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Mototurismo in Basilicata: Le Dolomiti Lucane in moto

Otto lunghi ed interminabili mesi sono finalmente passati… non ho più scritto sul blog perchè sono mancate le possibilità, la voglia, la fantasia, la concentrazione per nuovi articoli….insomma è stato un periodo un po’ buio dal punto di vista motociclistico (personale) dovuto a varie ragioni ed eventi che non sto qui a spiegare.

Ma finalmente ho ritrovato le risorse economiche ed ho fatto risistemare al meglio la mia amata Zingara: kit trasmissione nuovo di zecca, tagliando completo, sistemazione di alcuni problemini meccanici e finalmente la moto è pronta a ripartire.

Ho approfittato di quest’ultimo fine luglio per prendere una settimana di vacanza da trascorrere in Campania, dai miei genitori: erano due anni che non ci scendevo in moto!!! Alla faccia!!! D’altronde la scorsa estate l’ho passata interamente a casa, a causa della rottura del malleolo accorso a Clara che, poverina, ha dovuto subire un intervento chirurgico e l’ingessatura per tutto luglio ed agosto.

Non ho pianificato alcun itinerario particolare, poiché mi sarei adeguato giorno dopo giorno in base alla voglia di uscire in moto. E la voglia, c’era. E tanta.

Sfiga vuole che proprio durante la settimana trascorsa dai miei, era previsto il passaggio di una breve ma intensa perturbazione sul sud Italia. Controllo il meteo il giorno prima e noto che c’è un “buco” di calma dal mattino, fino alle 17 del pomeriggio circa: perfetto! Destinazione Dolomiti Lucane!!!

Mi sveglio all’alba, preparo la moto con il minimo necessario, faccio il pieno e dico ai miei genitori di non aspettarmi per pranzo (le alici fresche possono essere fritte anche stasera!).

Imbocco l’autostrada in direzione di Reggio Calabria e poi devio verso Potenza. Il cielo è coperto e l’asfalto umido in più punti mi fa pensare che stanotte ha piovuto in Basilicata. Supero Potenza ed imbocco la Strada Statale in direzione di Metaponto. E’ all’uscita di Calciano che inizia il vero e proprio itinerario in moto lungo le strade del Parco Regionale delle Piccole Dolomiti Lucane.

Calciano, come quasi tutti i paesi in quest’area, è arroccato in cima ad una collina. Sotto di esso sono ben visibili i ruderi dell’antico paese, con alcuni ingressi scavati direttamente nella roccia in tufo. Una stretta strada di penetrazione agricola ma comunque asfaltata, mi conduce fino a Garaguso dove imbocco la SS277 che mi consente di arrampicarmi verso Oliveto Lucano dalla cui vegetazione che ricopre il colle dove sorge il paese, è facile intuire l’origine del suo nome.

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Raggiungo il più vivace centro cittadino di Accettura, molto famosa per la festa del Maggio che si svolge nel periodo di Pentecoste. Dopo aver fatto rifornimento riprendo l’itinerario ed imbocco la stretta ma gradevole Strada Provinciale di Pietrapertosa che mi consente di attraversare la bellissima e verde foresta di Montepiano. Finalmente un po’ di fresco da godere viaggiando piano, molto piano, sotto l’ombra di alberi alti e rigogliosi. Dopo aver scollinato, il panorama di apre improvvisamente su un’ampia vallata circondata da montagne verdi e rocciose.

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Pochi chilometri ancora (questa volta però sotto il sole) ed ecco apparire Pietrapertosa a ridosso delle rocce che costituiscono parte delle Dolomiti Lucane. Bella e caratteristica, anche se quel gruppo di palazzine moderne all’ingresso del paese sono un pugno in un occhio….ma basta avvicinarsi al centro abitato per lasciarsele alle spalle e godersi le piccole case immerse in un contesto paesaggistico davvero unico.

