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Braking: parola d’ordine, passione

Un insieme di elementi, a cominciare da quattro parole scelte come simbolo stesso dell’aziendatecnologia, qualità, ma anche passione e adrenalina. È questa la descrizione sintetica che accompagna ogni nuovo prodotto realizzato dalla Braking, il marchio italiano nato nel 1990 che ha saputo conquistare un ruolo sempre più di rilievo nell’ambito della realizzazione di impianti frenanti after market per motoveicoli, grazie anche all’esperienza maturata nel settore delle competizioni motoristiche di velocità, come il campionato mondiale Superbike.

Per tutte le esigenze. Il nome stesso dell’azienda rappresenta il marchio di fabbrica, chiarendo immediatamente il rapporto con la frenata: difatti, oggi Braking è sinonimo di specialisti nell’ambito della produzione di pezzi di ricambio per uno dei comparti più delicati delle moto, quello che riguarda appunto freni e trasmissione, con tre diverse tipologie di intervento e di applicazione. Oltre al comparto “Racing“, dedicato a chi compete a ogni livello, con una speciale produzione che ricalca i prodotti usati dai campioni del Mondo in gare di velocità, fuoristrada e supermotard (quasi 100 campionati mondiali vinti in assoluto, secondo quanto dichiarato dall’azienda nel “company profile” sul sito), esistono infatti anche le linee adatte a un utilizzo più quotidiano delle due ruote, battezzate Challenge (pensata per gli amanti della customizzazione, grazie a ricambi di performance e qualità superiori rispetto all’originale) e “Urban“, che invece è la gamma base di ricambio, con servizi disponibili su un’ampia serie di modelli.

Parola d’ordine, passione. La filosofia alla base dell’azienda, come detto, ha due capisaldi, ovvero la passione per le moto e le alte prestazioni che si abbina alla ricerca continua dei miglioramenti tecnologici per elevare l’asticella della qualità: è in questo modo che vengono realizzati i componenti presenti in catalogo, sempre più apprezzati dai centauri. Molto importante per la diffusione del marchio, poi, è la possibilità di visualizzare e acquistare i prodotti anche attraverso i più nuovi canali di vendita, come i distributori online: ad esempio, sul portale specializzato Omnia Racing è possibile trovare tutti gli ultimi modelli di impianti frenanti Braking, tra cui scegliere il più adatto alle proprie esigenze, anche economiche, oltre che ovviamente corrispondente alla propria moto (qui per maggiori informazioni).

L’invenzione della margherita. Uno dei fiori all’occhiello della società, nonché straordinario successo commerciale, è l’invenzione del disco freno denominato “a margherita”, o nell’accezione aziendale il disco Wave, che ha praticamente rivoluzionato il concetto stesso di freni a disco, grazie a una forma irregolare (che ricorda appunto il design di una margherita) che permette una maggiore e migliore dispersione del calore, rendendo di fatto più veloce il raffreddamento del disco e più agevole la frenata, elevando il limite delle prestazioni dei freni a disco in acciaio. Frutto di un approfondito e continuo studio tecnico su materiali e comportamento, oltre che sul calore e sulla sua dissipazione, il risultato raggiunto dalla Braking ha creato un nuovo standard, rapidamente adottato sia nel campo agonistico che per soluzioni private e quotidiane.

Tanti segni più. I dischi freno della linea WAVE, disponibili per un montaggio sia all’anteriore che al posteriore, sono realizzati in acciaio inossidabile ad alto contenuto di carbonio e ad elevato coefficiente d’attrito, e sono pensati per adattarsi praticamente a ogni modello di moto, grazie a misure originali e a diametro maggiorato, flottanti e fissi, che li rendono intercambiabili ai dischi freno originali, con il notevole vantaggio di assicurarsi caratteristiche e prestazioni superiori: gli impianti Braking, infatti, garantiscono un peso inferiore, una migliore resistenza al calore, un maggior controllo sulla frenata, e in contemporanea un aumento del potere frenante, e infine una grande modulabilità. Inoltre, la gamma “a margherita” sviluppata per le moto da fuoristrada consente anche di smaltire meglio i detriti e il fango, mentre attraverso la conformazione irregolare puliscono anche le pastiglie dei freni.

