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“Milano-Taranto”, viaggio in moto d’epoca alla scoperta dell’Italia

Dal 2 all’8 luglio è in programma la 31° rievocazione storica della più lunga e avvincente maratona motociclistica, andata in scena fino al 1956

Ben 230 centauri al via con rappresentanti di Stati Uniti, Giappone e Australia

Sfida tra “gloriose” che vede protagoniste Taurus, Ganna, Laverda, Guzzi, Devil, Perugina, MI VAL, Bianchi e Morini in un’avventura in sei tappe e duemila chilometri attraverso strade secondarie

Torna la Milano-Taranto, manifestazione riservata alle moto d’epoca che andrà in scena da domenica 2 a sabato 8 luglio, suddivisa in sei tappe.

Nella 31° edizione della rievocazione storica il patron, Franco Sabatini, ha inserito tanta Toscana, poi Lazio e Puglia in abbondanza. I chilometri sono complessivamente attorno ai duemila, giusto per non far mancare otto-dieci ore di sella al giorno ai coraggiosi partecipanti che quest’anno saranno 230.

La prima frazione del giro scatterà come sempre alla mezzanotte di domenica 2 luglio dall’Idroscalo di Milano e si concluderà a fine mattinata del 3 luglio a Pisa, dopo aver scavalcato l’appennino tosco-emiliano e lambito le Alpi Apuane.

Seconda tappa, tutta toscana, martedì 4 luglio da Pisa a Principina Terra, lungo strade punteggiate da cipressi e da viti.

Dal vino all’acqua, quella speciale di Fiuggi, nella terza frazione (mercoledì 5 luglio), passando dalla Toscana al Lazio.

Tosta la quarta tappa (giovedì 6 luglio), la più lunga di tutte: da Fiuggi a S. Giovanni Rotondo, in Puglia, con arrivo davanti alla basilica di Padre Pio.

Quinta frazione (venerdì 7 luglio) tutta in terra pugliese con traguardo a Bari.

Infine la classica Bari-Taranto (sabato 8 luglio) con le immancabili soste a Castellana Grotte, Martina Franca e Villa Castelli.

Saranno insomma sei giorni alla scoperta dell’Italia in compagnia delle moto d’epoca. La sorpresa di quest’anno sarà rappresentata in particolare da tre Terrot 350cc di fine anni Venti-inizio anni Trenta, francesine terribili: una sfida nella sfida perché si dovranno misurare con le coetanee Mas, Rudge e Vincent.

E anche la categoria “Gloriose” è ricca di rarità: Taurus, Ganna, Mas, Perugina, Devil, Bianchi Cervino, Mi Val, Morini Settebello, Guzzini, Laverda ed altre moto che alla Milano-Taranto hanno gareggiato sul serio. Categoria a parte per sidecar e scooter. Classe 500cc la più affollata, con Gilera Saturno e Guzzi Falcone a profusione.

Per quanto riguarda invece i centauri stranieri, la pattuglia si è arricchita di australiani, giapponesi, finlandesi, cinesi e statunitensi che affiancheranno i consueti concorrenti europei (tedeschi, olandesi, austriaci, monegaschi, inglesi e francesi).

Milano-Taranto, un po’ di storia

Nacque, con il nome di “Freccia del Sud” nel 1919, un raid motociclistico da Milano a Caserta che nel 1932 diventò Milano-Napoli e nel 1937 “Milano-Roma-Taranto”. Si correva tutta d’un fiato, con la manetta del gas tirata sempre al massimo. Soste solo per il rifornimento e l’assistenza. Una maratona contro il tempo, massacrante, difficile e impegnativa. Una corsa per centauri veri. Non a caso nell’albo d’oro della Milano-Taranto figurano nomi come Guglielmo Sandri, Giordano Aldrighetti, Ettore Villa, Bruno Francisci, ed il nostro Remo Venturi. Ultima edizione nel 1956, vinta da Pietro Carissoni, poi il tragico incidente di Guidizzolo, durante la Mille Miglia del 1957, segnò la fine delle competizioni stradali. Da 31 anni tuttavia, la Mi-Ta rivive grazie all’impegno e alla passione di Franco Sabatini, patron del Moto Club Veteran S. Martino di S. Martino in Colle (Pg).

Mototurismo in Basilicata: Le Dolomiti Lucane in moto

Otto lunghi ed interminabili mesi sono finalmente passati… non ho più scritto sul blog perchè sono mancate le possibilità, la voglia, la fantasia, la concentrazione per nuovi articoli….insomma è stato un periodo un po’ buio dal punto di vista motociclistico (personale) dovuto a varie ragioni ed eventi che non sto qui a spiegare.

