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Dove Mangiare: Ippoturismo La Fattoria del Conte

Durante l’itinerario in moto lungo le strade delle Dolomiti Lucane, sono arrivato a Campomaggiore all’ora di pranzo e mi sono fermato in questo ristorante per mangiare.

I locali sono arredati in modo molto semplice, quasi casalingo, come casalinga (e molto buona) è anche la cucina. Tra le varie proposte ho scelto le orecchiette con funghi porcini e tartufo nero (tipico di queste zone) saporite ed abbondanti, ma ero combattuto anche sull’altro piatto proposto: orecchiette con peperone crusco e ricotta salata di pecora. Successivamente, anche grazie al consiglio di chi mi ha servito al tavolo, ho preso un antipasto misto della casa, dove ho apprezzato moltissimo le patate con il peperone crusco, mentre gli affettati non sembravano fatti in casa. Per finire una fetta di torta ricotta e pistacchio prodotta da una pasticceria di Salerno, molto buona!

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Il tutto accompagnato da un quartino di vino della casa, per l’abbordabilissima cifra di 16€, caffè compreso….cosa avrei potuto chiedere di meglio???? Personale gentile e molto alla mano, cucina casalinga, prezzi modici. Sicuramente da provare!

Visitato nel mese di luglio 2016

Ippoturismo La Fattoria del Conte
C.da S.Antonio, Campomaggiore
3479115608

Mototurismo in Sardegna: In moto attraversando la Costa Verde, Cabras ed il Montiferru

Terminata questa torrida (e quasi insopportabile, non solo dal punto di vista meteorologico) estate e soprattutto essendo ormai Clara guarita dalla frattura al malleolo, abbiamo approfittato del lungo fine settimana del 1° novembre per trascorrere qualche giorno in moto, in sella alla nostra Zingara, sulle strade della Sardegna. Era parecchio tempo che adocchiavo l’area centro-occidentale dell’isola, sia per la bellezza dei suoi paesaggi, sia per le particolari specialità enogastronomiche che si possono apprezzare. Abbiamo deciso così di puntare proprio su questa zona per staccare un po’ dalla routine quotidiana e rilassarci qualche giorno lontano da casa.

Partiamo venerdì mattina con molta calma, dopo aver consumato la colazione a casa, imboccando inizialmente la SS131 fino all’altezza di San Gavino Monreale dove decidiamo di goderci le panoramiche e tranquille strade interne. Costeggiando i campi di zafferano, puntiamo verso Montevecchio per poter attraversare i vecchi stabilimenti minerari.

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La tortuosa SP65 ci consente di passare sotto il Monte Arcuentu, circondato dalla vegetazione tipica delle montagne sarde, dove in questo periodo è il coloratissimo corbezzolo a farla da padrone. Alla nostra sinistra si aprono bellissimi scorci panoramici sul mare dal colore azzurro intenso che bagna la selvaggia Costa Verde. Scendiamo di quota fino a raggiungere Torre dei Corsari, con la sua bellissima spiaggia di alte dune dal profondo colore ocra che in questo periodo, essendo completamente deserta, mostra in pieno tutto il suo splendore… la tentazione di portare le ruote dell’Africa Twin sulla sabbia è forte (anche se sono consapevole di non essere capace a guidare in queste condizioni), ma è più forte ancora la consapevolezza di deturpare un paesaggio paradisiaco.

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Pochi chilometri ancora e, attraversato lo stretto ponte in cemento a livello del mare, siamo a Marceddì, il piccolo borgo di pescatori che affaccia sulla piccola insenatura a sud del Golfo di Oristano. Strade diritte ereditate dalle bonifiche dei terreni portate avanti in queste zone in epoca fascista ci portano ad Arborea, fondata con il nome di Villaggio Mussolini prima e successivamente come Mussolinia di Sardegna in onore del Duce. In questa cittadina sono evidenti i particolari edifici risalenti all’epoca fascista (tra cui il Municipio ed alte strutture edificate lungo la via principale e l’adiacente piazza) e gli anziani che ancora parlano il dialetto veneto, ereditato dai primi cittadini emigrati.

