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La moto, passione autentica fra avventura, regole, tutele ed obblighi

Una passione a due ruote.

L’amore per la moto poggia su basi solide, a conferma di uno stile di vita unico ed originale.

La due ruote più amata riesce addirittura ad essere una sorta di collante per amicizie speciali e amori intensi.

La passione per la moto è in grado di aggregare tipologie di individui sostanzialmente diverse, che trovano nell’amore ‘a due ruote’ punti di convergenza tali da regalare maggiore intensità ai rapporti umani.

Anche l’individuo più serioso, se condivide con altri la passione per la moto, può dare libero sfogo alla goliardia e al desiderio di trascorrere, con chi vanta la stessa passione, serate e vacanze divertenti.

In giro per il mondo per avventure in solitaria o in gruppo, é innegabile che la moto aggrega ed unisce.

Una passione che non ha frontiere e consente di rilevare punti comuni fra due universi come quello femminile e maschile, spesso contrapposti per modi di pensare, vedere il mondo, vivere le emozioni, che trovano una linea comune però in fatto di moto.

La polizza moto: tutela per le terze persone ed il veicolo

Come per ogni altro veicolo, al di là del gusto dell’avventura, è necessario che chi si mette alla guida disponga di regolare copertura assicurativa di responsabilità civile.

Le polizze Rc moto, al pari delle RC auto, sono obbligatorie e hanno una finalità specifica:

coprire l’assicurato per tutti i danni che potrebbero coinvolgere terze persone, il tutto parametrato ed entro i limiti stabiliti dal massimale,  previsto a chiare lettere nella polizza.

Se la Rc moto ha carattere obbligatorio,  altrettanto non si può dire delle garanzie accessorie,

che comunque vale la pena considerare attentamente, perchè possono garantire tutta una serie di tutele e assicurare da eventi di vario genere.

Parliamo di garanzie accessorie quali furto ed incendio, oppure particolari proposte kasko

Esistono tipologie di polizza realizzate a misura per moto storiche o ciclomotori d’epoca, iscritti

all’ASI (Automotoclub Storico Italiano) oppure all’FMI (Federazione Motociclistica Italiana).

Guida alla stipula di una polizza

Il web ci offre la possibilità di consultare Broker e comparatori online che guidano gli utenti passo passo nel difficile mondo delle assicurazioni. Chi è alla ricerca di una polizza moto deve considerare prima di tutto il tipo di utilizzo del veicolo.

Se il motociclista approfitta di qualsiasi momento, o giorno dell’anno,  per salire in sella al proprio mezzo occorre valutare l’area delle polizze tradizionali, con copertura totale per 365 giorni.

Il mercato assicurativo consente comunque di risparmiare anche nel caso di polizze globali, dove si sceglie di inserire anche tutele accessorie.

E’ bene leggere con attenzione la polizza, valutando i dettagli e le condizioni, osservando con attenzione le clausole, le limitazioni e le eventuali penali aggiunte.

Per risparmiare sull’acquisto di una polizza moto può essere utile servirsi di un comparatore on line.

I risultati sono eccellenti:

  • si spende meno perchè le proposte sono decisamente convenienti;
  • si risparmia tempo grazie ad una ricerca rapida dei preventivi;
  • si ha la certezza assoluta dei costi e si ottiene velocemente il certificato provvisorio per poter circolare liberamente.

Non sono rari i casi in cui la due ruote viene utilizzata soprattutto nella bella stagione, o solo per percorsi limitati, in questi casi è possibile sottoscrivere prodotti assicurativi flessibili.

Vale la pena considerare la sottoscrizione di una polizza temporanea, legata al periodo di utilizzo della moto, fruendo di costi più bassi rispetto alle soluzione di coperture annuali.

Da stabilirsi al momento dell’acquisto della polizza anche la clausola di sospensione, nel caso si volesse interrompere la copertura, per mancato utilizzo, per un certo periodo di tempo.

Interessante anche la proposta di polizza a consumo, che considera le distanze percorse durante l’utilizzo. La si può sottoscrivere decidendo di installare sulla moto un sistema satellitare in grado di controllare l’esatta percorrenza.

Organizzare un viaggio in moto: opportuno controllo della parte meccanica

Prima di affrontare un viaggio in moto è bene mettere in sicurezza il veicolo, per evitare che il viaggio riservi spiacevoli inconvenienti.

Il consiglio è quello di controllare la parte tecnica, magari optando per un tagliando completo, soprattutto se non sono stati fatti recenti  check up.

Possono fare al caso vostro officine autorizzate, in base alla marca della moto, oppure è sufficiente rivolgersi al meccanico di fiducia.

Controllo pastiglie, freni e livelli dell’olio del motore e del raffreddamento svettano in testa nella classifica dei controlli.

Collaterali ma di grande rilevanza anche le verifiche alla catena, ai filtri, alle gomme.

Prima di affrontare un viaggio è bene pensare anche all’attrezzatura, magari scegliendo di rinnovare le protezioni base quali  casco,  giubbotto, guanti e stivali. Attenzione particolare al paraschiena.

Non è necessario spendere cifre da capogiro per attrezzarsi di tutto punto, il mercato mette a disposizione prodotti diversi anche decisamente convenienti, l’importante è controllare sempre che sia presente il marchio d’omologazione CE.

Nello scegliere un giubbotto, ad esempio, accertatevi che disponga di uno strato impermeabile e di uno estraibile per poterlo utilizzare di giorno così come di sera.

In fatto di casco meglio privilegiare l’acquisto di prodotti in fibra di carbonio: leggeri e decisamente resistenti.

Guanti, stivali e abbigliamento devono mantenere la temperatura corporea, ed essere al tempo stesso traspiranti e proteggere dal caldo o dal freddo.

Curiosità

Viaggiando in gruppo è essenziale mantenere la velocità e distanza di sicurezza adeguata. E’ bene non sorpassarsi a patto che non esistano necessità specifiche.

In gruppo è importante poter contare materialmente l’uno sull’altro.