Ma finalmente ho ritrovato le risorse economiche ed ho fatto risistemare al meglio la mia amata Zingara: kit trasmissione nuovo di zecca, tagliando completo, sistemazione di alcuni problemini meccanici e finalmente la moto è pronta a ripartire.

Ho approfittato di quest’ultimo fine luglio per prendere una settimana di vacanza da trascorrere in Campania, dai miei genitori: erano due anni che non ci scendevo in moto!!! Alla faccia!!! D’altronde la scorsa estate l’ho passata interamente a casa, a causa della rottura del malleolo accorso a Clara che, poverina, ha dovuto subire un intervento chirurgico e l’ingessatura per tutto luglio ed agosto.

Non ho pianificato alcun itinerario particolare, poiché mi sarei adeguato giorno dopo giorno in base alla voglia di uscire in moto. E la voglia, c’era. E tanta.

Sfiga vuole che proprio durante la settimana trascorsa dai miei, era previsto il passaggio di una breve ma intensa perturbazione sul sud Italia. Controllo il meteo il giorno prima e noto che c’è un “buco” di calma dal mattino, fino alle 17 del pomeriggio circa: perfetto! Destinazione Dolomiti Lucane!!!

Mi sveglio all’alba, preparo la moto con il minimo necessario, faccio il pieno e dico ai miei genitori di non aspettarmi per pranzo (le alici fresche possono essere fritte anche stasera!).

Imbocco l’autostrada in direzione di Reggio Calabria e poi devio verso Potenza. Il cielo è coperto e l’asfalto umido in più punti mi fa pensare che stanotte ha piovuto in Basilicata. Supero Potenza ed imbocco la Strada Statale in direzione di Metaponto. E’ all’uscita di Calciano che inizia il vero e proprio itinerario in moto lungo le strade del Parco Regionale delle Piccole Dolomiti Lucane.

Calciano, come quasi tutti i paesi in quest’area, è arroccato in cima ad una collina. Sotto di esso sono ben visibili i ruderi dell’antico paese, con alcuni ingressi scavati direttamente nella roccia in tufo. Una stretta strada di penetrazione agricola ma comunque asfaltata, mi conduce fino a Garaguso dove imbocco la SS277 che mi consente di arrampicarmi verso Oliveto Lucano dalla cui vegetazione che ricopre il colle dove sorge il paese, è facile intuire l’origine del suo nome.

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Raggiungo il più vivace centro cittadino di Accettura, molto famosa per la festa del Maggio che si svolge nel periodo di Pentecoste. Dopo aver fatto rifornimento riprendo l’itinerario ed imbocco la stretta ma gradevole Strada Provinciale di Pietrapertosa che mi consente di attraversare la bellissima e verde foresta di Montepiano. Finalmente un po’ di fresco da godere viaggiando piano, molto piano, sotto l’ombra di alberi alti e rigogliosi. Dopo aver scollinato, il panorama di apre improvvisamente su un’ampia vallata circondata da montagne verdi e rocciose.

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Pochi chilometri ancora (questa volta però sotto il sole) ed ecco apparire Pietrapertosa a ridosso delle rocce che costituiscono parte delle Dolomiti Lucane. Bella e caratteristica, anche se quel gruppo di palazzine moderne all’ingresso del paese sono un pugno in un occhio….ma basta avvicinarsi al centro abitato per lasciarsele alle spalle e godersi le piccole case immerse in un contesto paesaggistico davvero unico.

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Mi fermo per scattare qualche foto e noto che molti sono i turisti stranieri in visita, ma pochi quelli italiani…

Il caldo si fa sentire e qualche nuvola nera inizia a vedersi all’orizzonte: le previsioni meteo parlano di precipitazioni temporalesche a partire dalle 16.30-17. E’ ora di pranzo e decido di spostarmi a Campomaggiore. Da Pietrapertosa scendo lungo la statale tra curve e tornanti che si aprono su un panorama bellissimo affacciato alle Dolomiti Lucane, ed ogni volta che volgo lo sguardo vorrei fermarmi per scattare una foto da ogni angolazione. Sono costretto a rinunciare ala visita di Castelmezzano poiché la strada che conduce al paese è accessibile per i soli residenti.

Giungo a Campomaggiore dopo aver affrontato numerosi tornanti in salita, il cui numero riportato in ogni curva non segue correttamente un preciso ordine, e mi fermo a pranzo presso l’ippoturismo “La Fattoria del Conte”, dove consumo un delizioso pranzo.