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Attraversiamo Oristano e proseguiamo per Cabras, patria della produzione della bottarga di muggine… ovviamente il souvenir gastronomico non poteva mancare nelle nostre valigie! E’ ora di pranzo e decidiamo di fare una sosta prima di riprendere la strada. Ci fermiamo alla Trattoria da Attilio “in paese” per degustare buoni ed abbondanti piatti a base di pesce.

Risaliamo in sella ed il sole sembra giocare a nascondino con le nuvole spinte da un moderato vento proveniente da nord-est. Attraversiamo prima Riola Sardo e poi Narbolia. Ricominciano le curve tortuose, strette e bellissime fino giungere a Seneghe dove i prati verdi sono occupati da bellissimi esemplari di Bue Rosso del Montiferru, una particolare razza di bue sardo-modicana la cui carne è uno dei Presidi Slow Food del territorio. Questo bellissimo animale regala delle carni succose e saporitissime, mentre dal suo latte si produce il raro e prelibato casizolu.

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Altri pochi chilometri di curve e paesaggi bellissimi e giungiamo a Santu Lussurgiu, tappa finale di questa prima, meravigliosa giornata.

 

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Il paese che rientra tra i Borghi Autentici d’Italia è sviluppato lungo un versante montuoso e proprio grazie alla sua posizione, tra le case si creano viuzze, vicoli e stradine strette dove passeggiare e perdersi, scoprendo ogni volta angoli suggestivi e sempre diversi. Abbiamo alloggiato nel bellissimo Albergo Diffuso Antica Dimora del Gruccione. Parcheggiata la moto nel cortile interno della struttura, siamo usciti a piedi passeggiando nel paese. Due erano gli obiettivi (ovviamente gastronomici) principali di questa visita: l’Abbardente ed il Casizolu. La visita alle Distillerie Lussurgesi ci consente di assaggiare vari tipi di acquavite e liquori aromatizzati, oltre ai buonissimi cioccolatini alla crema di mirto o di abbardente. Dietro il bancone dedicato alla rivendita dei prodotti sono in bella mostra gli alambicchi in rame dove vengono distillate le vinacce o il vino.

Rientrati in paese chiediamo alla proprietaria dell’albergo diffuso dove poter acquistare il casizolu: ci accompagna da una sua amica che lo produce in casa e che ci fa entrare nella cantina dove appesi al soffitto c’erano decine e decine di forme di questo prelibatissimo e raro formaggio. Manco a dirlo, una bella forma da 2,6 kg è destinata ad occupare uno spazio nelle nostre valigie in alluminio.

Nel frattempo il sole è prossimo al tramonto e due anziane signore ci sorridono e ci consigliano di ammirare il panorama del paese dalla vicina piazza dove si erge una statua del Cristo. Godiamo dei colori arancione e giallo con i quali si dipingono le pareti delle case e le rocce delle montagne che circondano Santu Lussurgiu.

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Soffia un vento forte e freddo che non ci fa dimenticare di essere in pieno autunno. Gli ultimi passi prima di rientrare in albergo vengono fatti sotto le tenute luci artificiali arancioni dei lampioni lungo le vie che prendono il sopravvento sul crepuscolo.

La squisita e particolare cena a base di prodotti del territorio è l’epilogo di questa meravigliosa e coinvolgente giornata… in attesa che spunti l’alba… altri chilometri ci attendono…

Dove Mangiare e Dove Dormire: Antica Dimora del Gruccione – Santu Lussurgiu

Per questo lungo weekend “dei morti” (o dei santi, come meglio preferite) trascorso in moto sulle strade del Montiferru e della Planargia (sub-regioni della zona centro-occidentale della Sardegna), abbiano scelto l’Antica Dimora del Gruccione, un Albergo Diffuso posto lungo una delle piccole e tranquille stradine di Santu Lussurgiu, dove il relax ed i prodotti tipici del territorio la fanno da padrone.

L’intera struttura è un’antica casa con ampi spazi sia negli alloggi che nel cortile interno, ricco di verde ed oggetti che contribuiscono ad esaltarne la bellezza ed il senso di quiete.

Al piano superiore gli ambienti bellissimi conservano ancora il pavimento storico e l’antica cucina a legna.

Facilmente rintracciabile seguendo le indicazioni, al nostro arrivo ci accoglie Lucilla (spero di non aver sbagliato nome!) una delle figlie della signora Gabriella, la padrona di casa, che ci consente di parcheggiare la moto nel cortile.