 

In moto d’inverno, ecco quali sono gli accorgimenti

Si fa un gran parlare della normativa sulla circolazione nei mesi invernali e, in particolare, quando pioggia intensa  e neve rendono incerta la guida: ma cosa prevede il Codice della Strada per le moto? Quali sono i vincoli per chi ama le due ruote?

Nelle ultime settimane non c’è stato sito o testata di informazione che non abbia atteso, quasi con un conto alla rovescia, il periodo di partenza dell’obbligo di circolazione sulle strade italiane con pneumatici invernali o adeguati “antisdrucciolevoli” per la neve, come le catene. Il 15 novembre, infatti, è scattato il termine in cui, almeno secondo il Codice della Strada, l’Italia entra nei mesi invernali, anche se poi le temperature di quest’anno hanno detto l’esatto opposto, segnando la solita differenza tra “carta” e realtà.

Scelte di sicurezza. L’intenzione del legislatore, e più in generale la spinta di persuasione delle associazioni di categoria, si basa su valutazioni abbastanza oggettive: nei mesi freddi, infatti, le tradizionali gomme rischiano di perdere aderenza, di cristallizzare e, in definitiva, di non garantire una guida tranquilla. Questo vale non solo per le auto, ma anche per le moto. Perché c’è chi, nonostante il freddo e l’eventuale rischio di condizioni atmosferiche non ideali, proprio non abbandona il piacere di inforcare il proprio mezzo anche in pieno gennaio, come ben sanno gli amanti del tradizionale Elefantentreffen, mitico raduno nelle zone alpine.

Attenzione alle norme. In verità, le ordinanze vigenti in Italia vietano la circolazione di “ciclomotori a due ruote e di motocicli” in presenza  di neve o ghiaccio sulle strade o mentre sono in atto fenomeni nevosi; il divieto è comunque relativo ai tratti in cui sono state emanate le specifiche ordinanze per regolare il traffico invernale. Per capirci, lo scorso anno questi atti hanno interessato la parte maggiore dei tratti autostradali del nostro Paese, ben 59 Province (sulle 107 totali) e moltissimi Comuni in tutta Italia, da Nord a Sud. E in questo mesetto di vigore dell’obbligo (e con un meteo neppure ancora troppo rigido e critico) sono state già emanate centinaia di Ordinanze in tutta la Penisola, a esclusione di regioni come Campania, Calabria, Basilicata e Sardegna.

Ostinati alla guida. Certo, è facile pensare che la stragrande maggioranza dei motociclisti possa mettersi l’anima in pace e, soprattutto, riparare il proprio veicolo in garage fino all’arrivo della primavera, o almeno uscire solo con giornate di pieno sole. Eppure, le case di produzione hanno sviluppato appositi pneumatici per moto in grado di rispondere al meglio anche alle condizioni peggiori e caratterizzati dalla sigla M+S sul copertone, che anche sulle auto segnala il rispetto della legge sulla circolazione invernale. Queste particolari gomme invernali vengono infatti realizzate con una mescola dotata di una maggior percentuale di silice, che mantiene l’elasticità adeguata anche quando le temperature calano al di sotto dei 7 gradi centigradi, e con un design specifico con più lamelle e intagli, utili per disperdere l’acqua e creare aderenza sulla neve.

Ecco un video che vi piacerà sicuramente:

https://www.youtube.com/watch?v=tKUcz0TtqXI

Non lanciarsi all’assalto. Questo però non significa che queste gomme speciali azzerino ogni tipo di rischio e pericolo alla guida! Inoltre, bisogna anche aggiungere che non sono utilizzabili per tutte le moto e tutti i modelli, ma sono “privilegiati” i mezzi come scooter, enduro e maxi enduro stradali, che in genere vengono più utilizzati nella routine quotidiana. Negli ultimi anni i produttori hanno comunque ampliato la gamma di soluzioni a disposizione degli interessati, che possono trovare nel grande store online di Euroimport Pneumatici il punto di riferimento per gli pneumatici moto, anche invernali. Per quanto riguarda le catene, invece, il mercato propone alcune possibilità, che però devono rispondere alle normative italiane (altrimenti l’utilizzo può venire contestato dalle Forze dell’Ordine, in caso di controllo), o soluzioni più casalinghe e artigianali come le fascette da elettricista tra cerchio e pneumatico, che però non risolvono certo la questione (e durano poco).