Fermarsi ad aiutare gli altri motociclisti in difficoltà è una regola da considerare sempre, anche se non fa parte delle norme scritte.

Caricare la moto è un’arte: fatelo con estrema attenzione valutando pesi e ancoraggio dei bagagli.

Mototurismo in Sardegna: In moto, lungo la Strada della Malvasia di Bosa, ed al rientro appuntamento con i Giganti di Mont’e Prama

Ci svegliamo presto, com’è nostro solito, e consumiamo un’abbondante colazione nella sala dell’Antica Dimora del Gruccione dove abbiamo alloggiato questa notte. L’aria fresca ed i colori ambrati delle foglie cadute dagli alberi, sono segno evidente che l’autunno è ormai arrivato anche in Sardegna.

Caricata la moto lasciamo Santu Lussurgiu e facciamo una breve deviazione verso la piccola frazione di San Leonardo de Siete Fuentes il cui nome deriva dalle fonti che si trovano nel bel parco di querce e lecci, e che conserva anche la piccola chiesa omonima in stile romanico-pisano, risalente al XII secolo. Ha inizio così la seconda giornata di rilassante mototurismo in Sardegna.

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Ci dirigiamo verso Cuglieri, la cui tortuosa strada ci costringe a prestare particolare attenzione al manto di asfalto: essendo poco trafficata è frequente la presenza di muschio verde reso ancora più viscido dall’umidità caduta durante la notte. Procediamo con calma, fermandoci ogni tanto per scattare qualche foto. Clara si gode maggiromente il panorama, mentre io ho gli occhi fissi alla strada per scegliere le traiettorie migliori e più sicure. Imbocchiamo la SP21 che prima ci conduce a Scano Montiferru ed infine a Sennariolo. E’ da Tresnuraghes che invece ha inizio la Strada della Malvasia di Bosa che comprende diversi piccoli comuni tutt’intorno all’omonima cittadina a vocazione turistica. Questa è una zona da prendere seriamente in considerazione per il mototurismo (e non solo!), dove nel giro di pochi chilometri si passa dal mare alla montagna, da centri di interesse storico a quelli gastronomici…

Arriviamo nella particolarissima cittadina di Tinnura, caratterizzata dalla presenza di numerosi murales realizzati da vari artisti locali sulle pareti delle abitazioni  che narrano della vita quotidiana degli abitanti della zona: donne ed uomini in abiti tradizionali, maniscalchi intenti a ferrare i cavalli, allevatori che governano il bestiame, agricoltori a lavoro nei campi, ed infine le rappresentazioni di quelli che sono gli oggetti artigianali del luogo: i decoratissimi cestini intrecciati.

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Ai lati della strada già si evidenziano numerosi i filari che vanno a formare i vigneti della Malvasia estendendosi lungo le pendici delle colline, tutt’intorno a quest’area, colorandola delle varie sfumature di giallo, marrone e verde.

Costeggiamo l’ultimo versante montuoso ed ecco apparire in cima alla collina il Castello dei Malaspina, circondato dalle coloratissime e vivaci abitazioni di Bosa.

Attraversiamo l’antico ponte che sovrasta il fiume Temo (l’unico navigabile in Sardegna) e dopo un caffè contatto Emanuele, il proprietario della Guest House Sa Balza, dove ho prenotato nei giorni precedenti per trascorrere la notte a Bosa. Parcheggiamo la moto, ci sistemiamo con calma e cominciamo il nostro tour lungo le strette viuzze di Bosa. Ci arrampichiamo lungo gli scalini in pietra che senza un preciso ordine ci portano fino al Castello dei Malaspina. La passeggiata lungo le mura in compagnia della guida ci consente di scoprire le origini della struttura medievale ed ammirare lo stupendo panorama del Temo che divide la cittadina in due parti, le antiche concerie, le case coloratissime che si estendono fino a Bosa Marina, la frazione caratterizzata dalla presenza della Torre Aragonese sul mare.

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Finita la visita mangiamo un panino al volo e riprendiamo la moto per recarci a Modolo dove ci attende Carlo Porcu dell’Azienda Vinicola F.lli Porcu. Questa è una delle cinque cantine di produzione della Malvasia, nelle sue diverse varianti. Trascorriamo una piacevole ora in compagnia di Carlo che, oltre a farci assaggiare tre tipi di Malvasia (una in particolare affinata in botti di legno di castagno ed un’altra ancora nei fusti in attesa dell’autorizzazione all’imbottigliamento), ci illustra il mondo che c’è dietro la produzione di questo ottimo e particolare vino D.O.C..

Lasciamo le campagne di Modolo e rientriamo a Bosa per una passeggiata sul Lungo Temo, con l’intenzione di visitare il Museo delle Conce dove però scopriamo che l’orario pomeridiano di apertura è dalle 15 alle 17 e per soli 10 minuti lo troviamo chiuso……

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Questa è la notte di Halloween (festa che non sopporto minimamente…..) e per strada incrociamo gruppi di bambini che corrono mascherati al grido di “dolcetto o scherzetto” da un portone all’altro.

Per far trascorrere un po’ il tempo ci sediamo al tavolo esterno di un bar e con molto relax consumiamo due bicchieri a testa di dolcissima Malvasia fatta in casa. Le luci arancioni illuminano lo scorrere lento delle acque del Temo e le piccole barche ormeggiate su entrambe le sponde del fiume. Ahimè la cena in uno dei ristorante di Bosa non è stata delle migliori…..ed un po’ delusi ritorniamo al B&B per trascorrere la notte…. e che notte! Nonostante la stanza è molto spaziosa e riscaldata grazie alla pompa di calore presente, il frigorifero emette un rumore pazzesco, maggiormente amplificato dalla particolare forma del soffitto a volta che diffonde il suono in tutte le direzioni. Stacco la spina alle 2 di notte e finalmente posso dormire!

La mattina ci svegliamo con molta calma, prepariamo le valigie della moto e consumiamo la colazione al bar vicino la Guest House.