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L’appartamento che ci viene assegnato è ampio e comprende due bagni, un soggiorno, una cucina ed una camera da letto. Tutti gli ambienti sono spaziosi, graziosamente arredati, puliti e ben riscaldati. Anche l’arredamento è in linea con lo stile della struttura, anche se qualche piccolo particolare potrebbe essere maggiormente curato (come alcuni accessori del bagno in plastica bianca che stonano un pochino….ma questa piccola critica c’è se proprio si vuole essere pignoli….).

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Se volete, la signora Gabriella può consigliarvi su dove acquistare i prodotti tipici del territorio o l’artigianato locale, infatti è proprio grazie a lei che siamo riusciti a trovare il raro casizolu!

All’atto della prenotazione avevamo deciso di trattenerci per la cena, visto che la Dimora del Gruccione è anche Sede Didattica della “Università di Scienze Gastronomiche” di Pollenzo e Colorno. Ebbene: è stata una scelta più che azzeccata!

Sono sincero: su un noto sito di valutazione dei ristoranti, avevo letto pareri discordanti sulla cucina della struttura, in particolar modo rivolti alle porzioni. Se pensate di fare un’abbuffata simil-agriturismo, cambiate posto. Spesso si pensa che mangiare bene è sinonimo di mangiare molto… ma mangiare bene vuol dire invece poter gustare ed apprezzare tutti i piatti, dall’antipasto al dolce, senza arrivare mai oltre il limite di sazietà e soprattutto senza che venga sprecato nulla. Se invece volete assaggiare una cucina comunque gustosa, dalle giuste porzioni e che utilizza prodotti del territorio, allora siete nel posto giusto! A testa il menu prevede due antipasti, un primo, un secondo, un dolce, ai quali abbiamo aggiunto una bottiglia di rosso “Montiprama”, una IGT Valle del Tirso, e due calici di Pontis, una Vernaccia da dessert delle cantine Contini. A servirci al tavolo la stessa Lucilla ed a fine serata abbiamo molto gradito la visita dello chef che si è sincerato della qualità dei piatti.

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Altro punto forte dell’Albergo Diffuso è la colazione: c’è l’imbarazzo della scelta tra dolci, crostate, marmellate fatte in casa, pecorini e casizolu, latte, yogurt e quant’altro!

I prezzi a persona applicati sono quelli a “stagione unica”: 45€ per la formula B&B o 75€ per pernotto, cena (vini esclusi) e colazione. A mio parere un buon rapporto qualità/prezzo, sia per quanto riguarda l’ospitalità che per il ristorante.

Antica Dimora del Gruccione
E-Mail: info@anticadimora.com
Indirizzo: 
Via Michele Obinu, 31 09075 Santu Lussurgiu (OR)
Telefono: +39 (0) 783 552035  +39 (0) 783 550300
Fax: +39 (0) 783 552036

Dove Acquistare: Distillerie Lussurgesi – Santu Lussurgiu (OR)

In Sardegna è antica la tradizione di distillare le vinacce, dalle quali si ottiene il famoso “filu e ferru”, il cui nome deriva dall’antica usanza (leggenda o realtà?) di sotterrare le bottiglie appena prodotte identificandone la posizione mediante un fil di ferro legato al loro collo… ma quando si parla di abbardente, allora bisogna aprire un capitolo a parte. L’abbardente infatti è un distillato di vino e non di vinacce.

Le Distillerie Lussurgesi si trovano nel caratteristico borgo di Santu Lussurgiu, a pochi passi dalla strada principale. Appena si giunge nel cortile del piccolo stabilimento, già si notano botti in legno, bottiglie ed altro materiale per la lavorazione dei distillati e liquori. Entriamo nel punto vendita, piccolo ma ben allestito con tanto di mobiletti sui quali sono esposti tutti i prodotti dell’azienda: liquori aromatizzati, brandy sardo, i vari tipi di abbardente (secca, affinata ed aromatizzata), ed i gustosi cioccolatini: i “Lussurgesi” al gusto di abbardente o di liquore di mirto, dall’intenso aroma di cioccolato fondente ben bilanciato dalle note dolci del ripieno.