Dopo mangiato, come da programma, visito i caratteristici ruderi di Campomaggiore Vecchio, situati a pochi chilometri di distanza dall’attuale cittadina.

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Ecco qualche gocciolina di pioggia che inizia a cadere dal cielo. Avrei voluto fermarmi ancora un altro pochino, e visitare più località nelle vicinanze, ma non sono in viaggio….ed è ora di tornare….

Usare la moto in inverno: Come scegliere i pneumatici giusti

Siamo ormai a fine agosto, iniziano ad intravedersi le prime nuvole all’orizzonte e le giornate cominciano ad accorciarsi: l’estate è quasi finita e con essa molti motociclisti pensano a godersi le ultime pieghe prima di riporre la moto nei garage per il letargo invernale. Ciò che più “spaventa” il motociclista durante la stagione fredda tanto da fargli rinunciare alle uscite in moto, sono principalmente due fattori: le temperature rigide e l’aderenza dei pneumatici sull’asfalto. Se per il primo basta procurarsi intimo tecnico ed abbigliamento adeguato (di questo potremo parlarne in un altro articolo), per il secondo il discorso è un po’ più complesso e “tecnico”: la scelta dei pneumatici giusti è fondamentale per godersi ogni metro di strada in tutta sicurezza anche in condizioni di asfalto non ottimali e persino in presenza di pioggia o, ancora peggio, neve.

Fermo restando che la prudenza deve essere sempre in prima linea, dobbiamo innanzitutto prendere in considerazione le condizioni climatiche medie della zona in cui viviamo e delle aree che saranno interessate ai nostri tour in moto: piove molto? E’ possibile la formazione di ghiaccio? E’ una zona soggetta a poca pioggia ma comunque umida tanto da rendere viscido l’asfalto? Ci potrebbe essere neve? Il disegno dello pneumatico, le sue scanalature ed i tasselli, non sono solo una questione “estetica”: è grazie alla loro posizione ed andatura che l’acqua viene drenata migliorando sensibilmente la tenuta di strada della moto. Su un pneumatico, più sono le scanalature (soprattutto se riportate anche all’interno dei tasselli) e migliore è l’aderenza sul bagnato. In inverno infatti non dobbiamo pretendere il miglior grip sull’asfalto per le pieghe “estreme”, bensì la migliore aderenza in presenza di pioggia, sia nell’affrontare una curva che in frenata.

Sempre più spesso si sente parlare di pneumatici termici anche per moto: essi sono costituiti da una speciale mescola in grado di mantenere le caratteristiche di aderenza anche a temperature molto basse. Alcune case stanno sempre più sviluppando pneumatici in grado di mantenere buone doti motociclistiche in presenza di fango e neve, facilmente identificabili con la sigla “M+S” (mood + snow = fango + neve). Se fino a qualche anno fa queste coperture non possedevano l’omologazione necessaria per la circolazione su strada, oggi il discorso sta cambiando, in particolar modo per quanto riguarda gli scooter e le moto maxi-enduro. Pur essendo questi pneumatici prettamente invernali, possono comunque essere utilizzati anche durante le altre stagioni (io stesso ne faccio uso sulla mia vecchia Africa Twin in inverno come in piena estate).

La normativa italiana non obbliga le moto a montare queste particolari tipologie di coperture, mentre le leggi di altri paesi europei lo prevedono eccome (basti pensare alla Germania, dove tra l’altro si svolge il più famoso raduno invernale a fine gennaio: l’Elefantentreffen).

Detto ciò, non mi rimane che consigliarvi di acquistare pneumatici per moto online e godervi la vostra dueruote anche nella stagione invernale che, vi posso garantire, nasconde sensazioni uniche tutte da scoprire!

LAMPS!!!!

 

 

 

Dove Mangiare: Ippoturismo La Fattoria del Conte

Durante l’itinerario in moto lungo le strade delle Dolomiti Lucane, sono arrivato a Campomaggiore all’ora di pranzo e mi sono fermato in questo ristorante per mangiare.

I locali sono arredati in modo molto semplice, quasi casalingo, come casalinga (e molto buona) è anche la cucina. Tra le varie proposte ho scelto le orecchiette con funghi porcini e tartufo nero (tipico di queste zone) saporite ed abbondanti, ma ero combattuto anche sull’altro piatto proposto: orecchiette con peperone crusco e ricotta salata di pecora. Successivamente, anche grazie al consiglio di chi mi ha servito al tavolo, ho preso un antipasto misto della casa, dove ho apprezzato moltissimo le patate con il peperone crusco, mentre gli affettati non sembravano fatti in casa. Per finire una fetta di torta ricotta e pistacchio prodotta da una pasticceria di Salerno, molto buona!

