le note che possono essere di vario genere: dalle coordinate GPS del waypoint (che a noi poco interessano) alla descrizione dello stesso o di punti di interesse e particolarità che possano aiutarci ad identificarlo.

Ovviamente per il mototurismo non dobbiamo complicarci la vita, pertanto se siamo noi a costruire il roadbook, lo faremo in maniera semplice e facilmente interpretabile.

Ma come creare un roadbook, lo vedremo nella seconda parte dell’articolo.

In moto d’inverno, ecco quali sono gli accorgimenti

Si fa un gran parlare della normativa sulla circolazione nei mesi invernali e, in particolare, quando pioggia intensa  e neve rendono incerta la guida: ma cosa prevede il Codice della Strada per le moto? Quali sono i vincoli per chi ama le due ruote?

Nelle ultime settimane non c’è stato sito o testata di informazione che non abbia atteso, quasi con un conto alla rovescia, il periodo di partenza dell’obbligo di circolazione sulle strade italiane con pneumatici invernali o adeguati “antisdrucciolevoli” per la neve, come le catene. Il 15 novembre, infatti, è scattato il termine in cui, almeno secondo il Codice della Strada, l’Italia entra nei mesi invernali, anche se poi le temperature di quest’anno hanno detto l’esatto opposto, segnando la solita differenza tra “carta” e realtà.

Scelte di sicurezza. L’intenzione del legislatore, e più in generale la spinta di persuasione delle associazioni di categoria, si basa su valutazioni abbastanza oggettive: nei mesi freddi, infatti, le tradizionali gomme rischiano di perdere aderenza, di cristallizzare e, in definitiva, di non garantire una guida tranquilla. Questo vale non solo per le auto, ma anche per le moto. Perché c’è chi, nonostante il freddo e l’eventuale rischio di condizioni atmosferiche non ideali, proprio non abbandona il piacere di inforcare il proprio mezzo anche in pieno gennaio, come ben sanno gli amanti del tradizionale Elefantentreffen, mitico raduno nelle zone alpine.

Attenzione alle norme. In verità, le ordinanze vigenti in Italia vietano la circolazione di “ciclomotori a due ruote e di motocicli” in presenza  di neve o ghiaccio sulle strade o mentre sono in atto fenomeni nevosi; il divieto è comunque relativo ai tratti in cui sono state emanate le specifiche ordinanze per regolare il traffico invernale. Per capirci, lo scorso anno questi atti hanno interessato la parte maggiore dei tratti autostradali del nostro Paese, ben 59 Province (sulle 107 totali) e moltissimi Comuni in tutta Italia, da Nord a Sud. E in questo mesetto di vigore dell’obbligo (e con un meteo neppure ancora troppo rigido e critico) sono state già emanate centinaia di Ordinanze in tutta la Penisola, a esclusione di regioni come Campania, Calabria, Basilicata e Sardegna.

Ostinati alla guida. Certo, è facile pensare che la stragrande maggioranza dei motociclisti possa mettersi l’anima in pace e, soprattutto, riparare il proprio veicolo in garage fino all’arrivo della primavera, o almeno uscire solo con giornate di pieno sole. Eppure, le case di produzione hanno sviluppato appositi pneumatici per moto in grado di rispondere al meglio anche alle condizioni peggiori e caratterizzati dalla sigla M+S sul copertone, che anche sulle auto segnala il rispetto della legge sulla circolazione invernale. Queste particolari gomme invernali vengono infatti realizzate con una mescola dotata di una maggior percentuale di silice, che mantiene l’elasticità adeguata anche quando le temperature calano al di sotto dei 7 gradi centigradi, e con un design specifico con più lamelle e intagli, utili per disperdere l’acqua e creare aderenza sulla neve.

Ecco un video che vi piacerà sicuramente:

https://www.youtube.com/watch?v=tKUcz0TtqXI

Non lanciarsi all’assalto. Questo però non significa che queste gomme speciali azzerino ogni tipo di rischio e pericolo alla guida! Inoltre, bisogna anche aggiungere che non sono utilizzabili per tutte le moto e tutti i modelli, ma sono “privilegiati” i mezzi come scooter, enduro e maxi enduro stradali, che in genere vengono più utilizzati nella routine quotidiana. Negli ultimi anni i produttori hanno comunque ampliato la gamma di soluzioni a disposizione degli interessati, che possono trovare nel grande store online di Euroimport Pneumatici il punto di riferimento per gli pneumatici moto, anche invernali. Per quanto riguarda le catene, invece, il mercato propone alcune possibilità, che però devono rispondere alle normative italiane (altrimenti l’utilizzo può venire contestato dalle Forze dell’Ordine, in caso di controllo), o soluzioni più casalinghe e artigianali come le fascette da elettricista tra cerchio e pneumatico, che però non risolvono certo la questione (e durano poco).