Dietro il bancone, sono in bella mostra gli alambicchi in rame utilizzati per la distillazione. Ovviamente, prima di ogni acquisto, è possibile assaggiare i vari prodotti: tra liquori aromatizzati, cioccolatini ed abbardente, c’è solo l’imbarazzo della scelta. E per Natale, è in commercio anche un panettone farcito con uvetta e crema di cioccolato all’abbardente… non l’ho assaggiato, ma a detta del ragazzo che ci ha seguito nella vendita, deve essere spettacolare!

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Noi abbiamo acquistato una bottiglia di abbardente “Creccu” affinata in botti di rovere, due confezioni di cioccolatini “Lussurgesi”, ed una bottiglia di liquore all’elicriso.

Per concludere, chi passa per Santu Lussurgiu, non può non visitare questa famosa e storica distilleria.

Distillerie Lussurgesi di Carlo Pische
via delle Sorgenti, 14
09075 Santu Lussurgiu (OR)
Tel.: 0783552037
Sito web

Dove Mangiare: Trattoria Da Attilio in Paese – Cabras

Cabras: un piccolo paese situato lungo le sponde dell’omonimo Stagno, sulla costa centro-occidentale della Sardegna, famoso per la produzione della bottarga di muggine. E’ al centro del paese e nei suoi dintorni che per una sosta culinaria c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ittiturismi, ristoranti e trattorie sono praticamente ovunque ed in linea di massima la qualità dei piatti offerti è molto, ma molto buona.

Provenendo dalla Costa Verde, è qui che sia io che Clara abbiamo deciso di fermarci per pranzo. Anni fa avevo già mangiato in quello che allora si chiamava “Blog Bar” e che oggi vedo avere un’altra insegna: “Da Attilio in paese”. Entriamo e chiediamo un tavolo, scegliendo come menu quello riportato sulla lavagna esterna, proposto come “menu del giorno”. Primo punto positivo è il fatto di vedere molta gente del posto, lavoratori in pausa pranzo e non, seduta ai tavoli. Ci accomodiamo ed il cameriere non ci fa attendere per le ordinazioni. Ai due menu, facciamo aggiungere anche una porzione di bottarga di muggine come antipasto, che ci viene servita in porzione più che sufficiente a soddisfare il palato, accompagnata con del sedano fresco.

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Arriva il primo: uno spaghetto con un sugo di cozze e pecorino molto abbondante e saporito, tanto che non siamo riusciti a finirlo!

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Come secondo una parmigiana di gattuccio di mare, particolare, gustosa e finalmente diversa dal solito (generalmente qui in Sardegna con il gattuccio viene preparata la Burrida). Il tutto accompagnato da mezzo litro di vino della casa, per un conto dal rapporto qualità/prezzo più che ottimo!

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E’ una trattoria e non aspettatevi piatti elaborati, rivisitati e serviti con le decorazioni…ma per una pausa pranzo concreta e molto soddisfacente, lo consiglio vivamente!

Promosso a pieni voti, sia per la bontà del cibo che per la gentilezza del personale di sala.

Visitato nel mese di ottobre 2015.

Bar Trattoria da Attilio “in paese”
Corso Italia, 34 – Cabras (OR)
Cell.: 3483686293

Prodotti e piatti tipici: Bottarga di muggine

La bottarga di muggine è uno dei prodotti tipici e più prelibati che si possono trovare qui in Sardegna. Essa viene prodotta praticamente ovunque, ma quella più famosa ed apprezzata è la bottarga di Cabras.

La bottarga non è altro che l’ovario del muggine (le gonadi) che viene asportato dal ventre del pesce, salato ed essiccato con procedimenti dettati dalla tradizione. Ogni baffa (è così che viene chiamata la pezzatura) si presenta di un colore ambrato e dal forte sapore, il cui peso è generalmente 200-300g (attualmente il prezzo è di circa 120€ il kg).

In cucina è molto apprezzata sia per la preparazione di antipasti (l’abbinamento bottarga e carciofi freschi è molto comune) che come complemento di primi piatti (il piatto più famoso sono ad esempio gli spaghetti con arselle e bottarga).

A Cabras ci sono molti stabilimenti che producono bottarga ma anche altri derivati del pesce conservato come musciame, filetti affumicati e non ed altro ancora.