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Mi fermo per scattare qualche foto e noto che molti sono i turisti stranieri in visita, ma pochi quelli italiani…

Il caldo si fa sentire e qualche nuvola nera inizia a vedersi all’orizzonte: le previsioni meteo parlano di precipitazioni temporalesche a partire dalle 16.30-17. E’ ora di pranzo e decido di spostarmi a Campomaggiore. Da Pietrapertosa scendo lungo la statale tra curve e tornanti che si aprono su un panorama bellissimo affacciato alle Dolomiti Lucane, ed ogni volta che volgo lo sguardo vorrei fermarmi per scattare una foto da ogni angolazione. Sono costretto a rinunciare ala visita di Castelmezzano poiché la strada che conduce al paese è accessibile per i soli residenti.

Giungo a Campomaggiore dopo aver affrontato numerosi tornanti in salita, il cui numero riportato in ogni curva non segue correttamente un preciso ordine, e mi fermo a pranzo presso l’ippoturismo “La Fattoria del Conte”, dove consumo un delizioso pranzo.

Dopo mangiato, come da programma, visito i caratteristici ruderi di Campomaggiore Vecchio, situati a pochi chilometri di distanza dall’attuale cittadina.

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Ecco qualche gocciolina di pioggia che inizia a cadere dal cielo. Avrei voluto fermarmi ancora un altro pochino, e visitare più località nelle vicinanze, ma non sono in viaggio….ed è ora di tornare….

Dove Mangiare: Ippoturismo La Fattoria del Conte

Durante l’itinerario in moto lungo le strade delle Dolomiti Lucane, sono arrivato a Campomaggiore all’ora di pranzo e mi sono fermato in questo ristorante per mangiare.

I locali sono arredati in modo molto semplice, quasi casalingo, come casalinga (e molto buona) è anche la cucina. Tra le varie proposte ho scelto le orecchiette con funghi porcini e tartufo nero (tipico di queste zone) saporite ed abbondanti, ma ero combattuto anche sull’altro piatto proposto: orecchiette con peperone crusco e ricotta salata di pecora. Successivamente, anche grazie al consiglio di chi mi ha servito al tavolo, ho preso un antipasto misto della casa, dove ho apprezzato moltissimo le patate con il peperone crusco, mentre gli affettati non sembravano fatti in casa. Per finire una fetta di torta ricotta e pistacchio prodotta da una pasticceria di Salerno, molto buona!

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Il tutto accompagnato da un quartino di vino della casa, per l’abbordabilissima cifra di 16€, caffè compreso….cosa avrei potuto chiedere di meglio???? Personale gentile e molto alla mano, cucina casalinga, prezzi modici. Sicuramente da provare!

Visitato nel mese di luglio 2016

Ippoturismo La Fattoria del Conte
C.da S.Antonio, Campomaggiore
3479115608

Dove Mangiare e Dove Dormire: Antica Dimora del Gruccione – Santu Lussurgiu

Per questo lungo weekend “dei morti” (o dei santi, come meglio preferite) trascorso in moto sulle strade del Montiferru e della Planargia (sub-regioni della zona centro-occidentale della Sardegna), abbiano scelto l’Antica Dimora del Gruccione, un Albergo Diffuso posto lungo una delle piccole e tranquille stradine di Santu Lussurgiu, dove il relax ed i prodotti tipici del territorio la fanno da padrone.

L’intera struttura è un’antica casa con ampi spazi sia negli alloggi che nel cortile interno, ricco di verde ed oggetti che contribuiscono ad esaltarne la bellezza ed il senso di quiete.

Al piano superiore gli ambienti bellissimi conservano ancora il pavimento storico e l’antica cucina a legna.

Facilmente rintracciabile seguendo le indicazioni, al nostro arrivo ci accoglie Lucilla (spero di non aver sbagliato nome!) una delle figlie della signora Gabriella, la padrona di casa, che ci consente di parcheggiare la moto nel cortile.