In collaborazione con Anna Capuano – Blogger, Marketing & Comunicazione

Mototurismo in Sardegna: In moto, lungo la Strada della Malvasia di Bosa, ed al rientro appuntamento con i Giganti di Mont’e Prama

Ci svegliamo presto, com’è nostro solito, e consumiamo un’abbondante colazione nella sala dell’Antica Dimora del Gruccione dove abbiamo alloggiato questa notte. L’aria fresca ed i colori ambrati delle foglie cadute dagli alberi, sono segno evidente che l’autunno è ormai arrivato anche in Sardegna.

Caricata la moto lasciamo Santu Lussurgiu e facciamo una breve deviazione verso la piccola frazione di San Leonardo de Siete Fuentes il cui nome deriva dalle fonti che si trovano nel bel parco di querce e lecci, e che conserva anche la piccola chiesa omonima in stile romanico-pisano, risalente al XII secolo. Ha inizio così la seconda giornata di rilassante mototurismo in Sardegna.

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Ci dirigiamo verso Cuglieri, la cui tortuosa strada ci costringe a prestare particolare attenzione al manto di asfalto: essendo poco trafficata è frequente la presenza di muschio verde reso ancora più viscido dall’umidità caduta durante la notte. Procediamo con calma, fermandoci ogni tanto per scattare qualche foto. Clara si gode maggiromente il panorama, mentre io ho gli occhi fissi alla strada per scegliere le traiettorie migliori e più sicure. Imbocchiamo la SP21 che prima ci conduce a Scano Montiferru ed infine a Sennariolo. E’ da Tresnuraghes che invece ha inizio la Strada della Malvasia di Bosa che comprende diversi piccoli comuni tutt’intorno all’omonima cittadina a vocazione turistica. Questa è una zona da prendere seriamente in considerazione per il mototurismo (e non solo!), dove nel giro di pochi chilometri si passa dal mare alla montagna, da centri di interesse storico a quelli gastronomici…

Arriviamo nella particolarissima cittadina di Tinnura, caratterizzata dalla presenza di numerosi murales realizzati da vari artisti locali sulle pareti delle abitazioni  che narrano della vita quotidiana degli abitanti della zona: donne ed uomini in abiti tradizionali, maniscalchi intenti a ferrare i cavalli, allevatori che governano il bestiame, agricoltori a lavoro nei campi, ed infine le rappresentazioni di quelli che sono gli oggetti artigianali del luogo: i decoratissimi cestini intrecciati.

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Ai lati della strada già si evidenziano numerosi i filari che vanno a formare i vigneti della Malvasia estendendosi lungo le pendici delle colline, tutt’intorno a quest’area, colorandola delle varie sfumature di giallo, marrone e verde.

Costeggiamo l’ultimo versante montuoso ed ecco apparire in cima alla collina il Castello dei Malaspina, circondato dalle coloratissime e vivaci abitazioni di Bosa.

Attraversiamo l’antico ponte che sovrasta il fiume Temo (l’unico navigabile in Sardegna) e dopo un caffè contatto Emanuele, il proprietario della Guest House Sa Balza, dove ho prenotato nei giorni precedenti per trascorrere la notte a Bosa. Parcheggiamo la moto, ci sistemiamo con calma e cominciamo il nostro tour lungo le strette viuzze di Bosa. Ci arrampichiamo lungo gli scalini in pietra che senza un preciso ordine ci portano fino al Castello dei Malaspina. La passeggiata lungo le mura in compagnia della guida ci consente di scoprire le origini della struttura medievale ed ammirare lo stupendo panorama del Temo che divide la cittadina in due parti, le antiche concerie, le case coloratissime che si estendono fino a Bosa Marina, la frazione caratterizzata dalla presenza della Torre Aragonese sul mare.