In collaborazione con Anna Capuano – Blogger, Marketing & Comunicazione

Film: 1 mappa per 2

Cosa fare in uno dei pomeriggi di convalescenza dopo che sei caduto dalla tua bella ed hai una voglia matta proprio di lei? Semplice: si guarda un film che parla di viaggi in moto!

“1 mappa per 2” è un film-documentario che narra del viaggio intorno al mondo intrapreso da Leopoldo Tartarini e Giorgio Monetti, tra il 1957 ed il 1958 a bordo di due Ducati 175cc.

Bello! Bellissimo! Dopo tutti questi anni, è meraviglioso vedere gli occhi dei due protagonisti riaccendersi e diventare lucidi ricordando quel fantastico viaggio, concluso non senza difficoltà e rischi. Un viaggio epico, sia perchè intrapreso con due moto che oggi anche i più temerari cavalcherebbero con timore, sia perchè all’epoca si viaggiava ogni giorno verso l’ignoto e soprattutto solo in pochi avevano fatto un’impresa del genere. Si, proprio così, un’impresa… perchè è di questo che si tratta (rapportata alla situazione dell’epoca). Le sorprese, i rimpianti, le risse, la paura, le risate, gli scherzi, gli aneddoti, contornano il racconto facendo entrare lo spettatore nel vivo del viaggio, quasi sognando ad occhi aperti, ascoltando con attenzione la narrazione di chi ha metabolizzato tutti quei chilometri e quei mesi in giro per il mondo, e che oggi li trasmette con umiltà e serenità.

Un racconto emozionante che ogni viaggiatore (e non solo) dovrebbe vedere.

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Albania in moto 2014: 08.10 – Si va verso nord: ciao Albania, e grazie!

Oggi lascio l’Albania. Il vero viaggio di rientro ha inizio proprio questa mattina. Pago la camera e lascio Berat in direzione di Durazzo.

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Anche oggi la giornata sembra soleggiata ed infatti lo sarà per buona parte della mattinata. Ad un incrocio dove ci sono lavori in corso per la realizzazione di una nuova strada non riportata né sulla cartina, né sulla cartografia del GPS, mi fermo per chiedere informazioni ad un operaio addetto alla regolamentazione del traffico. Anche lui, guarda caso, è stato in Italia, e mi dice che è ritornato in Albania perché almeno qui è riuscito ad essere assunto in un posto statale: ecco come cambiano i tempi e le situazioni sociali! Può sembrare quasi assurdo sentire certe affermazioni, ma purtroppo è una triste realtà per il nostro paese.

Prima di giungere a Durazzo, il cielo si copre di nuvole e mi trovo costretto ad indossare per l’ennesima volta il kit antipioggia. La periferia della città è molto squallida: rifiuti ovunque, campi rom ricavati in baracche decadute con i tetti in lamiera, grigi e cupi palazzoni addossati l’uno all’altro… e le nuvole nere in cielo contribuiscono ad accentuare maggiormente questo brutto aspetto nella periferia della città. Piove parecchio ed il navigatore inizia a dare i numeri, spegnendosi in continuazione: già è capitato prima, ed ho capito che il problema è riconducibile alle batterie quando non hanno piena aderenza alle lamine in rame dell’apposito alloggiamento. Mi fermo ad un distributore gestito da un’anziana signora in compagnia di una bambina (presumo sia la nipotina) che indossa un abito nero tradizionale, per comprare una confezione di batterie nuove ma non sa nemmeno quanto costano. Le lascio una somma forfettaria (ma sinceramente non ricordo quanto), sicuramente sufficiente per quelli che sono i prezzi in Albania. Riprendo il viaggio ed imbocco la SH1 che ho percorso durante il primo giorno. Lungo la strada trovo le macchie incolonnate a causa di un terribile incidente frontale accaduto pochi minuti prima: una donna è sdraiata al suolo a bordo strada e si lamenta mentre un ragazzo sanguinante sul volto, evidentemente sotto shock, è incastrato all’interno dell’abitacolo della sua vettura. Già ci sono alcune persone ferme che assistono i due conducenti e non mi fermo poichè non conoscendo nemmeno la lingua, sarei solo di impiccio.