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L’appartamento che ci viene assegnato è ampio e comprende due bagni, un soggiorno, una cucina ed una camera da letto. Tutti gli ambienti sono spaziosi, graziosamente arredati, puliti e ben riscaldati. Anche l’arredamento è in linea con lo stile della struttura, anche se qualche piccolo particolare potrebbe essere maggiormente curato (come alcuni accessori del bagno in plastica bianca che stonano un pochino….ma questa piccola critica c’è se proprio si vuole essere pignoli….).

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Se volete, la signora Gabriella può consigliarvi su dove acquistare i prodotti tipici del territorio o l’artigianato locale, infatti è proprio grazie a lei che siamo riusciti a trovare il raro casizolu!

All’atto della prenotazione avevamo deciso di trattenerci per la cena, visto che la Dimora del Gruccione è anche Sede Didattica della “Università di Scienze Gastronomiche” di Pollenzo e Colorno. Ebbene: è stata una scelta più che azzeccata!

Sono sincero: su un noto sito di valutazione dei ristoranti, avevo letto pareri discordanti sulla cucina della struttura, in particolar modo rivolti alle porzioni. Se pensate di fare un’abbuffata simil-agriturismo, cambiate posto. Spesso si pensa che mangiare bene è sinonimo di mangiare molto… ma mangiare bene vuol dire invece poter gustare ed apprezzare tutti i piatti, dall’antipasto al dolce, senza arrivare mai oltre il limite di sazietà e soprattutto senza che venga sprecato nulla. Se invece volete assaggiare una cucina comunque gustosa, dalle giuste porzioni e che utilizza prodotti del territorio, allora siete nel posto giusto! A testa il menu prevede due antipasti, un primo, un secondo, un dolce, ai quali abbiamo aggiunto una bottiglia di rosso “Montiprama”, una IGT Valle del Tirso, e due calici di Pontis, una Vernaccia da dessert delle cantine Contini. A servirci al tavolo la stessa Lucilla ed a fine serata abbiamo molto gradito la visita dello chef che si è sincerato della qualità dei piatti.

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Altro punto forte dell’Albergo Diffuso è la colazione: c’è l’imbarazzo della scelta tra dolci, crostate, marmellate fatte in casa, pecorini e casizolu, latte, yogurt e quant’altro!

I prezzi a persona applicati sono quelli a “stagione unica”: 45€ per la formula B&B o 75€ per pernotto, cena (vini esclusi) e colazione. A mio parere un buon rapporto qualità/prezzo, sia per quanto riguarda l’ospitalità che per il ristorante.

Antica Dimora del Gruccione
E-Mail: info@anticadimora.com
Indirizzo: 
Via Michele Obinu, 31 09075 Santu Lussurgiu (OR)
Telefono: +39 (0) 783 552035  +39 (0) 783 550300
Fax: +39 (0) 783 552036

Dove Mangiare: Trattoria Da Attilio in Paese – Cabras

Cabras: un piccolo paese situato lungo le sponde dell’omonimo Stagno, sulla costa centro-occidentale della Sardegna, famoso per la produzione della bottarga di muggine. E’ al centro del paese e nei suoi dintorni che per una sosta culinaria c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ittiturismi, ristoranti e trattorie sono praticamente ovunque ed in linea di massima la qualità dei piatti offerti è molto, ma molto buona.

Provenendo dalla Costa Verde, è qui che sia io che Clara abbiamo deciso di fermarci per pranzo. Anni fa avevo già mangiato in quello che allora si chiamava “Blog Bar” e che oggi vedo avere un’altra insegna: “Da Attilio in paese”. Entriamo e chiediamo un tavolo, scegliendo come menu quello riportato sulla lavagna esterna, proposto come “menu del giorno”. Primo punto positivo è il fatto di vedere molta gente del posto, lavoratori in pausa pranzo e non, seduta ai tavoli. Ci accomodiamo ed il cameriere non ci fa attendere per le ordinazioni. Ai due menu, facciamo aggiungere anche una porzione di bottarga di muggine come antipasto, che ci viene servita in porzione più che sufficiente a soddisfare il palato, accompagnata con del sedano fresco.