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Prodotti e Piatti Tipici: Casizolu

Sono qui a parlare di uno dei più prelibati (e rari) prodotti tipici della Sardegna, le cui tecniche di lavorazione seguono un apposito e rigido disciplinare, essendo esso un Presidio Slow Food.

Spesso si confonde la più comune “peretta” dal vero casizolu che, pur avendo una forma simile, la materia prima con il quale viene prodotto è completamente differente: per il casizolu si utilizza il latte della razza bovina sardo-modicana o della bruno-sarda, che grazie alla tipologia di allevamento ed alimentazione, conferiscono a questo formaggio profumi e sapori unici.

Ho assaggiato vari formaggi commercializzati con il nome di casizolu, ma quello originale che ho avuto modo di degustare durante il fine settimana trascorso nel Montiferru, è davvero tutt’altra cosa.

A Santu Lussurgiu ho avuto modo di comprare un casizolu da 2,6 kg di peso, messo a stagionare in una cantina insieme ad altre decine e decine di forme: spettacolo allo stato puro! La signora che lo vende ci ha fatto accomodare a casa sua, ed aperta la porta della cantina è stato un godimento per la vista. Una volta tagliato a casa, le caratteristiche di stagionatura di questo formaggio sono state tutte evidenti. La pasta di colore giallo paglierino si è leggermente sfogliata sotto il coltello, ed i profumi di latte leggermente acidulo e di erba che ne sono scaturiti hanno gradevolmente saturato la cucina. Se volete approfondire l’argomento vi rimando alla pagina dedicata al casizolu sul sito della Fondazione Slow Food… io intanto continuo con l’assaggio!!!

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Se capitate a Santu Lussurgiu, chiedete alla gente del posto dove poter acquistare questo prodotto, o ricercate i produttori nell’apposita pagina web e vedrete che non rimarrete delusi.

Mototurismo in Sardegna: Ritorno a Carloforte

Dopo un anno e mezzo ritorno a Carloforte, ma questa volta per un weekend ed in compagnia di mia moglie Clara. Questo è secondo me il periodo migliore per visitare la cittadina e l’intera Isola di San Pietro, che in moto è capace di regalare scorci unici e variegati su un territorio così piccolo da essere coperto in una cinquantina di chilometri totali (escludendo le deviazioni sui tratti in sterrato).

Carloforte è l’unico esempio in Italia di una località che conserva dialetto, cucina ed etnia della regione diversa da quella in cui è situata. Stiamo parlando infatti di un’isola sarda con tradizioni liguri (e qualche influenza tabarkina). Questo perché nel lontano 1738, coloni liguri provenienti da Tabarka, vennero trasferiti su quest’isola, all’epoca disabitata. E da allora, i cittadini di Carloforte ancora conservano  quasi intatte le proprie origini.

Partiamo da casa subito dopo pranzo, prediligendo la più veloce e corta SP2 Pedemontana. Il vento di maestrale oggi è forte e sono costretto più volte a correggere la guida della moto. Non abbiamo problemi per l’orario dei traghetti, poiché le corse sono intervallate a distanza di un’ora (più o meno) l’una dall’altra. Giungiamo a Portovesme e compriamo i biglietti di andata e ritorno. Imbarchiamo la moto e poco dopo il traghetto leva gli ormeggi in direzione di Carloforte.

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Una traversata di 30 minuti circa e giungiamo a destinazione dove, a poche centinaia di metri dall’approdo, nel centro storico della cittadina, troviamo il B&B “A cà du paise” già prenotato nei giorni scorsi. Una doccia e si passeggia a piedi per le strette e pittoresche stradine di questo paese sardo, ma dai forti connotati liguri. Palazzine in stile Liberty si fiancheggiano alternandosi con delicati colori pastello che vanno dal verde al giallo, dal rosso al bianco. Sporadicamente si sente qualcuno parlare con accento sardo: infatti subito colpisce il dialetto genovese che è riuscito a  sopravvivere negli abitanti in tutti questi secoli. Una lastra in marmo all’ingresso dell’Ex-Me ricorda che Carloforte è stato insignito del titolo di Comune Onorario della Provincia di Genova, tanto è forte ed evidente il legame con questa regione così distante dall’isolotto di San Pietro.