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Il tutto accompagnato da un quartino di vino della casa, per l’abbordabilissima cifra di 16€, caffè compreso….cosa avrei potuto chiedere di meglio???? Personale gentile e molto alla mano, cucina casalinga, prezzi modici. Sicuramente da provare!

Visitato nel mese di luglio 2016

Ippoturismo La Fattoria del Conte
C.da S.Antonio, Campomaggiore
3479115608

Mototurismo in Campania: Sui Monti Picentini, fino al Lago Laceno

Stamattina mi sono svegliato sereno: è il secondo giorno che sono qui dai miei ed ho voglia di relax, sotto tutti i punti di vista…anche motociclistico. Fermo restando che voglio pranzare a casa per stare più tempo possibile con i “vecchi”, decido di uscire in moto rimanendo comunque in zona. Obiettivo: Lago Laceno, dove non sono mai stato.

Abbigliamento motociclistico molto “soft” per contrastare almeno in parte il caldo di questo fine luglio, senza però trascurare la sicurezza.

Arrivo a Giffoni, dove in questi giorni si sta svolgendo l’omonimo Film Festival, ed infatti l’area del paese dedicata all’evento è gremita di gente, soprattutto ragazzi. Imbocco la stretta e tortuosa provinciale che mi consente di inoltrarmi nel Parco Regionale dei Monti Picentini: erano parecchi anni che non percorrevo questa strada ed un suo peggioramento è ben evidente: buche ed avvallamenti, massi di varie dimensioni caduti dal costone roccioso che sovrasta il manto stradale in mezzo alla carreggiata, cespugli selvatici che inglobano l’asfalto in più punti. Sicuramente scenografica ed “avventurosa”, ma anche pericolosa e quindi da percorrere a ritmo tranquillo.

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Il panorama che si gode da qui però, ripaga dell’impegno alla guida. Inizia la discesa e con essa anche i boschi di castagni che mi accompagnano costantemente fino alle pendici del Monte Terminio.

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Da qui inizia la salita quasi sempre immerso nella gradevole e fresca ombra degli alberi. All’arrivo in cima mi attende un esteso prato dove pascolano molti capi di bovini che ho anche incontrato sporadicamente lungo la strada.

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Giungo a Montella. Da qui proseguo per Bagnoli Irpino, inserito nel circuito delle città del tartufo e famosa anche per il Pecorino Bagnolese (Presidio Slow Food) e la Castagna di Montella IGP. Una serie di tornanti in forte pendenza (sfruttati in varie occasioni per gare ciclistiche amatoriali e più volte inseriti nelle tappe del Giro d’Italia) mi conducono fino al Lago Laceno, circondato da montagne e boschi verdi e rigogliosi. Ahimè del lago vero e proprio rimane davvero poco, in quanto il terremoto del 1980 provocò delle crepe al fondale e l’acqua si perse quasi del tutto nel sottosuolo. Ciò nonostante vale la pena arrivare fin qua su per godere del panorama e, perchè no, mangiare in uno dei ristorantini o programmare passeggiate nel bosco.

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Da Bagnoli Irpino imbocco la SP143 in direzione di Acerno: asfalto messo molto, molto male e quindi da percorrere con attenzione. Fortunatamente la successiva SS164 è davvero un parco giochi per le nostre dueruote e prosegue così fino a Montecorvino Rovella.

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Da qui sono pochi ancora i chilometri per casa: sicuramente le pentole sono già sul fuoco…il pranzo preparato da mia madre mi aspetta!!!

GPS: Come creare e leggere un RoadBook per il mototurismo – Parte I

Quando si parla di RoadBook, il pensiero di molti noi motociclisti corre principalmente al più famoso dei rally: la Dakar. Ma non solo. Negli ultimi tempi molti eventi motociclistici sia su terra che su asfalto, tendono ad emulare le incredibili capacità di navigazione dei piloti rally con l’utilizzo dei RoadBook, stilati logicamente in maniera più semplice e di immediata comprensione anche a chi un RoadBook non lo ha mai visto prima. Riassumendo, possiamo dire che un RoadBook si divide in 3 aree principali: la prima è quella che indica il chilometraggio parziale e totale; la seconda è quella che indica la rotta da seguire con le indicazioni grafiche dei punti di riferimento, deviazioni, ecc.; la terza è dedicata alle note.