Per raggiungere Cabras decido di percorrere la strada costiera, passando per Bosa Marina, ritornando a Cuglieri e deviare verso Santa Caterina di Pittinuri, dove sostiamo per ammirare la bellissima scogliera di S’Archittu. che in questa giornata ventosa e dal cielo pulito, mostra intensi i suoi colori.

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Arriviamo a Cabras e parcheggiamo la moto proprio di fronte il Museo Civico “Giovanni Marongiu” dove sono esposti i Giganti di Mont’e Prama. C’eravamo promessi di vederli dal vivo prima o poi, e finalmente ci siamo riusciti!

Il museo è piccolo, ma conserva parecchi reperti provenienti dai maggiori siti archeologici della zona, tra i quali anche quello di Tharros e del relitto di una nave da trasporto romana naufragata nei pressi dell’isola di Mal di Ventre.

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La visita è interessante ed esaustiva, sia grazie alla cartellonistica affissa alle pareti, ma soprattutto alla guida presente nella sala dei Giganti che ci ha raccontato del ritrovamento delle bellissime statue e degli attuali lavori di scavo ancora in corso.

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Vedere i Giganti di Mont’e Prama dal vivo ha un fascino incredibile: i colori del tufo, i lineamenti dei visi, i particolari scolpiti e tuttora visibili, limitatamente ad alcune aree nonostante la presunta devastazione iniziale subita mirata a cancellare le tracce della civiltà che aveva creato questi capolavori, e le condizioni di conservazione durante tutti questi secoli, fanno parte di un mix che porta il visitatore a rimanere incantato di fronte a simili opere. Le possenti figure, ognuna delle quali ribattezzata con un proprio nome dagli archeologi, fanno in qualche modo tenerezza. Ovviamente non mancano gli imbecilli che puntualmente tocca le superfici delle statue, spinti da chissà quale istinto di inutile curiosità….

Bella, interessante ed appagante questa esperienza, come in pochi altri musei in Sardegna.

Siamo indecisi se rimanere a pranzo in zona o spararci quest’altra ora di strada ed arrivare a casa per l’ora di pranzo: pensiamo che nei bauletti c’è la bottarga e l’intero casizolu….Giriamoci uno spaghettino veloce a casa, risparmiamo questi soldi per il pranzo mettendoli da parte per un’altra golosa occasione e riposiamoci sulla poltrona, perchè domani si torna a lavoro….

Mototurismo in Sardegna: In moto attraversando la Costa Verde, Cabras ed il Montiferru

Terminata questa torrida (e quasi insopportabile, non solo dal punto di vista meteorologico) estate e soprattutto essendo ormai Clara guarita dalla frattura al malleolo, abbiamo approfittato del lungo fine settimana del 1° novembre per trascorrere qualche giorno in moto, in sella alla nostra Zingara, sulle strade della Sardegna. Era parecchio tempo che adocchiavo l’area centro-occidentale dell’isola, sia per la bellezza dei suoi paesaggi, sia per le particolari specialità enogastronomiche che si possono apprezzare. Abbiamo deciso così di puntare proprio su questa zona per staccare un po’ dalla routine quotidiana e rilassarci qualche giorno lontano da casa.

Partiamo venerdì mattina con molta calma, dopo aver consumato la colazione a casa, imboccando inizialmente la SS131 fino all’altezza di San Gavino Monreale dove decidiamo di goderci le panoramiche e tranquille strade interne. Costeggiando i campi di zafferano, puntiamo verso Montevecchio per poter attraversare i vecchi stabilimenti minerari.

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La tortuosa SP65 ci consente di passare sotto il Monte Arcuentu, circondato dalla vegetazione tipica delle montagne sarde, dove in questo periodo è il coloratissimo corbezzolo a farla da padrone. Alla nostra sinistra si aprono bellissimi scorci panoramici sul mare dal colore azzurro intenso che bagna la selvaggia Costa Verde. Scendiamo di quota fino a raggiungere Torre dei Corsari, con la sua bellissima spiaggia di alte dune dal profondo colore ocra che in questo periodo, essendo completamente deserta, mostra in pieno tutto il suo splendore… la tentazione di portare le ruote dell’Africa Twin sulla sabbia è forte (anche se sono consapevole di non essere capace a guidare in queste condizioni), ma è più forte ancora la consapevolezza di deturpare un paesaggio paradisiaco.

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Pochi chilometri ancora e, attraversato lo stretto ponte in cemento a livello del mare, siamo a Marceddì, il piccolo borgo di pescatori che affaccia sulla piccola insenatura a sud del Golfo di Oristano. Strade diritte ereditate dalle bonifiche dei terreni portate avanti in queste zone in epoca fascista ci portano ad Arborea, fondata con il nome di Villaggio Mussolini prima e successivamente come Mussolinia di Sardegna in onore del Duce. In questa cittadina sono evidenti i particolari edifici risalenti all’epoca fascista (tra cui il Municipio ed alte strutture edificate lungo la via principale e l’adiacente piazza) e gli anziani che ancora parlano il dialetto veneto, ereditato dai primi cittadini emigrati.

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Attraversiamo Oristano e proseguiamo per Cabras, patria della produzione della bottarga di muggine… ovviamente il souvenir gastronomico non poteva mancare nelle nostre valigie! E’ ora di pranzo e decidiamo di fare una sosta prima di riprendere la strada. Ci fermiamo alla Trattoria da Attilio “in paese” per degustare buoni ed abbondanti piatti a base di pesce.

Risaliamo in sella ed il sole sembra giocare a nascondino con le nuvole spinte da un moderato vento proveniente da nord-est. Attraversiamo prima Riola Sardo e poi Narbolia. Ricominciano le curve tortuose, strette e bellissime fino giungere a Seneghe dove i prati verdi sono occupati da bellissimi esemplari di Bue Rosso del Montiferru, una particolare razza di bue sardo-modicana la cui carne è uno dei Presidi Slow Food del territorio. Questo bellissimo animale regala delle carni succose e saporitissime, mentre dal suo latte si produce il raro e prelibato casizolu.