Raggiungo Shkoder ed il sole appare nuovamente in cielo. Mi fermo a mangiare un dolce a  base di latte e caramello (molto gustoso!) accompagnato ad un caffè, in un bar pasticceria ai piedi del castello, prima di fare rifornimento e dirigermi verso la dogana con il Montenegro. E’ qui che compro qualche bottiglia del famoso konjak Skenderbeu. Quando mi metto in fila per i controlli doganali, vengo preso d’assalto da piccoli rom e relative mamme, e per liberarmene regalo gli ultimi pacchetti di biscotti con crema allo yoghurt che avevo messo da parte per sgranocchiare qualcosa a pranzo. Sono rimasto senza: fa’ niente, vorrà dire che mi fermerò da qualche parte e comprerò qualcosina.

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Passo la dogana ed entro in Montenegro. Ad Ulcinj mi incuriosisce una strada che costeggia un lago nell’entroterra. Allungherò un bel po’ di chilometri, ma chi se ne frega, il viaggio continua ed il bello di essere in sella ad una moto è proprio quello di avere la massima indipendenza nell’imboccare una strada anziché un’altra. E mai altra scelta fu così giusta! La strada si inoltra all’interno delle montagne fino a valicare nel suo punto più alto da dove si apre il panorama sullo Skadarsko Jezero che mi lascia a bocca aperta: tanti piccoli isolotti spuntano lungo la costa di questo immenso specchio d’acqua.

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La strada va pian piano stringendosi e vengono a mancare anche le protezioni ai margini, sicché basta poco per un tuffo nel vuoto. Oltretutto, in due occasioni a pochi metri dall’anteriore della moto, ho visto cadere dal versante montuoso sopra la mia testa, due enormi blocchi in pietra: meglio guidare con cautela e con la coda dell’occhio verso l’altro… non si può mai sapere…

Lasciato il lago, la strada serpeggia nuovamente nelle montagne, in mezzo ad una vegetazione fitta e fantastica. L’unico pericolo deriva dai ciclisti che si tuffano a capofitto tra queste strade e da eventuali vetture provenienti dal senso opposto di marcia, visto che la strada è molto stretta. Devio in direzione di Petrovac e percorro le larghe e perfette curve che tagliano i vigneti montenegrini dove si produce un ottimo vino (assaggiato più volte lo scorso anno). Tante infatti sono le deviazioni che indicano le varie cantine in zona.

Rientro sulla costa che trovo abbastanza trafficata, specialmente quando attraverso Budva, rinomata località mondana evidenziata dalla presenza di casinò e vari locali di intrattenimento estivo. Giungo a Lepetane e, anziché percorrere la lunga insenatura delle Bocche di Cattaro, dove tra l’altro è in corso un bel temporale, traghetto sull’altra sponda per poi proseguire verso il confine croato. Poco prima di arrivare alla dogana, mi ferma una pattuglia della polizia. Stranamente mi chiedono la carta di identità asserendo che guidavo oltre i limiti di velocità consentiti. Due cose non mi tornano: l’accertamento della velocità non si fa “ad occhio”, e poi per elevare un’eventuale contravvenzione non chiedi solo la carta di identità, ma anche la patente di guida. Quello che evidentemente è il capopattuglia gira e rigira la carta di identità più volte, io non pronuncio parola aspettando che facesse qualche richiesta particolare. Trascorrono due-tre minuti di silenzio e visto che probabilmente non mi propongo io per l’eventuale esborso di un “regalino” (è questo che ho pensato, ma probabilmente mi sbaglio) mi restituisce il documento e mi lascia andare.

Sono in Croazia e dopo 40 chilometri circa arrivo alla bellissima Dubrovnik. Faccio tre volte il giro esterno delle mura della città alla ricerca di un eventuale alloggio libero, ma molti chiedono la tariffa a prezzo pieno per la camera doppia pur essendo da solo (e 70€ a notte mi sembra un tantino esagerato, anche perché stiamo parlando di apartment con bagno in comune!), fin quando non trovo un vecchietto, gentile e disponibile, che mi propone la camera a 40€. Accetto e parcheggio la moto. Mi accompagna presso l’appartamento e mi presenta il figlio (secondo me infame!) che gestisce le camere seduto al balcone e fumando sigarette a tutto spiano, mentre il povero vecchietto del padre buttato in mezzo alla strada con un pezzo di cartone con scritto “room” a procacciare i clienti per il lavoro del figlio.