Sembra esagerato utilizzare un RoadBook per il mototurismo? Secondo me no, e vi spiego il perché. Se partiamo dal presupposto che il RoadBook è un qualcosa di “tecnico” e specialistico, già stiamo sbagliando. Non bisogna pensare che un roadbook necessita per forza di un costosissimo porta-roadbook ad avanzamento elettronico, dei rotolini di carta e quant’altro. Esso può essere costituito semplicemente da un foglio di carta A4 inserito nella tasca trasparente della borsa serbatoio, con le indicazioni scritte a penna.

Il più semplice dei RoadBook infatti, può essere quello che riporta brevi appunti su un foglio di carta. Anche solo le località da attraversare durante un itinerario in ordine di marcia.

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Se il nostro viaggio in moto o la semplice uscita domenicale è fatta di più tappe e con più deviazioni, e l’idea di “navigare” su strada ci piace, allora saper preparare e saper leggere un RoadBook potrà essere di nostro aiuto. Per il mototurismo spesso l’uscita si prepara qualche giorno prima, magari con l’intenzione di visitare un’attrazione particolare mai vista in precedenza, percorrere una nuova strada deviando da quella già conosciuta… spesso ricordare tutto non è sempre così semplice, specialmente su strade ed in località non ancora visitate e dove le deviazioni e i luoghi da visitare sono in numero consistente. Ecco quindi che l’utilizzo di appunti o del roadbook può tornarci utile.

Partiamo dall’operazione più semplice: interpretare e leggere un roadbook.

Per le finalità mototuristiche, saranno pochi i simboli da ricordare ed imparare, e con l’utilizzo frequente di roadbook, impareremo comunque prima o poi a ricordarli tutti. Molti già sono intuibili, altri facili da ricordare e seppure cambiano da una manifestazione all’altra, sono pressappoco gli stessi o comunque simili.

Come già detto all’inizio, un RoadBook è composto principalmente da tre colonne ed ogni riga del roadbook rappresenta un waypoint (per chi non sapesse il suo significato, vi consiglio di leggere questo articolo).

Nella prima colonna è riportato il chilometraggio parziale e quello totale (più raramente anche i chilometri all’arrivo). Nella seconda colonna sono riportate le indicazioni grafiche che devono essere di facile, intuitiva e veloce comprensione. La terza colonna è dedicata alle note. Qui sotto è riportato un esempio molto semplice  di un roadbook

Roadbook

Veniamo dunque alla prima colonna che possiamo anche non considerare se il roadbook ce lo costruiamo per noi e poco ci interessa del chilometraggio. Saperlo però interpretare può tornarci utile se, al contrario, un roadbook ci viene consegnato in caso di manifestazioni turistiche o se lo troviamo sui siti web.

Per poter seguire il chilometraggio, bisogna innanzitutto azzerare il contachilometri parziale della moto alla nostra partenza o, eventualmente, nel punto in cui viene riportato sul roadbook stesso (ma questa seconda operazione sarà molto improbabile). I numeri più grandi riportano i chilometri totali dalla partenza. Essi possono essere accompagnati dai chilometri parziali dall’ultimo waypoint (quindi facendo la somma dei chilometri totali della casella precedente con i chilometri parziali della casella che stiamo leggendo, MototurismoMototuriavremo esattamente i chilometri totali che stiamo percorrendo).

La seconda colonna è invece occupata dalle indicazioni grafiche che rappresentano il waypoint con la direzione di quello successivo. E’ in questa casella che potremo trovare i simboli di cui vi parlavo prima: essi possono essere la rappresentazione di una chiesa, un boschetto, un’area picnic, un passaggio a livello, un ponte e qualunque altra struttura/particolarità che possiamo identificare in strada. Ricordiamo principalmente che la strada che stiamo percorrendo è rappresentata con una linea di più spessore, mentre la direzione da seguire è indicata dalla freccia.

La terza colonna infine, riporta le note che possono essere di vario genere: dalle coordinate GPS del waypoint (che a noi poco interessano) alla descrizione dello stesso o di punti di interesse e particolarità che possano aiutarci ad identificarlo.

Ovviamente per il mototurismo non dobbiamo complicarci la vita, pertanto se siamo noi a costruire il roadbook, lo faremo in maniera semplice e facilmente interpretabile.

Ma come creare un roadbook, lo vedremo nella seconda parte dell’articolo.