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Altri pochi chilometri di curve e paesaggi bellissimi e giungiamo a Santu Lussurgiu, tappa finale di questa prima, meravigliosa giornata.

 

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Il paese che rientra tra i Borghi Autentici d’Italia è sviluppato lungo un versante montuoso e proprio grazie alla sua posizione, tra le case si creano viuzze, vicoli e stradine strette dove passeggiare e perdersi, scoprendo ogni volta angoli suggestivi e sempre diversi. Abbiamo alloggiato nel bellissimo Albergo Diffuso Antica Dimora del Gruccione. Parcheggiata la moto nel cortile interno della struttura, siamo usciti a piedi passeggiando nel paese. Due erano gli obiettivi (ovviamente gastronomici) principali di questa visita: l’Abbardente ed il Casizolu. La visita alle Distillerie Lussurgesi ci consente di assaggiare vari tipi di acquavite e liquori aromatizzati, oltre ai buonissimi cioccolatini alla crema di mirto o di abbardente. Dietro il bancone dedicato alla rivendita dei prodotti sono in bella mostra gli alambicchi in rame dove vengono distillate le vinacce o il vino.

Rientrati in paese chiediamo alla proprietaria dell’albergo diffuso dove poter acquistare il casizolu: ci accompagna da una sua amica che lo produce in casa e che ci fa entrare nella cantina dove appesi al soffitto c’erano decine e decine di forme di questo prelibatissimo e raro formaggio. Manco a dirlo, una bella forma da 2,6 kg è destinata ad occupare uno spazio nelle nostre valigie in alluminio.

Nel frattempo il sole è prossimo al tramonto e due anziane signore ci sorridono e ci consigliano di ammirare il panorama del paese dalla vicina piazza dove si erge una statua del Cristo. Godiamo dei colori arancione e giallo con i quali si dipingono le pareti delle case e le rocce delle montagne che circondano Santu Lussurgiu.

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Soffia un vento forte e freddo che non ci fa dimenticare di essere in pieno autunno. Gli ultimi passi prima di rientrare in albergo vengono fatti sotto le tenute luci artificiali arancioni dei lampioni lungo le vie che prendono il sopravvento sul crepuscolo.

La squisita e particolare cena a base di prodotti del territorio è l’epilogo di questa meravigliosa e coinvolgente giornata… in attesa che spunti l’alba… altri chilometri ci attendono…

Dove Acquistare: Distillerie Lussurgesi – Santu Lussurgiu (OR)

In Sardegna è antica la tradizione di distillare le vinacce, dalle quali si ottiene il famoso “filu e ferru”, il cui nome deriva dall’antica usanza (leggenda o realtà?) di sotterrare le bottiglie appena prodotte identificandone la posizione mediante un fil di ferro legato al loro collo… ma quando si parla di abbardente, allora bisogna aprire un capitolo a parte. L’abbardente infatti è un distillato di vino e non di vinacce.

Le Distillerie Lussurgesi si trovano nel caratteristico borgo di Santu Lussurgiu, a pochi passi dalla strada principale. Appena si giunge nel cortile del piccolo stabilimento, già si notano botti in legno, bottiglie ed altro materiale per la lavorazione dei distillati e liquori. Entriamo nel punto vendita, piccolo ma ben allestito con tanto di mobiletti sui quali sono esposti tutti i prodotti dell’azienda: liquori aromatizzati, brandy sardo, i vari tipi di abbardente (secca, affinata ed aromatizzata), ed i gustosi cioccolatini: i “Lussurgesi” al gusto di abbardente o di liquore di mirto, dall’intenso aroma di cioccolato fondente ben bilanciato dalle note dolci del ripieno.

Dietro il bancone, sono in bella mostra gli alambicchi in rame utilizzati per la distillazione. Ovviamente, prima di ogni acquisto, è possibile assaggiare i vari prodotti: tra liquori aromatizzati, cioccolatini ed abbardente, c’è solo l’imbarazzo della scelta. E per Natale, è in commercio anche un panettone farcito con uvetta e crema di cioccolato all’abbardente… non l’ho assaggiato, ma a detta del ragazzo che ci ha seguito nella vendita, deve essere spettacolare!

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Noi abbiamo acquistato una bottiglia di abbardente “Creccu” affinata in botti di rovere, due confezioni di cioccolatini “Lussurgesi”, ed una bottiglia di liquore all’elicriso.

Per concludere, chi passa per Santu Lussurgiu, non può non visitare questa famosa e storica distilleria.

Distillerie Lussurgesi di Carlo Pische
via delle Sorgenti, 14
09075 Santu Lussurgiu (OR)
Tel.: 0783552037
Sito web

Dove Mangiare: Trattoria Da Attilio in Paese – Cabras

Cabras: un piccolo paese situato lungo le sponde dell’omonimo Stagno, sulla costa centro-occidentale della Sardegna, famoso per la produzione della bottarga di muggine. E’ al centro del paese e nei suoi dintorni che per una sosta culinaria c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ittiturismi, ristoranti e trattorie sono praticamente ovunque ed in linea di massima la qualità dei piatti offerti è molto, ma molto buona.

Provenendo dalla Costa Verde, è qui che sia io che Clara abbiamo deciso di fermarci per pranzo. Anni fa avevo già mangiato in quello che allora si chiamava “Blog Bar” e che oggi vedo avere un’altra insegna: “Da Attilio in paese”. Entriamo e chiediamo un tavolo, scegliendo come menu quello riportato sulla lavagna esterna, proposto come “menu del giorno”. Primo punto positivo è il fatto di vedere molta gente del posto, lavoratori in pausa pranzo e non, seduta ai tavoli. Ci accomodiamo ed il cameriere non ci fa attendere per le ordinazioni. Ai due menu, facciamo aggiungere anche una porzione di bottarga di muggine come antipasto, che ci viene servita in porzione più che sufficiente a soddisfare il palato, accompagnata con del sedano fresco.

