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Bosnia Erzegovina 2013: 24-25.04- Da Cittadella a Livorno, ed infine il rientro a Cagliari

Uno splendido sole e l’aria mite accompagnano il risveglio di questa mattina che segna l’inizio del viaggio di rientro verso casa. Anche se il traghetto salperà alle 21 di stasera, parto da Cittadella presto sia perchè Marcello e Giulia avevano già preso i loro impegni, sia perchè volevo percorrere strade interne per raggiungere Livorno.

Faccio il pieno ed il trasferimento fino a Bologna è tranquillo e rilassante. Approfitto di questa occasione per ripassare nella mente i momenti più belli vissuti in questi ultimi giorni di viaggio: ne avrò di cose da raccontare a chiunque fosse curioso di sapere com’è andato il mio viaggio…. e soprattutto avrò materiale sufficiente per stilare dei bei resoconti delle giornate che potrà leggere chiunque si colleghi al mio blog.

E’ sulla A13 che festeggio i 50.000 km della Mula con una bella foto-ricordo: cacchio, quanta strada abbiamo fatto insieme in questi 3 anni e mezzo… e soprattutto quante esperienze ed emozioni di viaggio!

A Bologna lascio l’autostrada e decido di percorrere la famosa SP65 “Futa” che mi consentirà di valicare l’omonimo passo ed anche quello, ugualmente famoso, della Raticosa.

Devo essere sincero? E’ una strada famosa che consente di attraversare due passi famosi, ma tutta questa gloria io non ce la vedo… Se solo l’asfalto fosse migliore, sarebbe una strada sicuramente da non farsela scappare perchè comunque le curve hanno un bell’andamento, ma nelle condizioni in cui l’ho trovata è davvero pietosa!

Se poi vogliamo parlare del panorama, allora qualche scorcio interessante lo si trova, ma per il resto niente di che.

Attraverso l’appennino tosco-romagnolo e raggiungo le porte di Firenze dove, come al mio solito, combino un casino per trovare la strada giusta che mi porti lontano dalla città. Raggiungo Lastra a Signa e poi Montelupo Fiorentino. Conosco una trattoria qui vicino, ma vorrei fermarmi a pranzare da qualche altra parte. Mi immergo nelle dolci campagne toscane che, devo essere sincero, un pò mi mancano (ho vissuto 4 anni tra la provincia di Siena e quella di Grosseto), fino a raggiungere Montespertoli. Da qui, tra vigneti, casali ed abeti, raggiungo Castelfiorentino quando ormai sono superate le 13.

Vedo due signori in bicicletta davanti ad un’abitazione pronti per uscire e mi fermo per chiedere consigli su dove pranzare. Mi indicano, poco più avanti nella piazza principale, il ristorante “Da Carlo”. Mi fido e ci vado. Più che ristorante è un fast food-self service dove si scelgono le pietanze al bancone e ci si siede ai tavoli. E’ vero che si spende poco in confronto al prezzo, è anche vero che si trovano piatti tipici toscani e che comunque la scelta varia anche sulla rosticceria, ma la qualità delle pietanze non è poi così eccellente, a meno che uno non si accontenti di un “mordi e fuggi” a pranzo per poi eventualmente recuperare a cena.

La temperatura si è notevolmente alzata e dopo pranzo mi avvio in direzione di Livorno. Sono parecchio in anticipo rispetto all’orario di partenza, così faccio qualche passo nel centro cittadino e ne approfitto per comprare una vaschetta di fragole e una confezione di kinder fetta a latte (mi piacciono da morire!) per cena. Imbarco la moto ed un addetto alle manovre mi chiede se faccio parte di quel gruppo di motociclisti che stavano aspettando. Rispondo che io viaggio in solitaria e per curiosità chiedo maggiori informazioni: c’è un raduno a Orosei per questo ponte del 25 aprile ed è previsto l’arrivo di oltre 100 moto!!!

Prima della partenza infatti, il ponte di riempie si gente con tute e caschi: io rientro, loro partono.

Le ultime ore della giornata volano in compagnia del casino di gente che c’è nei bar e nelle altre sale del traghetto. Riesco comunque a dormire tranquillamente sulla stessa poltroncina che avevo occupato all’andata e la mattina la Sardegna ci accoglie con nuvoloni neri ed un forte vento che aumenta di intensità man mano che il traghetto si avvicina alla costa.

Quando scendo al ponte garage per lo sbarco, la Mula è circontata da un centinaio di moto, prettamente BMW R 1200 GS Adv., ma non mancano Multistrada, Transalp, R1200RT, F800 e molte altre. Prima di uscire dalla pancia della Mega Express attendo circa mezz’ora. Lascio Golfo Aranci con qualche goccia di acqua che bagna la visiera e la moto. Il cielo è nero ed il vento forte. Faccio il pieno carburante e mi dirigo subito in direzione Cagliari, arrivo ad Abbasanta e, scendendo verso sud, il vento proveniente da sud-est è di una forza assurda, tant’è che per contrastare le scuotimento del casco ho le spalle ed il collo che mi fanno davvero male. La moto viaggia obliqua e le raffiche improvvise la fanno spostare pericolosamente da una corsia all’altra.

Finalmente sono a Quartu Sant’Elena, pieno di gioia per il viaggio che ho affrontato e perchè tra poco rivedrò nuovamente Clara. Il contachilometri indica 3800km di emozioni, ricordi, esperienze, riflessioni. Giro alla rotonda della Basilica di Sant’Elena, un rettilineo, giro a destra, poi a sinistra. Supero lo stop ed ancora a sinistra sgasando anzichè suonare il clacson. Sono sotto casa, ruoto la chiave nel quadro ed il borbottio del quattro cilindri si ammutolisce improvvisamente. Un sottile sibilo ed i ticchettii provenienti dal motore sembrano un ansimare della Mula che finalmente può godersi il meritato riposo.