Mototurismo in Sardegna: In moto, lungo la Strada della Malvasia di Bosa, ed al rientro appuntamento con i Giganti di Mont’e Prama

Ci svegliamo presto, com’è nostro solito, e consumiamo un’abbondante colazione nella sala dell’Antica Dimora del Gruccione dove abbiamo alloggiato questa notte. L’aria fresca ed i colori ambrati delle foglie cadute dagli alberi, sono segno evidente che l’autunno è ormai arrivato anche in Sardegna.

Caricata la moto lasciamo Santu Lussurgiu e facciamo una breve deviazione verso la piccola frazione di San Leonardo de Siete Fuentes il cui nome deriva dalle fonti che si trovano nel bel parco di querce e lecci, e che conserva anche la piccola chiesa omonima in stile romanico-pisano, risalente al XII secolo. Ha inizio così la seconda giornata di rilassante mototurismo in Sardegna.

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Ci dirigiamo verso Cuglieri, la cui tortuosa strada ci costringe a prestare particolare attenzione al manto di asfalto: essendo poco trafficata è frequente la presenza di muschio verde reso ancora più viscido dall’umidità caduta durante la notte. Procediamo con calma, fermandoci ogni tanto per scattare qualche foto. Clara si gode maggiromente il panorama, mentre io ho gli occhi fissi alla strada per scegliere le traiettorie migliori e più sicure. Imbocchiamo la SP21 che prima ci conduce a Scano Montiferru ed infine a Sennariolo. E’ da Tresnuraghes che invece ha inizio la Strada della Malvasia di Bosa che comprende diversi piccoli comuni tutt’intorno all’omonima cittadina a vocazione turistica. Questa è una zona da prendere seriamente in considerazione per il mototurismo (e non solo!), dove nel giro di pochi chilometri si passa dal mare alla montagna, da centri di interesse storico a quelli gastronomici…

Arriviamo nella particolarissima cittadina di Tinnura, caratterizzata dalla presenza di numerosi murales realizzati da vari artisti locali sulle pareti delle abitazioni  che narrano della vita quotidiana degli abitanti della zona: donne ed uomini in abiti tradizionali, maniscalchi intenti a ferrare i cavalli, allevatori che governano il bestiame, agricoltori a lavoro nei campi, ed infine le rappresentazioni di quelli che sono gli oggetti artigianali del luogo: i decoratissimi cestini intrecciati.

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Ai lati della strada già si evidenziano numerosi i filari che vanno a formare i vigneti della Malvasia estendendosi lungo le pendici delle colline, tutt’intorno a quest’area, colorandola delle varie sfumature di giallo, marrone e verde.

Costeggiamo l’ultimo versante montuoso ed ecco apparire in cima alla collina il Castello dei Malaspina, circondato dalle coloratissime e vivaci abitazioni di Bosa.

Attraversiamo l’antico ponte che sovrasta il fiume Temo (l’unico navigabile in Sardegna) e dopo un caffè contatto Emanuele, il proprietario della Guest House Sa Balza, dove ho prenotato nei giorni precedenti per trascorrere la notte a Bosa. Parcheggiamo la moto, ci sistemiamo con calma e cominciamo il nostro tour lungo le strette viuzze di Bosa. Ci arrampichiamo lungo gli scalini in pietra che senza un preciso ordine ci portano fino al Castello dei Malaspina. La passeggiata lungo le mura in compagnia della guida ci consente di scoprire le origini della struttura medievale ed ammirare lo stupendo panorama del Temo che divide la cittadina in due parti, le antiche concerie, le case coloratissime che si estendono fino a Bosa Marina, la frazione caratterizzata dalla presenza della Torre Aragonese sul mare.

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Finita la visita mangiamo un panino al volo e riprendiamo la moto per recarci a Modolo dove ci attende Carlo Porcu dell’Azienda Vinicola F.lli Porcu. Questa è una delle cinque cantine di produzione della Malvasia, nelle sue diverse varianti. Trascorriamo una piacevole ora in compagnia di Carlo che, oltre a farci assaggiare tre tipi di Malvasia (una in particolare affinata in botti di legno di castagno ed un’altra ancora nei fusti in attesa dell’autorizzazione all’imbottigliamento), ci illustra il mondo che c’è dietro la produzione di questo ottimo e particolare vino D.O.C..

Lasciamo le campagne di Modolo e rientriamo a Bosa per una passeggiata sul Lungo Temo, con l’intenzione di visitare il Museo delle Conce dove però scopriamo che l’orario pomeridiano di apertura è dalle 15 alle 17 e per soli 10 minuti lo troviamo chiuso……

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Questa è la notte di Halloween (festa che non sopporto minimamente…..) e per strada incrociamo gruppi di bambini che corrono mascherati al grido di “dolcetto o scherzetto” da un portone all’altro.