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Arriva il primo: uno spaghetto con un sugo di cozze e pecorino molto abbondante e saporito, tanto che non siamo riusciti a finirlo!

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Come secondo una parmigiana di gattuccio di mare, particolare, gustosa e finalmente diversa dal solito (generalmente qui in Sardegna con il gattuccio viene preparata la Burrida). Il tutto accompagnato da mezzo litro di vino della casa, per un conto dal rapporto qualità/prezzo più che ottimo!

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E’ una trattoria e non aspettatevi piatti elaborati, rivisitati e serviti con le decorazioni…ma per una pausa pranzo concreta e molto soddisfacente, lo consiglio vivamente!

Promosso a pieni voti, sia per la bontà del cibo che per la gentilezza del personale di sala.

Visitato nel mese di ottobre 2015.

Bar Trattoria da Attilio “in paese”
Corso Italia, 34 – Cabras (OR)
Cell.: 3483686293

Prodotti e Piatti Tipici: Casizolu

Sono qui a parlare di uno dei più prelibati (e rari) prodotti tipici della Sardegna, le cui tecniche di lavorazione seguono un apposito e rigido disciplinare, essendo esso un Presidio Slow Food.

Spesso si confonde la più comune “peretta” dal vero casizolu che, pur avendo una forma simile, la materia prima con il quale viene prodotto è completamente differente: per il casizolu si utilizza il latte della razza bovina sardo-modicana o della bruno-sarda, che grazie alla tipologia di allevamento ed alimentazione, conferiscono a questo formaggio profumi e sapori unici.

Ho assaggiato vari formaggi commercializzati con il nome di casizolu, ma quello originale che ho avuto modo di degustare durante il fine settimana trascorso nel Montiferru, è davvero tutt’altra cosa.

A Santu Lussurgiu ho avuto modo di comprare un casizolu da 2,6 kg di peso, messo a stagionare in una cantina insieme ad altre decine e decine di forme: spettacolo allo stato puro! La signora che lo vende ci ha fatto accomodare a casa sua, ed aperta la porta della cantina è stato un godimento per la vista. Una volta tagliato a casa, le caratteristiche di stagionatura di questo formaggio sono state tutte evidenti. La pasta di colore giallo paglierino si è leggermente sfogliata sotto il coltello, ed i profumi di latte leggermente acidulo e di erba che ne sono scaturiti hanno gradevolmente saturato la cucina. Se volete approfondire l’argomento vi rimando alla pagina dedicata al casizolu sul sito della Fondazione Slow Food… io intanto continuo con l’assaggio!!!

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Se capitate a Santu Lussurgiu, chiedete alla gente del posto dove poter acquistare questo prodotto, o ricercate i produttori nell’apposita pagina web e vedrete che non rimarrete delusi.

Mototurismo in Sardegna: Ritorno a Carloforte

Dopo un anno e mezzo ritorno a Carloforte, ma questa volta per un weekend ed in compagnia di mia moglie Clara. Questo è secondo me il periodo migliore per visitare la cittadina e l’intera Isola di San Pietro, che in moto è capace di regalare scorci unici e variegati su un territorio così piccolo da essere coperto in una cinquantina di chilometri totali (escludendo le deviazioni sui tratti in sterrato).

Carloforte è l’unico esempio in Italia di una località che conserva dialetto, cucina ed etnia della regione diversa da quella in cui è situata. Stiamo parlando infatti di un’isola sarda con tradizioni liguri (e qualche influenza tabarkina). Questo perché nel lontano 1738, coloni liguri provenienti da Tabarka, vennero trasferiti su quest’isola, all’epoca disabitata. E da allora, i cittadini di Carloforte ancora conservano  quasi intatte le proprie origini.

Partiamo da casa subito dopo pranzo, prediligendo la più veloce e corta SP2 Pedemontana. Il vento di maestrale oggi è forte e sono costretto più volte a correggere la guida della moto. Non abbiamo problemi per l’orario dei traghetti, poiché le corse sono intervallate a distanza di un’ora (più o meno) l’una dall’altra. Giungiamo a Portovesme e compriamo i biglietti di andata e ritorno. Imbarchiamo la moto e poco dopo il traghetto leva gli ormeggi in direzione di Carloforte.

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Una traversata di 30 minuti circa e giungiamo a destinazione dove, a poche centinaia di metri dall’approdo, nel centro storico della cittadina, troviamo il B&B “A cà du paise” già prenotato nei giorni scorsi. Una doccia e si passeggia a piedi per le strette e pittoresche stradine di questo paese sardo, ma dai forti connotati liguri. Palazzine in stile Liberty si fiancheggiano alternandosi con delicati colori pastello che vanno dal verde al giallo, dal rosso al bianco. Sporadicamente si sente qualcuno parlare con accento sardo: infatti subito colpisce il dialetto genovese che è riuscito a  sopravvivere negli abitanti in tutti questi secoli. Una lastra in marmo all’ingresso dell’Ex-Me ricorda che Carloforte è stato insignito del titolo di Comune Onorario della Provincia di Genova, tanto è forte ed evidente il legame con questa regione così distante dall’isolotto di San Pietro.

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Ovviamente hanno netti connotati liguri anche la cucina ed i prodotti tipici….ed infatti non possiamo non assaggiare la farinata! Alle 18.30, minuto più minuto meno, i carlofortini si precipitano nelle rosticcerie per acquistare questo semplice ma prelibato piatto tipico, e noi non possiamo, e soprattutto non vogliamo, tirarci indietro! Due porzioni, seguite poi dal bis, ci fanno conoscere questa specialità che consiglio vivamente di assaggiare! A dire il vero l’avevamo già mangiata a Lucca (conosciuta però con il nome di Cecìna), e non vedevamo l’ora di degustarla nuovamente!