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Arriva il primo: uno spaghetto con un sugo di cozze e pecorino molto abbondante e saporito, tanto che non siamo riusciti a finirlo!

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Come secondo una parmigiana di gattuccio di mare, particolare, gustosa e finalmente diversa dal solito (generalmente qui in Sardegna con il gattuccio viene preparata la Burrida). Il tutto accompagnato da mezzo litro di vino della casa, per un conto dal rapporto qualità/prezzo più che ottimo!

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E’ una trattoria e non aspettatevi piatti elaborati, rivisitati e serviti con le decorazioni…ma per una pausa pranzo concreta e molto soddisfacente, lo consiglio vivamente!

Promosso a pieni voti, sia per la bontà del cibo che per la gentilezza del personale di sala.

Visitato nel mese di ottobre 2015.

Bar Trattoria da Attilio “in paese”
Corso Italia, 34 – Cabras (OR)
Cell.: 3483686293

Mototurismo in Sardegna: Ritorno a Carloforte

Dopo un anno e mezzo ritorno a Carloforte, ma questa volta per un weekend ed in compagnia di mia moglie Clara. Questo è secondo me il periodo migliore per visitare la cittadina e l’intera Isola di San Pietro, che in moto è capace di regalare scorci unici e variegati su un territorio così piccolo da essere coperto in una cinquantina di chilometri totali (escludendo le deviazioni sui tratti in sterrato).

Carloforte è l’unico esempio in Italia di una località che conserva dialetto, cucina ed etnia della regione diversa da quella in cui è situata. Stiamo parlando infatti di un’isola sarda con tradizioni liguri (e qualche influenza tabarkina). Questo perché nel lontano 1738, coloni liguri provenienti da Tabarka, vennero trasferiti su quest’isola, all’epoca disabitata. E da allora, i cittadini di Carloforte ancora conservano  quasi intatte le proprie origini.

Partiamo da casa subito dopo pranzo, prediligendo la più veloce e corta SP2 Pedemontana. Il vento di maestrale oggi è forte e sono costretto più volte a correggere la guida della moto. Non abbiamo problemi per l’orario dei traghetti, poiché le corse sono intervallate a distanza di un’ora (più o meno) l’una dall’altra. Giungiamo a Portovesme e compriamo i biglietti di andata e ritorno. Imbarchiamo la moto e poco dopo il traghetto leva gli ormeggi in direzione di Carloforte.

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Una traversata di 30 minuti circa e giungiamo a destinazione dove, a poche centinaia di metri dall’approdo, nel centro storico della cittadina, troviamo il B&B “A cà du paise” già prenotato nei giorni scorsi. Una doccia e si passeggia a piedi per le strette e pittoresche stradine di questo paese sardo, ma dai forti connotati liguri. Palazzine in stile Liberty si fiancheggiano alternandosi con delicati colori pastello che vanno dal verde al giallo, dal rosso al bianco. Sporadicamente si sente qualcuno parlare con accento sardo: infatti subito colpisce il dialetto genovese che è riuscito a  sopravvivere negli abitanti in tutti questi secoli. Una lastra in marmo all’ingresso dell’Ex-Me ricorda che Carloforte è stato insignito del titolo di Comune Onorario della Provincia di Genova, tanto è forte ed evidente il legame con questa regione così distante dall’isolotto di San Pietro.

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Ovviamente hanno netti connotati liguri anche la cucina ed i prodotti tipici….ed infatti non possiamo non assaggiare la farinata! Alle 18.30, minuto più minuto meno, i carlofortini si precipitano nelle rosticcerie per acquistare questo semplice ma prelibato piatto tipico, e noi non possiamo, e soprattutto non vogliamo, tirarci indietro! Due porzioni, seguite poi dal bis, ci fanno conoscere questa specialità che consiglio vivamente di assaggiare! A dire il vero l’avevamo già mangiata a Lucca (conosciuta però con il nome di Cecìna), e non vedevamo l’ora di degustarla nuovamente!