Per far trascorrere un po’ il tempo ci sediamo al tavolo esterno di un bar e con molto relax consumiamo due bicchieri a testa di dolcissima Malvasia fatta in casa. Le luci arancioni illuminano lo scorrere lento delle acque del Temo e le piccole barche ormeggiate su entrambe le sponde del fiume. Ahimè la cena in uno dei ristorante di Bosa non è stata delle migliori…..ed un po’ delusi ritorniamo al B&B per trascorrere la notte…. e che notte! Nonostante la stanza è molto spaziosa e riscaldata grazie alla pompa di calore presente, il frigorifero emette un rumore pazzesco, maggiormente amplificato dalla particolare forma del soffitto a volta che diffonde il suono in tutte le direzioni. Stacco la spina alle 2 di notte e finalmente posso dormire!

La mattina ci svegliamo con molta calma, prepariamo le valigie della moto e consumiamo la colazione al bar vicino la Guest House.

Per raggiungere Cabras decido di percorrere la strada costiera, passando per Bosa Marina, ritornando a Cuglieri e deviare verso Santa Caterina di Pittinuri, dove sostiamo per ammirare la bellissima scogliera di S’Archittu. che in questa giornata ventosa e dal cielo pulito, mostra intensi i suoi colori.

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Arriviamo a Cabras e parcheggiamo la moto proprio di fronte il Museo Civico “Giovanni Marongiu” dove sono esposti i Giganti di Mont’e Prama. C’eravamo promessi di vederli dal vivo prima o poi, e finalmente ci siamo riusciti!

Il museo è piccolo, ma conserva parecchi reperti provenienti dai maggiori siti archeologici della zona, tra i quali anche quello di Tharros e del relitto di una nave da trasporto romana naufragata nei pressi dell’isola di Mal di Ventre.

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La visita è interessante ed esaustiva, sia grazie alla cartellonistica affissa alle pareti, ma soprattutto alla guida presente nella sala dei Giganti che ci ha raccontato del ritrovamento delle bellissime statue e degli attuali lavori di scavo ancora in corso.

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Vedere i Giganti di Mont’e Prama dal vivo ha un fascino incredibile: i colori del tufo, i lineamenti dei visi, i particolari scolpiti e tuttora visibili, limitatamente ad alcune aree nonostante la presunta devastazione iniziale subita mirata a cancellare le tracce della civiltà che aveva creato questi capolavori, e le condizioni di conservazione durante tutti questi secoli, fanno parte di un mix che porta il visitatore a rimanere incantato di fronte a simili opere. Le possenti figure, ognuna delle quali ribattezzata con un proprio nome dagli archeologi, fanno in qualche modo tenerezza. Ovviamente non mancano gli imbecilli che puntualmente tocca le superfici delle statue, spinti da chissà quale istinto di inutile curiosità….

Bella, interessante ed appagante questa esperienza, come in pochi altri musei in Sardegna.

Siamo indecisi se rimanere a pranzo in zona o spararci quest’altra ora di strada ed arrivare a casa per l’ora di pranzo: pensiamo che nei bauletti c’è la bottarga e l’intero casizolu….Giriamoci uno spaghettino veloce a casa, risparmiamo questi soldi per il pranzo mettendoli da parte per un’altra golosa occasione e riposiamoci sulla poltrona, perchè domani si torna a lavoro….

Dove Acquistare: Distillerie Lussurgesi – Santu Lussurgiu (OR)

In Sardegna è antica la tradizione di distillare le vinacce, dalle quali si ottiene il famoso “filu e ferru”, il cui nome deriva dall’antica usanza (leggenda o realtà?) di sotterrare le bottiglie appena prodotte identificandone la posizione mediante un fil di ferro legato al loro collo… ma quando si parla di abbardente, allora bisogna aprire un capitolo a parte. L’abbardente infatti è un distillato di vino e non di vinacce.

Le Distillerie Lussurgesi si trovano nel caratteristico borgo di Santu Lussurgiu, a pochi passi dalla strada principale. Appena si giunge nel cortile del piccolo stabilimento, già si notano botti in legno, bottiglie ed altro materiale per la lavorazione dei distillati e liquori. Entriamo nel punto vendita, piccolo ma ben allestito con tanto di mobiletti sui quali sono esposti tutti i prodotti dell’azienda: liquori aromatizzati, brandy sardo, i vari tipi di abbardente (secca, affinata ed aromatizzata), ed i gustosi cioccolatini: i “Lussurgesi” al gusto di abbardente o di liquore di mirto, dall’intenso aroma di cioccolato fondente ben bilanciato dalle note dolci del ripieno.