Nel frattempo il sole pian piano scompare dietro le case, ed il rosso del tramonto crea un’atmosfera fantastica, regalando al lungomare ed ai vicoletti, dei contrasti di luce unici. Un aperitivo e via, verso il ristorante “A Galaia”, provato personalmente un paio di anni prima e già recensito su questo blog. Ci sediamo al tavolo e, visto il periodo dell’anno, scelgo piatti a base di tonno (la pesca è iniziata il primo di maggio, mentre a fine mese ci sarà il famoso Girotonno 2015). Sia per me che per Clara un antipasto misto “tutto tonno“. A seguire una bistecca di tonno per me ed il delizioso Pasticcio carlofortino per Clara.

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L’aperitivo, la bottiglia di Is Argiolas ad accompagnare le pietanze, il moscatino in cui abbiamo inzuppato i biscotti tipici del luogo, i canestrelli, ed un’acquavite si fanno sentire, ma per fortuna la prossima tappa è la camera da letto del B&B!

La sveglia, come al solito, suona presto: doccia, colazione e siamo pronti per portare le ruote dell’Africa Twin sulle brevi strade dell’Isola di San Pietro.

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Girare in moto sull’Isola di San Pietro vuol dire guidare nel massimo relax: paesaggi che cambiano nel giro di pochissimi chilometri, traffico inesistente (tranne nei periodi estivi) e qualche curva che non rende mai noiosa la strada: insomma, un itinerario perfetto per il mototurismo in Sardegna…. lento ed appagante allo stesso tempo.

Prima tappa: Le Colonne. Ahimè, a seguito dell’alluvione che nel 2013 colpì la Sardegna ed in particolare la zona di Olbia, le fortissimi mareggiate abbattutesi in questi luoghi, hanno provocato il crollo di uno dei due speroni rocciosi che costituivano il monumento naturale, ma il fascino che offre la scogliera è comunque irresistibile.

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Si ritorna in sella e percorsa la strada che porta a Capo Sandalo, si incontrano prima le Bocchette, particolari formazioni caratterizzate da fori concentrici nella roccia, e poi si scende verso Cala Fico ed il suo roccioso promontorio, a ridosso del quale sono capovolte piccole barche in disuso o comunque stipate lì per l’inverno in attesa di essere portate in acqua con l’arrivo della bella stagione. Questo promontorio è anche il luogo dove è possibile avvistare il Falco della Regina e dove la Lipu ha istituito un’apposita oasi per l’osservazione.

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Prossima tappa, la vicina Capo Sandalo con il suo scenografico faro ed il promontorio a picco sul mare.

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Torniamo verso Carloforte e costeggiamo le Saline prima di attraversare nuovamente il paese e dirigerci alle antiche Tonnare. Al largo della costa,le boe bianche e rosse indicano la presenza delle reti per la pesca del tonno, caratteristica proprio in questo periodo dell’anno. Passeggiamo sui lastroni di roccia che affacciano al mare: di fronte a noi l’Isola Piana ed ancora oltre la terra di Sardegna. Le onde basse si infrangono sugli scogli ed il vento, oggi poco più forte di una brezza, ci accarezza il viso.

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Ci sono tante, tantissime altre strade (perlopiù sterrate) e sentieri da percorrere a piedi, sicuramente con una vacanza di più giorni, che consentono di scoprire le prospettive più nascoste e meno note di questa meravigliosa isola, ma a dire dei carlofortini stessi, il modo migliore per visitare l’Isola di San Pietro è farlo in barca… e credo che prima o poi faremo anche questa esperienza.

Rimaniamo sempre affascinati da questi posti così particolari e genuini, se vogliamo unici sotto certi aspetti, che ti fanno rendere conto che a volte non c’è bisogno di viaggiare così lontani per rimanere meravigliati. Alle 13.40 il traghetto ci aspetta sulla banchina, e con esso un intero corteo matrimoniale, con tanto di sposi a bordo di una vecchia Fiat 500. Vestiti di tutto punto con cravatte, giacche, tacchi a spillo e le essenze di profumi vari che quasi stonano con l’intenso odore del mare. Clara è al telefono con la sorella, io fumo una sigaretta alla ringhiera del traghetto. Questo breve ma bellissimo weekend è finito. Si torna a casa.

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Dove Dormire: B&B “A cà du paise” – Carloforte

Per trascorrere un breve weekend in moto a Carloforte e sull’Isola di San Pietro, abbiamo deciso di alloggiare presso questo bel B&B scelto sia perché il prezzo era invitante (50€ la camera doppia), sia perchè l’ottima posizione consentiva di parcheggiare la moto appena approdati e passeggiare per le stradine della cittadina senza doverla più riprendere per spostarsi.

Il B&B “A cà du paise” si trova nel centro storico di Carloforte. E’ ricavato da una vecchia costruzione completamente rimessa a nuovo. La camera a noi destinata è spaziosa, ha il frigo, il condizionatore ed un piccolo balconcino esterno che però è chiuso da una parete e non ha panorama (ma a me personalmente poco me ne frega, visto che in camera si va solo per dormire). Il bagno invece è spazioso e comprende tutti i sanitari di uso comune.

La sala per le colazioni è spaziosa, e gradevoli sono i balconcini fioriti che affacciano su via XX Settembre. Per la colazione gradisco sempre la presenza di una torta fatta in casa o croissant freschi che ahimè mancavano, al posto delle fette biscottate confezionate (ma sono preferenze personali!). Disponibile e gentile la proprietaria Silvia. Consigliato!!!

A Cà du paise
via XX Settembre 151, Carloforte
Tel.: 349 7569633  380 1052922 

Visitato nel mese di maggio 2015

Mototurismo in Sardegna: Tra le montagne della provincia di Cagliari

E venerdi scorso, complice una bellissima giornata (anche se ancora freddina per questo inizio di aprile) e una brevissima “vacanza” da lavoro, sono salito in sella alla Mula per provare il primo dei tre itinerari previsti lungo le strade della Provincia di Cagliari. Oggi attraverserò luoghi già visti decine di volte, ma che non mi lasciano mai indifferente. Si passa da un paesaggio collinare ad uno montuoso, dai boschi alla pianura, in un saliscendi armonico e tranquillo da affrontare senza stress e senza nessuna difficoltà.