Nel frattempo il sole pian piano scompare dietro le case, ed il rosso del tramonto crea un’atmosfera fantastica, regalando al lungomare ed ai vicoletti, dei contrasti di luce unici. Un aperitivo e via, verso il ristorante “A Galaia”, provato personalmente un paio di anni prima e già recensito su questo blog. Ci sediamo al tavolo e, visto il periodo dell’anno, scelgo piatti a base di tonno (la pesca è iniziata il primo di maggio, mentre a fine mese ci sarà il famoso Girotonno 2015). Sia per me che per Clara un antipasto misto “tutto tonno“. A seguire una bistecca di tonno per me ed il delizioso Pasticcio carlofortino per Clara.

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L’aperitivo, la bottiglia di Is Argiolas ad accompagnare le pietanze, il moscatino in cui abbiamo inzuppato i biscotti tipici del luogo, i canestrelli, ed un’acquavite si fanno sentire, ma per fortuna la prossima tappa è la camera da letto del B&B!

La sveglia, come al solito, suona presto: doccia, colazione e siamo pronti per portare le ruote dell’Africa Twin sulle brevi strade dell’Isola di San Pietro.

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Girare in moto sull’Isola di San Pietro vuol dire guidare nel massimo relax: paesaggi che cambiano nel giro di pochissimi chilometri, traffico inesistente (tranne nei periodi estivi) e qualche curva che non rende mai noiosa la strada: insomma, un itinerario perfetto per il mototurismo in Sardegna…. lento ed appagante allo stesso tempo.

Prima tappa: Le Colonne. Ahimè, a seguito dell’alluvione che nel 2013 colpì la Sardegna ed in particolare la zona di Olbia, le fortissimi mareggiate abbattutesi in questi luoghi, hanno provocato il crollo di uno dei due speroni rocciosi che costituivano il monumento naturale, ma il fascino che offre la scogliera è comunque irresistibile.

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Si ritorna in sella e percorsa la strada che porta a Capo Sandalo, si incontrano prima le Bocchette, particolari formazioni caratterizzate da fori concentrici nella roccia, e poi si scende verso Cala Fico ed il suo roccioso promontorio, a ridosso del quale sono capovolte piccole barche in disuso o comunque stipate lì per l’inverno in attesa di essere portate in acqua con l’arrivo della bella stagione. Questo promontorio è anche il luogo dove è possibile avvistare il Falco della Regina e dove la Lipu ha istituito un’apposita oasi per l’osservazione.

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Prossima tappa, la vicina Capo Sandalo con il suo scenografico faro ed il promontorio a picco sul mare.

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Torniamo verso Carloforte e costeggiamo le Saline prima di attraversare nuovamente il paese e dirigerci alle antiche Tonnare. Al largo della costa,le boe bianche e rosse indicano la presenza delle reti per la pesca del tonno, caratteristica proprio in questo periodo dell’anno. Passeggiamo sui lastroni di roccia che affacciano al mare: di fronte a noi l’Isola Piana ed ancora oltre la terra di Sardegna. Le onde basse si infrangono sugli scogli ed il vento, oggi poco più forte di una brezza, ci accarezza il viso.

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Ci sono tante, tantissime altre strade (perlopiù sterrate) e sentieri da percorrere a piedi, sicuramente con una vacanza di più giorni, che consentono di scoprire le prospettive più nascoste e meno note di questa meravigliosa isola, ma a dire dei carlofortini stessi, il modo migliore per visitare l’Isola di San Pietro è farlo in barca… e credo che prima o poi faremo anche questa esperienza.