Mia moglie si affaccia accogliendomi felice… con quel suo sorriso che tanto mi mancava…


Visualizza Cittadella-Livorno in una mappa di dimensioni maggiori

 

Imbarcare la moto sul traghetto: Istruzioni per l’uso

Giorni fa mi è stato suggerito dal blog Io e Amelia di scrivere un post relativo ai consigli per imbarcare una moto sul traghetto.
In effetti non ci avevo mai pensato perchè, vivendo ormai da 10 anni in Sardegna, per me è normale raggiungere “il continente” via mare… e per forza di cose sono costretto ogni volta ad imbarcare la Mula per la traversata.
Partiamo quindi dall’acquisto del biglietto: a differenza delle autovetture, la voce “veicolo al seguito” non prevede opzioni perchè una moto è una moto. L’autovettura infatti, può trasportare bici sul tetto, installare bauli che spesso e volentieri riescono a far superare il limite massimo previsto (circa 180 cm) di altezza del veicolo e così far scattare la tariffa successiva. L’unica accortezza da seguire è quella di riportare il numero di targa esatto ed eventualmente la fascia di cilindrata se richiesta.
Arriviamo alla banchina e per noi motociclisti spesso ci assembrano in una corsia riservata o quanto meno ci radunano per l’imbarco in un luogo in disparte: il vantaggio è quello di potersi imbarcare prima degli altri mezzi e, soprattutto per chi non ha preso la cabina, possiamo scegliere subito quali posti occupare sui ponti. Credetemi, specie in estate, vuol dire tanto!
Mi raccomando, quello che vi sto per dire è questione di civiltà, rispetto, senso civico e sicurezza personale: mentre imbarcate indossate sempre il casco! Alcuni ufficiali responsabili riprendono (giustamente) il biker che imbarca senza casco, quindi onde evitare anche brutte figure (perchè con il casino che c’è durante quest’operazione, chiunque grida) indossate il casco quando sul pontile si grida “LE MOTO!” per l’imbarco.
Prima di imbarcare attrezzatevi a dovere, perchè durante la traversata non c’è possibilità di scendere nei garage. Utilizzate la borsa serbatoio per porre tutto ciò che vi serve per il viaggio. Se la traversata è in notturna, non dimenticate un asciugamani, spazzolino, dentifricio e sapone… e poi caricabatterie per cellulare, fotocamera (o videocamera), spuntini per chi è goloso come me, un bel libro da leggere e se siete in compagnia un mazzo di carte o qualsiasi altra cosa può aiutarvi a far trascorrere il tempo.
Sembra banale, ma quando salite sul ponte prestate attenzione. Ci sono alcune regole non scritte che bisogna seguire:

  • il dislivello del ponte di imbarco sulla banchina può provocare, per le moto con poca luce al suolo, lo  strisciamento dei collettori o delle plastiche della carena, quindi affrontatelo salendo non perpendicolarmente ma in obliquo;
  • la superficie del ponte di imbarco accumula salsedine di mare, olii e grassi di vetture, quindi è scivolosissima al pari, se non peggio, delle strisce bianche bagnate!
  • il fondo del ponte di imbarco presenta gradini antiscivolo (badare bene che sono idonei più per autovetture e mezzi pesanti che non per moto) e una specie di “funghi”, in genere evidenziati con colore giallo, che servono per fissare le catene di blocco per i camion;
  • seguite le indicazioni fornite dal personale di bordo, perchè saranno loro a guidarvi verso il punto di parcheggio.

Le moto in genere vengono fissate dal personale di bordo, ma conviene sempre chiedere prima di salire alle poltrone. In ogni caso, come faccio io, la lego direttamente senza dire niente. Ai pilastri in acciaio della struttura portante della nave, sono poste delle funi che servono per legare la moto. Essa va parcheggiata in modo che il cavalletto laterale risulti sul lato della fiancata e l’asse in corrispondenza delle pedaline, si deve trovare in direzione del pilastro dove è legata la fune. Inseriamo la marcia (alcuni legano una fascetta in plastica al freno anteriore per essere più sicuri) e innestiamo il bloccasterzo, sempre con la ruota rivolta alla fiancata della nave.
Passiamo la fune sopra il sedile e leghiamola in modo teso alla pedalina corrispondente al freno posteriore (in pratica quella opposta al cavalletto). Alcuni portano con loro un cavo di traino da utilizzare al posto delle funi ed uno straccio da mettere sulla superficie dove passa la fune sul sedile in modo da non lasciare segni.
A questo punto assicuriamoci che tutte le borse siano chiuse a chiave (a me non è mai successo che abbiano rubato qualcosa, ma non si può mai sapere) e possiamo finalmente salire ai ponti!
Se avete preso la cabina non avrete problemi per dormire, ma se viaggiate con la tariffa “passaggio ponte” allora assicuratevi il posto migliore per dormire: le poltrone del bar o, per chi è già accessoriato in modalità camping, non c’è niente di più bello che dormire all’esterno con sacco a pelo e materassino!

Nello scendere dal traghetto a traversata conclusa , adottate le stesse accortezze avute nel salire e state attenti alle vetture, perchè l’euforia della vacanza provoca disattenzione nelle manovre.
E’ vero che spesso le traversate in mare possono risultare frustranti, ma ogni volta che devo partire in moto, salire sul traghetto e viaggiare verso la mèta mi permette di metabolizzare in modo graduale le sensazioni che provo quando inizio un viaggio. C’è sempre il timore che abbia dimenticato qualcosa a casa, ma poi lascio perdere e penso solo alle bellissime esperienze che andrò ad affrontare di lì a poco.