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Ovviamente hanno netti connotati liguri anche la cucina ed i prodotti tipici….ed infatti non possiamo non assaggiare la farinata! Alle 18.30, minuto più minuto meno, i carlofortini si precipitano nelle rosticcerie per acquistare questo semplice ma prelibato piatto tipico, e noi non possiamo, e soprattutto non vogliamo, tirarci indietro! Due porzioni, seguite poi dal bis, ci fanno conoscere questa specialità che consiglio vivamente di assaggiare! A dire il vero l’avevamo già mangiata a Lucca (conosciuta però con il nome di Cecìna), e non vedevamo l’ora di degustarla nuovamente!

Nel frattempo il sole pian piano scompare dietro le case, ed il rosso del tramonto crea un’atmosfera fantastica, regalando al lungomare ed ai vicoletti, dei contrasti di luce unici. Un aperitivo e via, verso il ristorante “A Galaia”, provato personalmente un paio di anni prima e già recensito su questo blog. Ci sediamo al tavolo e, visto il periodo dell’anno, scelgo piatti a base di tonno (la pesca è iniziata il primo di maggio, mentre a fine mese ci sarà il famoso Girotonno 2015). Sia per me che per Clara un antipasto misto “tutto tonno“. A seguire una bistecca di tonno per me ed il delizioso Pasticcio carlofortino per Clara.

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L’aperitivo, la bottiglia di Is Argiolas ad accompagnare le pietanze, il moscatino in cui abbiamo inzuppato i biscotti tipici del luogo, i canestrelli, ed un’acquavite si fanno sentire, ma per fortuna la prossima tappa è la camera da letto del B&B!

La sveglia, come al solito, suona presto: doccia, colazione e siamo pronti per portare le ruote dell’Africa Twin sulle brevi strade dell’Isola di San Pietro.

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Girare in moto sull’Isola di San Pietro vuol dire guidare nel massimo relax: paesaggi che cambiano nel giro di pochissimi chilometri, traffico inesistente (tranne nei periodi estivi) e qualche curva che non rende mai noiosa la strada: insomma, un itinerario perfetto per il mototurismo in Sardegna…. lento ed appagante allo stesso tempo.

Prima tappa: Le Colonne. Ahimè, a seguito dell’alluvione che nel 2013 colpì la Sardegna ed in particolare la zona di Olbia, le fortissimi mareggiate abbattutesi in questi luoghi, hanno provocato il crollo di uno dei due speroni rocciosi che costituivano il monumento naturale, ma il fascino che offre la scogliera è comunque irresistibile.

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Si ritorna in sella e percorsa la strada che porta a Capo Sandalo, si incontrano prima le Bocchette, particolari formazioni caratterizzate da fori concentrici nella roccia, e poi si scende verso Cala Fico ed il suo roccioso promontorio, a ridosso del quale sono capovolte piccole barche in disuso o comunque stipate lì per l’inverno in attesa di essere portate in acqua con l’arrivo della bella stagione. Questo promontorio è anche il luogo dove è possibile avvistare il Falco della Regina e dove la Lipu ha istituito un’apposita oasi per l’osservazione.

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Prossima tappa, la vicina Capo Sandalo con il suo scenografico faro ed il promontorio a picco sul mare.

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Torniamo verso Carloforte e costeggiamo le Saline prima di attraversare nuovamente il paese e dirigerci alle antiche Tonnare. Al largo della costa,le boe bianche e rosse indicano la presenza delle reti per la pesca del tonno, caratteristica proprio in questo periodo dell’anno. Passeggiamo sui lastroni di roccia che affacciano al mare: di fronte a noi l’Isola Piana ed ancora oltre la terra di Sardegna. Le onde basse si infrangono sugli scogli ed il vento, oggi poco più forte di una brezza, ci accarezza il viso.

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Ci sono tante, tantissime altre strade (perlopiù sterrate) e sentieri da percorrere a piedi, sicuramente con una vacanza di più giorni, che consentono di scoprire le prospettive più nascoste e meno note di questa meravigliosa isola, ma a dire dei carlofortini stessi, il modo migliore per visitare l’Isola di San Pietro è farlo in barca… e credo che prima o poi faremo anche questa esperienza.