Rimaniamo sempre affascinati da questi posti così particolari e genuini, se vogliamo unici sotto certi aspetti, che ti fanno rendere conto che a volte non c’è bisogno di viaggiare così lontani per rimanere meravigliati. Alle 13.40 il traghetto ci aspetta sulla banchina, e con esso un intero corteo matrimoniale, con tanto di sposi a bordo di una vecchia Fiat 500. Vestiti di tutto punto con cravatte, giacche, tacchi a spillo e le essenze di profumi vari che quasi stonano con l’intenso odore del mare. Clara è al telefono con la sorella, io fumo una sigaretta alla ringhiera del traghetto. Questo breve ma bellissimo weekend è finito. Si torna a casa.

Per tutta la galleria fotografica, clicca qui sulla pagina Facebook di GirandoInMoto.

Dove Mangiare: Ristorante Il Ghiottone – La Maddalena (OT)

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La bellezza di un ristorante non sta solo nell’arredamento, nella sala e nella presentazione dei piatti, ma anche e soprattutto nell’accoglienza e la qualità delle pietanze servite. Ebbene, Il Ghiottone, pur essendo una piccola trattoria con pochi posti a sedere (e per questo conviene sempre prenotare…io e mia moglie abbiamo trovato posto per pura fortuna!), ha tutto quel calore e quell’ospitalità, tali da farti sentire a casa. Il marito serve ai tavoli e si trattiene piacevolmente con i clienti, la moglie in cucina a preparare piatti semplici, casalinghi ma molto gustosi. Il menù varia a seconda del pescato della giornata, per garantire sempre prodotti freschi e soprattutto locali.

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Che altro dire: promosso!
Il prezzo? Bilanciato alla qualità delle pietanze. Per due persone: un antipasto, due secondi, acqua, vino in bottiglia, un dolce e due acquaviti, 59€.
Se andrò nuovamente a La Maddalena, ci tornerò di sicuro!

Ristorante Il Ghiottone
via Oberdan, 5
La Maddalena (OT)
Tel.: 338 3901944

Dove Mangiare: I Mille – Caprera (OT)

“I Mille” è un chioschetto presente lungo le strette e tortuose stradine dell’Isola di Caprera e rappresenta un ideale e perfetto “mordi-e-fuggi” durante la nostra visita ai bellissimi luoghi presenti in quest’arcipelago. I panini sono molto, molto buoni e perfettamente imbottiti.  Ci si siede ai tavoli esterni, in mezzo alla pineta e si aspetta il panino ordinato poco prima, che arriva abbastanza velocemente. Sosta obbligata, preferibilmente a pranzo, magari tra la visita al Memoriale Giuseppe Garibaldi ed un tuffo in qualche limpida ed isolate spiaggetta… ad prezzo più che onesto!

Visitato nel mese di settembre 2014

Dove Mangiare: Restoran Mangalemi – Berat (Albania)

Situato lungo la salita che porta al castello di Berat, il restoran Mangalemi (che è anche albergo), si presenta ben curato ed ha una terrazza affacciata su questa bella città albanese. I camerieri parlano italiano (uno di loro è anche stato in Sardegna per lavoro, ed infatti ricorda ancora il buon sapore del “purcellu”!!!) ed il menù è in doppia lingua, dove sono riportate, oltre alle classiche specialità albanesi, anche quelle tipiche di Berat.

Scelgo per antipasto il caciocavallo arrostito (djathè kackavall), successivamente  il kolè, un piatto di carne tipico del posto rappresentato da due salsicciotti di carne macinata e speziata contenuta nei budelli naturali, ed infine un dolce di nocciole e miele chiamato shendetli, accompagnato dalla mani raki.

Il prezzo, comprensivo anche di mezzo litro di vino della casa, è stato di 1550 Lek (circa 11€).