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Finita la visita mangiamo un panino al volo e riprendiamo la moto per recarci a Modolo dove ci attende Carlo Porcu dell’Azienda Vinicola F.lli Porcu. Questa è una delle cinque cantine di produzione della Malvasia, nelle sue diverse varianti. Trascorriamo una piacevole ora in compagnia di Carlo che, oltre a farci assaggiare tre tipi di Malvasia (una in particolare affinata in botti di legno di castagno ed un’altra ancora nei fusti in attesa dell’autorizzazione all’imbottigliamento), ci illustra il mondo che c’è dietro la produzione di questo ottimo e particolare vino D.O.C..

Lasciamo le campagne di Modolo e rientriamo a Bosa per una passeggiata sul Lungo Temo, con l’intenzione di visitare il Museo delle Conce dove però scopriamo che l’orario pomeridiano di apertura è dalle 15 alle 17 e per soli 10 minuti lo troviamo chiuso……

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Questa è la notte di Halloween (festa che non sopporto minimamente…..) e per strada incrociamo gruppi di bambini che corrono mascherati al grido di “dolcetto o scherzetto” da un portone all’altro.

Per far trascorrere un po’ il tempo ci sediamo al tavolo esterno di un bar e con molto relax consumiamo due bicchieri a testa di dolcissima Malvasia fatta in casa. Le luci arancioni illuminano lo scorrere lento delle acque del Temo e le piccole barche ormeggiate su entrambe le sponde del fiume. Ahimè la cena in uno dei ristorante di Bosa non è stata delle migliori…..ed un po’ delusi ritorniamo al B&B per trascorrere la notte…. e che notte! Nonostante la stanza è molto spaziosa e riscaldata grazie alla pompa di calore presente, il frigorifero emette un rumore pazzesco, maggiormente amplificato dalla particolare forma del soffitto a volta che diffonde il suono in tutte le direzioni. Stacco la spina alle 2 di notte e finalmente posso dormire!

La mattina ci svegliamo con molta calma, prepariamo le valigie della moto e consumiamo la colazione al bar vicino la Guest House.

Per raggiungere Cabras decido di percorrere la strada costiera, passando per Bosa Marina, ritornando a Cuglieri e deviare verso Santa Caterina di Pittinuri, dove sostiamo per ammirare la bellissima scogliera di S’Archittu. che in questa giornata ventosa e dal cielo pulito, mostra intensi i suoi colori.

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Arriviamo a Cabras e parcheggiamo la moto proprio di fronte il Museo Civico “Giovanni Marongiu” dove sono esposti i Giganti di Mont’e Prama. C’eravamo promessi di vederli dal vivo prima o poi, e finalmente ci siamo riusciti!

Il museo è piccolo, ma conserva parecchi reperti provenienti dai maggiori siti archeologici della zona, tra i quali anche quello di Tharros e del relitto di una nave da trasporto romana naufragata nei pressi dell’isola di Mal di Ventre.

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La visita è interessante ed esaustiva, sia grazie alla cartellonistica affissa alle pareti, ma soprattutto alla guida presente nella sala dei Giganti che ci ha raccontato del ritrovamento delle bellissime statue e degli attuali lavori di scavo ancora in corso.

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Vedere i Giganti di Mont’e Prama dal vivo ha un fascino incredibile: i colori del tufo, i lineamenti dei visi, i particolari scolpiti e tuttora visibili, limitatamente ad alcune aree nonostante la presunta devastazione iniziale subita mirata a cancellare le tracce della civiltà che aveva creato questi capolavori, e le condizioni di conservazione durante tutti questi secoli, fanno parte di un mix che porta il visitatore a rimanere incantato di fronte a simili opere. Le possenti figure, ognuna delle quali ribattezzata con un proprio nome dagli archeologi, fanno in qualche modo tenerezza. Ovviamente non mancano gli imbecilli che puntualmente tocca le superfici delle statue, spinti da chissà quale istinto di inutile curiosità….

Bella, interessante ed appagante questa esperienza, come in pochi altri musei in Sardegna.

Siamo indecisi se rimanere a pranzo in zona o spararci quest’altra ora di strada ed arrivare a casa per l’ora di pranzo: pensiamo che nei bauletti c’è la bottarga e l’intero casizolu….Giriamoci uno spaghettino veloce a casa, risparmiamo questi soldi per il pranzo mettendoli da parte per un’altra golosa occasione e riposiamoci sulla poltrona, perchè domani si torna a lavoro….