Dubrovnik è bellissima! Piena di turisti (ed anche i prezzi ne sono una conseguenza), vivace, colorata, storica e molto, molto piacevole. Passeggio per le strade pensando a mia moglie Clara alla quale le sarebbe sicuramente piaciuta (l’Albania non avrebbe fatto per lei, ma queste zone molto più turistiche sono perfette!).

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E’ giunto il momento di acquistare qualche souvenirs da portare a casa. In uno dei piccoli vicoletti che si diramano dalla strada principale, trovo un negozio che vende oggetti natalizi fatti a mano: perfetto! Clara impazzisce per queste cose e devo essere sincero, sono molto carini! A cena mi fermo in un ristorante che evidentemente è il più quotato, visto che c’è da fare la fila per sedersi al tavolo. Ovviamente, visto che siamo in una città di mare, il piatto che scelgo è una squisita frittura di calamari, accompagnata a un vino bianco locale in caraffa… e rientrando in camera, una sudata pazzesca per arrampicarmi nelle viuzze in ripida salita che portano al mio alloggio…

Albania 2014: Ci sono quasi!

Ancora non avevo scritto nessun articolo riguardo il nuovo viaggio in moto che ho intenzione di intraprendere per questo 2014.

Dopo tentennamenti vari, indecisioni ed altri pensieri, finalmente si concretizza, giorno dopo giorno, questo viaggio in moto in Albania che farò il prossimo mese.

Sto finendo di preparare la Zingara e di allestire l’itinerario, ma in linea di massima le tappe saranno queste:

Traversata notturna in traghetto Cagliari-Civitavecchia, trasferimento fino ad Ancona dove imbarcherò per Spalato in Croazia la sera stessa. L’indomani mattina, una volta sbarcato, punterò la prua dell’Africa Twin verso sud attraversando Bosnia e Montenegro fino a raggiungere l’Albania e da lì coprire quanto più territorio possibile in 5 giorni.

L’ultimo giorno sarà dedicato al rientro in Croazia passando per Medjugorije.

Questo viaggio in Albania sarà un’incognita soprattutto per le condizioni delle strade. Le mie ricerche infatti, hanno evidenziato alcune di esse che dovrò percorrere come sterrate, ma in realtà le hanno asfaltate. Poco importa, anche perchè andrò in questo paese con l’Africa Twin, alla quale farò montare per i prossimi giorni i pneumatici nuovi semitassellati (Karoo 3) e le camere d’aria rinforzate. Il tagliando completo è stato fatto e con l’occasione ho fatto montare le barre paracarena ed una presa usb per caricare cellulare e tablet in viaggio.

Sono emozionato, come ogni volta che devo intraprendere un viaggio, e non nego che ci sono anche le preoccupazioni…ma è giusto così. Che altro dire: aggiornerò la mia posizione e l’andamento del viaggio man mano che avrò la possibilità, sulla pagina facebook, sul profilo instagram ed anche su questo blog.

8 giorni ancora e poi si parte con le emozioni!!!IMG_20140821_082318IMG_20140816_165635

Libri & Co.: Sulle strade della Bulgaria – Adalberto Buzzin

Non è un libro di moto (come di solito tendo a pubblicare nel mio sito), ma un fotolibro che racchiude le emozioni e le inquadrature viste dagli occhi di Adalberto, in questo suo ennesimo viaggio sensoriale ed emozionale lungo le strade della Bulgaria. Tante le foto che mostrano nei particolari un paese messo all’ombra da molte altre mète turistiche europee più blasonate e spesso meno “genuine”. Non sono solo i luoghi a farla da padrona tra queste pagine, ma in modo principale la gente: i volti, i gesti, la quotidianità che non vengono mostrate sulle guide turistiche ma che Adalberto ha saputo riprodurre perfettamente come già ho potuto piacevolmente constatare nell’altro suo libro “Magadan – l’inferno bianco“.

Poche le parole, per dare principalmente spazio alle emozioni che riescono a trasmettere le immagini, dove all’ombra di squallide e grigie costruzioni in perfetto stile sovietico emergono i colori delle feste popolari, degli abiti delle persone, dei mercati, delle chiese ortodosse e dei minareti musulmani.