Rimaniamo sempre affascinati da questi posti così particolari e genuini, se vogliamo unici sotto certi aspetti, che ti fanno rendere conto che a volte non c’è bisogno di viaggiare così lontani per rimanere meravigliati. Alle 13.40 il traghetto ci aspetta sulla banchina, e con esso un intero corteo matrimoniale, con tanto di sposi a bordo di una vecchia Fiat 500. Vestiti di tutto punto con cravatte, giacche, tacchi a spillo e le essenze di profumi vari che quasi stonano con l’intenso odore del mare. Clara è al telefono con la sorella, io fumo una sigaretta alla ringhiera del traghetto. Questo breve ma bellissimo weekend è finito. Si torna a casa.

Per tutta la galleria fotografica, clicca qui sulla pagina Facebook di GirandoInMoto.

Dove Mangiare: Ristorante “A Galaia” – Carloforte (CI)

In uno degli stretti e perpendicolari vicoli di Carloforte, dove si affacciano case dai rilassanti colori pastello, sorge il ristorante “A Galaia” che già avevo sentito nominare e che, devo ammettere, le recensioni lette sul famoso Tripadvisor, mi hanno fatto scegliere come tappa per il pranzo. Lo stretto accesso dove prende posto il bacone con la cassa, mi conduce subito nella sala le sui pareti sono dipinte di bianco, mentre il soffitto mostra le travi in legno di color celeste pastello. Tutt’intorno, fotografie che riprendono scorci di Carloforte e vari paesaggi dell’Isola di San Pietro.

Il menu propone piatti tipici dell’isolotto, ma comunque non mancano anche alcune specialità sarde. Dimenticavo di dire (ma questo lo terrò a mente nel prossimo resoconto dell’itinerario) che Carloforte, è si in Sardegna, ma essendo stata una colonia di esiliati genovesi, ha parecchie influenze di questa regione che, come è ovvio immaginare, non mancano nei piatti tipici.

Punto sui piatti a base di tonno, nonostante il fermo biologico della pesca a questa specie ittica, e per antipasto non può quindi mancare la caponata di tonno, molto gustosa ed abbondante, dove il tonno al palato sembrava non essere cotto in padella, bensì messo sottosale o comunque con un procedimento simile.

Per primo, non avendolo mai assaggiato, scelgo il pasticcio alla carlofortina, in pratica un mix di paste artigianali con tonno, pesto e pomodoro: saporito e gradevole.

Termino con un dolce tipico: il canestrello accompagnato con moscato. Infine caffè e mirto.

Che dire: tanti sono i ristoranti presenti a Carloforte e nei dintorni, alcuni tanto rinomati quanto cari, altri più turistici ed altri ancora, come “A Galaia” che consiglio vivamente di provare. Innanzitutto perché ho mangiato molto bene, le porzioni sono abbondanti, il conto finale di 25€ proporzionato al servizio ed al cibo, e particolare da non trascurare, la restante clientela era tutta del luogo! Dimenticavo: il servizio al tavolo è stato gentile, veloce e sempre con il sorriso.

Ristorante “A Galaia”
via Don Nicolò Segni, 36 – Carloforte
Tel.: 0781854081 – 0781872152

Visitato nel mese di dicembre 2013

Aggiornamento!!!

Sono ritornato in questo ristorante anche nel mese di maggio 2015 insieme a mia moglie: confermo l’ottima qualità e le porzioni più che sufficienti delle pietanze. Questa volta abbiamo preso, essendo il periodo ideale, il piatto “tutto tonno” per due persone, mia moglie il Pasticcio alla carlofortina, mentre io una bistecca di tonno alla griglia.DSC_0061

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Visitato anche nel mese di maggio 2015

Dove Acquistare: Larderia “La Marmifera” – Colonnata

Tra le strette e profumatissime viuzze di Colonnata, nasce questo piccolo laboratorio di produzione del Lardo di Colonnata I.G.P..

Il padre della proprietaria, produttore e cultore di questa specialità locale, è pronto ad accogliere il visitatore nel suo piccolo laboratorio, dove spiegherà tutti i processi che intervengono nella produzione del famoso lardo.

Oltre alla specialità tipica, è possibile acquistare anche altri salumi, i cioccolatini al Lardo di Colonnata ed i souvenirs prodotti con polvere di marmo, esposti in una piccola vetrina.

Larderia La Marmifera di Menichetti Paola
via Fossa Cava 45
54030 – Colonnata (MS)
Telefono: 0585/768057
Cellulare: 338/4447566 – 348/7984600