Dietro il bancone, sono in bella mostra gli alambicchi in rame utilizzati per la distillazione. Ovviamente, prima di ogni acquisto, è possibile assaggiare i vari prodotti: tra liquori aromatizzati, cioccolatini ed abbardente, c’è solo l’imbarazzo della scelta. E per Natale, è in commercio anche un panettone farcito con uvetta e crema di cioccolato all’abbardente… non l’ho assaggiato, ma a detta del ragazzo che ci ha seguito nella vendita, deve essere spettacolare!

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Noi abbiamo acquistato una bottiglia di abbardente “Creccu” affinata in botti di rovere, due confezioni di cioccolatini “Lussurgesi”, ed una bottiglia di liquore all’elicriso.

Per concludere, chi passa per Santu Lussurgiu, non può non visitare questa famosa e storica distilleria.

Distillerie Lussurgesi di Carlo Pische
via delle Sorgenti, 14
09075 Santu Lussurgiu (OR)
Tel.: 0783552037
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Dove Mangiare: Trattoria Da Attilio in Paese – Cabras

Cabras: un piccolo paese situato lungo le sponde dell’omonimo Stagno, sulla costa centro-occidentale della Sardegna, famoso per la produzione della bottarga di muggine. E’ al centro del paese e nei suoi dintorni che per una sosta culinaria c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ittiturismi, ristoranti e trattorie sono praticamente ovunque ed in linea di massima la qualità dei piatti offerti è molto, ma molto buona.

Provenendo dalla Costa Verde, è qui che sia io che Clara abbiamo deciso di fermarci per pranzo. Anni fa avevo già mangiato in quello che allora si chiamava “Blog Bar” e che oggi vedo avere un’altra insegna: “Da Attilio in paese”. Entriamo e chiediamo un tavolo, scegliendo come menu quello riportato sulla lavagna esterna, proposto come “menu del giorno”. Primo punto positivo è il fatto di vedere molta gente del posto, lavoratori in pausa pranzo e non, seduta ai tavoli. Ci accomodiamo ed il cameriere non ci fa attendere per le ordinazioni. Ai due menu, facciamo aggiungere anche una porzione di bottarga di muggine come antipasto, che ci viene servita in porzione più che sufficiente a soddisfare il palato, accompagnata con del sedano fresco.

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Arriva il primo: uno spaghetto con un sugo di cozze e pecorino molto abbondante e saporito, tanto che non siamo riusciti a finirlo!

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Come secondo una parmigiana di gattuccio di mare, particolare, gustosa e finalmente diversa dal solito (generalmente qui in Sardegna con il gattuccio viene preparata la Burrida). Il tutto accompagnato da mezzo litro di vino della casa, per un conto dal rapporto qualità/prezzo più che ottimo!

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E’ una trattoria e non aspettatevi piatti elaborati, rivisitati e serviti con le decorazioni…ma per una pausa pranzo concreta e molto soddisfacente, lo consiglio vivamente!

Promosso a pieni voti, sia per la bontà del cibo che per la gentilezza del personale di sala.

Visitato nel mese di ottobre 2015.

Bar Trattoria da Attilio “in paese”
Corso Italia, 34 – Cabras (OR)
Cell.: 3483686293

Prodotti e piatti tipici: Bottarga di muggine

La bottarga di muggine è uno dei prodotti tipici e più prelibati che si possono trovare qui in Sardegna. Essa viene prodotta praticamente ovunque, ma quella più famosa ed apprezzata è la bottarga di Cabras.

La bottarga non è altro che l’ovario del muggine (le gonadi) che viene asportato dal ventre del pesce, salato ed essiccato con procedimenti dettati dalla tradizione. Ogni baffa (è così che viene chiamata la pezzatura) si presenta di un colore ambrato e dal forte sapore, il cui peso è generalmente 200-300g (attualmente il prezzo è di circa 120€ il kg).

In cucina è molto apprezzata sia per la preparazione di antipasti (l’abbinamento bottarga e carciofi freschi è molto comune) che come complemento di primi piatti (il piatto più famoso sono ad esempio gli spaghetti con arselle e bottarga).

A Cabras ci sono molti stabilimenti che producono bottarga ma anche altri derivati del pesce conservato come musciame, filetti affumicati e non ed altro ancora.

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