“Sulle strade della Bulgaria” è un volume che occupa poco spazio nella libreria di casa propria, ma il cui contenuto è ricchissimo di esperienze, emozioni e aspetti insoliti e poco conosciuti di un paese tutto da scoprire.

L’acquisto del libro è possibile sul sito Youcanprint.it a questo indirizzo:

Sulle strade della Bulgaria” di Adalberto Buzzin

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Rientrato!!!

E sono di nuovo a casa….

Alcuni impegni familiari mi hanno “obbligato” a ripartire organizzando il viaggio nel giro di pochi giorni. E sfruttando l’ultimo mese estivo, sono andato a Salerno a bordo della Mula. Tante, tantissime le cose da raccontare: innanzitutto il viaggio di andata fatto in notturna (la partenza ad Olbia era prevista per le 9, e così sono partito alle 4:30 del mattino), poi le numerose prove del navigatore TomTom Rider che mi hanno portato a percorrere strade che, nonostante attraversassero zone a me conosciute, mai avrei preso in considerazione. Ovviamente non poteva mancare una sosta culinaria in un ristorante di Santa Maria di Castellabate in compagnia di mio fratello Luca (dopo non so quanti anni!!!)… insomma, devo solo trovare il tempo di iniziare a scrivere e man mano  pubblicherò gli articoli!!! 🙂

Cartina o GPS?

E’ questa una delle domande che personalmente mi pongo ogni volta che mi accingo ad intraprendere un viaggio in moto… e puntualmente, dopo un attimo di riflessione, mi fornisco la risposta, che da anni è sempre la stessa.

Leggendo forum, libri, resoconti di viaggio, molti motoviaggiatori utilizzano oggi i dispositivi GPS che man mano sono entrati a far parte del corredo tecnologico nei viaggi in moto. Anche i software di pianificazione degli itinerari si sono adeguati a questa nuova frontiera del turismo in moto, inserendo le apposite icone e la possibilità di escludere, magari, i tratti autostradali privilegiando gli itinerari più panoramici e “curvosi”, quelli insomma che amiamo noi motociclisti.

Ad ogni uscita, a meno che non si tratta dello storico itinerario che conosciamo a memoria, abbiamo bisogno di un supporto che ci indichi la strada da percorrere… e quindi, a questo punto, ci domandiamo: è meglio rimanere sul metodo tradizionale con l’utilizzo della cartina, o orientarci su un tecnologico GPS?

Non so voi, ma io preferisco la cartina.

E’ vero che il GPS ci conduce nel punto di arrivo da noi scelto, ma la strada che ci indica è veramente quella che avevamo intenzione di percorrere?

La visione di insieme che fornisce una cartina è sicuramente diversa da quella di una cartografia a corredo di un GPS: dei vari modelli di navigatori che ho provato, infatti, il livello di dettaglio aumenta man mano che aumentiamo lo zoom, mentre una visione globale della zona con la visione dei dettagli sempre costante, possiamo averla solo con una cartina.

Con questo non voglio assolutamente denigrare o far sembrare inutile l’utilizzo di un GPS; sto solo dicendo che tra i due preferisco il supporto tradizionale. L’unico motivo che avrei per utilizzare un navigatore satellitare in moto, è per l’orientamento e la ricerca degli indirizzi nelle grandi città, dove ogni volta mi perdo e non ci capisco più niente!

Detto questo, a voi la scelta!

 

 

Ciao Freevax e buona strada!

E’ di oggi la notizia che una “pietra miliare” del turismo in moto, non aggiornerà più il sito creato da lui stesso. Freevax, un mototurista con la “M” maiuscola, ha deciso di porre fine (spero vivamente non per sempre) a quel piccolo regno virtuale che si era creato e che  era ed è tuttora appprezzato da tutti.

Sicuramente non è stata una decisione facile, perchè so cosa vuol dire mantenere un blog aggiornato, in particolar modo riguardante la nostra passione che “ruba” tempo e soldi (tanti soldi!) soprattutto alla famiglia. Un decisione che è solamente da lodare, in quanto frutto di una profonda presa di coscienza e di maturità.

Il sito sarà comunque disponibile “on line” per la consultazione e le idee di itinerari in moto sulla penisola ed oltre confine.

Buona strada Freevax, e grazie di cuore!