Come non fissare il capoluogo di Regione come campo base? Ecco quindi che parto da Cagliari e mi immetto subito lungo la SS387 per raggiungere Dolianova, patria di un ottimo olio extravergine di oliva ed anche di molte cantine che producono interessanti etichette. Qui visito la bella chiesa di San Pantaleo risalente al XII secolo, dove si fondono gli stili romanico, gotico e persino islamico.

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Seguendo l’indicazione turistica che indica “sorgenti” lascio il paese e, percorso un lungo rettilineo, affronto un’interminabile serie di curve in salita che mi conducono fino ad un piazzale dove sono installate le fonti di acqua. Lungo l’itinerario è possibile ammirare gli scorci su Cagliari e su buona parte del Golfo degli Angeli.

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La strada prosegue prima in discesa, poi lungo vari saliscendi non molto ripidi, fino a raggiungere il piccolo paese di San Niccolo’ Gerrei. Devio in direzione di Villasalto dove è possibile visitare la miniera di Su Suergiu.

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Una serie di tornanti tra due versanti montuosi, mi consente di sbucare nuovamente sulla SS387. Costeggiando alla mia destra il fiume più lungo dell’isola, il Flumendosa, raggiungo Ballao per poi proseguire in direzione sud-ovest fino a raggiungere sulla destra l’indicazione “Castello di Sassai” che, ahimè, non sempre è visitabile.

Proseguendo raggiungo un altipiano caratterizzato dalla presenza di numerose querce da sughero, la cui forma è stata plasmata con gli anni dal forte vento di maestrale, immancabile in Sardegna e capace di modificare in maniera lenta ma inesorabile, la morfologia della vegetazione del posto. Prima di raggiungere Goni è degno di essere visitato il complesso archeologico di Pranu Mutteddu dove si ergono molti menhir, ognuno con il proprio significato.

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Proseguo verso Escalaplano, quando improvvisamente vedo un vecchietto in collina che si sbraccia e cerca di raggiungermi. Bestemmiando ed imprecando si avvicina e mi chiede se gli posso dare un passaggio ad Escalaplano che dista a circa 15 km perchè la sua macchina si è rotta in montagna. Sinceramente, vista l’età (presumo oltre i 70 anni), non avevo il coraggio di lasciarlo in mezzo ad una strada e, fregandomene del fatto che sia senza casco, lo faccio salire e con andatura lenta, ma molto lenta, lo accompagno fino in paese. Avrei voluto deviare per affacciarmi sul luogo dove è presente il Nuraghe Arrubiu (uno dei più famosi dell’isola), ma questa situazione aveva la priorità.

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Imbocco la SP53, isolata ma bellissima per i paesaggi e la natura che la circondano. Ovili sparsi lungo il territorio, greggi di pecore o mucche e vitelli che ruminano lungo la strada… da imboccare la deviazione sulla destra che indica “Sa Domu e s’Orcu“: conduce in cima al Monte Santa Vittoria a poco più di 1200 m.s.l.m., dove vi è un nuraghe ed il panorama da quel punto è indescrivibile. Sono ad una quota che mi consente di osservare a sinistra l’Altopiano della Giara dall’alto, mentre a destra il mare di Ogliastra ed i famosissimi Tacchi.

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Raggiungo il piccolo ed isolato paese montano di Esterzili per poi arrampicarci lungo una serie di tornanti e raggiungere la vecchia Casa Cantoniera sulla SS198.

Prossima tappa è Sadali, conosciuto anche come il “paese dell’acqua”. Questa è una zona ricca di luoghi turistici: dalle Domus de Janas, alle grotte, alle cascate come quella posta al centro del paese.

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La SP8 penetra all’interno dei boschi che circondano la Barbagia di Seulo. Ed è nell’omonimo paese, a confine con le Province dell’Ogliastra e di Nuoro, che fisso il “giro di boa” per questo itinerario.  Raggiungo la chiesa campestre di Santa Barbara, poco fuori l’abitato, ed imbocco la strada comunale che da Seulo mi consente di raggiungere Villanovatulo. Nonostante esiste un cartello si divieto di accesso per strada sbarrata, un anziano signore del posto mi rassicura che la strada è aperta ed asfaltata, tranne per un unico breve tratto cementato. La strada consente di attraversare il Flumendosa su un viadotto in parte crollato a causa di una frana.

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Da Villanovatulo si ammira il bellissimo panorama sul lago artificiale del Flumendosa, che con un’appropriata luce assume sfumature di azzurro fantastiche, in netto contrasto con la vegetazione che lo circonda.

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Un breve ma bellissimo tratto di SS198 mi permette di imboccare la SS128, a destra della quale raggiungo Isili con il suo nuraghe bianco Is Paras ed il lago Is Barrocus dove sorge un isolotto, in cima al quale vi è la chiesetta di San Sebastiano.

Torno indietro verso Serri dove è possibile visitare il santuario nuragico di Santa Vittoria. Dirigendomi verso Cagliari, attraverso quello che è definito il territorio della Trexenta: Mandas con la casa museo “Is Lollas de is Aiaius” (stanze dei nonni), Suelli con la Cattedrale di San Pietro ed infine Senorbì dove si può sostare per una visita e degustazione alla Cantina della Trexenta.

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La SS547 conduce a Sant’Andrea Frius e, dopo pochi chilometri ed altre belle curve, sono di nuovo all’ingresso di Dolianova. La confinante Serdiana, prima di rientrare a casa, può essere un valido motivo di sosta sia per ammirare la piccola chiesa campestre di Santa Maria di Sibiola, sia per degustare gli ottimi vini che vengono prodotti nelle vicine ed importanti cantine.