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Visitato nel mese di settembre 2014

Dove Mangiare: Kujtimi – Gjirokaster (Albania)

Il Kujtimi è un piccolo ristorante situato tra le viuzze di Gjirokaster (o Gjirokastra o ancora, italianizzato,  Argirocastro). I tavoli a disposizione non sono molti, situati sia nella piccola sala interna, sia nel cortiletto adiacente all’ombra degli alberi, ma la bontà dei piatti serviti è davvero ottima. Il servizio è da trattoria, molto spartano, ma il proprietario è comunque gentile. Il menù presenta molti piatti della cucina locale, i cui nomi sono accompagnati da piccole foto esplicative che non creano difficoltà nella scelta.

Ho ordinato due piatti: le cozze fritte di Saranda (molto buone) e le qofte di riso speziate, particolari e deliziose. L’amico conosciuto in viaggio e che mi ha fatto compagnia a cena, ha invece scelto delle costolette di agnello, a suo dire molto saporite, ed a pranzo aveva scelto le zampe di rana. L’unica cosa che non ho apprezzato molto è stato il baklava (ne ho assaggiati di migliori in Bosnia Erzegovina lo scorso anno).

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Il prezzo? Praticamente irrisorio: l’equivalente di 10€ per due portate, un dolce  e mezzo litro di vino rosso.

Visitato nel mese di settembre 2014

Dove Mangiare: Ristorante Santa Barbara – Villagrande Strisaili

Di nuovo in Ogliastra? Si, di nuovo in Ogliastra, perchè io amo questa provincia, per la bellezza delle strade, per i posti meravigliosi, per la gente e per le specialità gastronomiche che sa offrire.

Ed in questo articolo parlo proprio di questo, scrivendo una recensione sul Ristorante Santa Barbara dove ho mangiato più volte e non sono mai rimasto deluso.

Nell’omonimo bosco, proprio prima di giungere a Villagrande Strisaili, sorge questo bello e tranquillo ristorante all’ombra degli alberi ed immerso nella natura: un posto ottimo per far riposare il posteriore dopo aver goduto delle migliaia di curve che si estendono lungo le strade disseminate tutte intorno.

Questa volta siamo in tre a pranzare: io, Peppe e Luca con i quali condivido spesso le uscite in moto.

Durante l’estate vengono proposti, oltre al classico menù alla carta, anche dei menù degustazione che variano dai 15€ per i soli antipasti ai 30€ per il pranzo completo. Noi scegliamo il menù da 25€ che comprende antipasti misti, un primo a scelta, un assaggio di secondo con contorno ed una bevanda. I piatti, in generale, sono quelli tipici della tradizione Ogliastrina in particolare, e sarda in generale.

Si parte con gli antipasti che comprendono affettati misti tipici della zona, prodotti da un salumificio artigianale del posto (ricordo che il Prosciutto di Villagrande è rinomato qui in Sardegna, alla pari di quello prodotto nella vicina Talana), una porzione di casu axedu (o ischidu, o ascedu a seconda delle zone di pronuncia), olive e carciofini sott’olio, e dei buonissimi Gathulis con altre frittelline di zucchine e cipolle (entrambi piatti tipici di Villagrande).

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Come primo piatti scegliamo i culurgionis che  vengono prodotti proprio in queste zone, ma la gentilissima cameriera ci propone una variante: culurgionis ripieni di funghi porcini. Una sola parola: DIVINI!!!

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L’assaggio di secondo (che poi se vogliamo chiamare assaggio le abbondanti porzioni servite!) comprende il classico maialetto e la carne di manzo arrostita: entrambe buone, in particolar modo il maialetto cotto alla perfezione con la cotenna croccante in tutti i pezzi dov’era presente e la carne non asciutta.

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Per concludere un caffè ed un liquore di genziana per digerire queste bontà.

Commenti? Si: tutto ottimo e gustoso, abbondante (senza esagerare) e personale gentile e disponibile.

Il prezzo finale è stato 30€ a persona per le bevande aggiuntive.

Ristorante Santa Barbara
Villagrande Strisaili – Loc. Santa Barbara
078232520