Mototurismo in Sardegna: Arcipelago di La Maddalena

Lo scorso 26 settembre, io e Clara abbiamo festeggiato il nostro 4° anniversario di matrimonio… e quale migliore occasione per trascorrere un weekend fuori casa? D’altronde sono  tornato da poco dal viaggio in Albania, in solitaria, ed avevo davvero voglia di passare un po’ di tempo con mia moglie lontano dalla “solita” vita di tutti i giorni.

Decidiamo così di andare a La Maddalena per visitare soprattutto le bellezze dell’isola di Caprera. Propongo di andarci in moto, ma lei non voleva “stressarsi” (sono donne!) e quindi decidiamo di arrivarci in automobile ma ad una condizione: avremo affittato un mezzo a due o quattro ruote off-road!

Detto, fatto. Dopo aver finito di lavorare, alle 16.30 di venerdì 26, partiamo alla volta di Olbia con la valigia già preparata il giorno precedente. Giungiamo a Palau alle 20 circa e ci imbarchiamo sul primo traghetto disponibile. 15-20 minuti di traversata e sbarchiamo a La Maddalena, dirigendoci direttamente all’Hotel Il Gabbiano, già prenotato ad un prezzo convenientissimo, per una doccia veloce e per poi recarci a cenare presso la piccola trattoria Il Ghiottone.

La camera d’albergo affaccia sul mare, ed è stato magnifico addormentarsi con la persiana leggermente alzata ed il rilassante rumore delle onde che faceva da sottofondo.

La mattina presto, dopo aver consumato un’abbondante colazione, ci rechiamo a La Maddalena con l’intento di noleggiare un quad…ma tutte le agenzie di noleggio avevano già dismesso i mezzi e siamo stati costretti a scegliere uno scooter Kymco 125… spompato, con la forcella in condizioni pietose, il contachilometri non funzionante… lo so, non saremo in sella ad una moto per visitare l’arcipelago de La Maddalena, ma è un mezzo ideale per percorrere le strette stradine di Caprera.

Lasciamo il lungomare e ci dirigiamo, percorrendo il ponte che collega le due principali isole facenti parte dell’Arcipelago, a Caprera.

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Prima tappa è Punta Rossa e successivamente la bellissima e particolare Spiaggia del Relitto, dove sono presenti i resti dello scafo in legno di una nave arenatasi a causa di un incendio scoppiato a bordo. Particolare non trascurabile è la possibilità di pulirsi la suola delle scarpe con delle spazzole lasciando la spiaggia, in modo da limitare al massimo l’impatto della presenza dell’uomo nella natura e preservare nei limiti del possibile l’arenile.

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Lasciamo la zona sud dell’isola e imbocchiamo una stradina stretta e tortuosa che ci consente di raggiungere un’altitudine tale da poter ammirare meravigliati il panorama di spiagge, insenature e piccoli isolotti tra Caprera e La Maddalena.

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Raggiungiamo il Memoriale Giuseppe Garibaldi e visitiamo prima le strutture militari da dove si gode di un panorama stupendo, poi le sale interne dove è possibile ripercorrere con video, immagini e documenti, la storia di Garibaldi.

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Questo Kymco arranca sulle salite, ha la forcella che trema se poco poco mi permetto di aumentare la velocità in discesa, la pressione delle gomme è praticamente nulla (e spero di non forare!)…insomma, una cagata! Ma per quello che dobbiamo fare, va bene così.

Arriviamo giusto in tempo per l’ultimo turno di visita mattutino alla casa di Giuseppe Garibaldi. Suggestiva, semplice, tranquilla e molto ben mantenuta. Fa sempre una certa impressione visitare  questi luoghi ed immaginare che famosi personaggi della storia calpestavano lo stesso pavimento, attraversavano le stesse stanze e godevano di una natura incredibile ed incontaminata. Per la visita, rigorosamente con una guida, non siamo soli, ed il gruppo di imbecilli non manca mai: ma ci vuole tanto ad immaginare che le suppellettili, la mobilia e ciò che fa parte di una casa-museo non può e non deve essere toccato? Vabbè, lasciamo stare ogni ulteriore commento…

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L’unico pensiero in comune tra me e Clara è quello che se solo Garibaldi avesse saputo prima che fine ha fatto l’Italia che lui tanto sognava, probabilmente si sarebbe trasferito molto, molto prima su Caprera, avrebbe fatto l’agricoltore o il pastore e se ne sarebbe fregato…

Il percorso guidato ci porta fin davanti le tombe dove riposano l’Eroe dei Due Mondi ed alcuni dei suoi figli.

E’ l’ora di pranzo e andiamo al chioschetto “I Mille” dove mangiamo due gustosi panini accompagnati da una bella birra fresca. Proseguiamo il nostro tour fino a raggiungere Cala Serena. Tante altre sarebbero le spiagge da poter visitare, ma ci vorrebbero più giorni di permanenza sull’isola, poiché molte di esse sono raggiungibili solo con escursioni a piedi, anche di qualche ora.

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Lasciamo Caprera e ritorniamo a La Maddalena per percorrere la panoramica dello Spalmatore, meno suggestiva delle strette e solitarie vie di Caprera, ma ugualmente bella.

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Facciamo il giro completo dell’isola maggiore e, raggiunta l’insenatura di Porto Massimo, torniamo indietro fino a salire sul faro della Capitaneria di Porto.

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Scendiamo verso la località Nido d’Aquila e siamo di nuovo a La Maddalena paese, giusto in tempo per riconsegnare lo scooter, farci una doccia e recarci nel centro cittadino per passeggiare tra queste belle viuzze dai palazzi vivaci in stile liberty.

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Un aperitivo in totale relax ed una pizza per cena segnano le ultime ore di permanenza in questo piccolo angolo di paradiso in Sardegna.

Sicuramente La Maddalena è stata una breve ma intensa esperienza, da ripetere magari a bordo di un gommone per visitare le altre piccole isole che fanno parte dell’arcipelago… o magari in sella alla mia Africa Twin per scoprire gli angoli più nascosti di Caprera.

 

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