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Mototurismo in Sardegna: Carloforte ed Isola di San Pietro in moto, ovvero sull’isola dell’isola

San Pietro: un’isola dell’isola, come tante che circondano la Sardegna, ma diversa dalle altre. In passato è stata una colonia di esiliati genovesi, e da questa regione ha ereditato alcuni aspetti della cucina e del dialetto. Un’isola che vive di turismo e pesca: specialmente quella del tonno rosso, una pratica macabra ed affascinante al tempo stesso, dove il pesce viene prima indirizzato e poi chiuso all’interno delle camere della morte dove avviene la mattanza che ogni anno attira migliaia di visitatori e sempre più polemiche: da una parte chi vuole abolire questo tipo di pesca, dall’altra i pescatori che vivono di questo.

Oggi però sono qui per trascorrere una mezza giornata in completa tranquillità, alla scoperta di questi luoghi meravigliosi.

Il traghetto parte da Portovesme alle 10.30, a bordo qualche pendolare e alcuni turisti giornalieri come me. Il sole va e viene tra le nuvole grigie, mentre il vento di maestrale sembra intensificarsi gradualmente increspando il mare.

Ho visto le previsioni e non dovrebbe piovere… speriamo, perché ho dimenticato il kit antipioggia a casa! La traversata di 40 minuti trascorre velocemente ed in breve tempo sbarco sul molo del porto di Carloforte, le cui case molticolori dai tenui colori pastello sono illuminate da uno splendido sole.

Apro la cartine fornita dall’Ente per il turismo della Provincia di Carbonia-Iglesias e mi rendo conto che, in effetti, le strade asfaltate che coprono l’isola non sono poi così tante. Tra l’altro anche le distanze sono molto limitate, il che renderà questo itinerario breve ma sicuramente molto affascinante ed intenso. Innesto la 1^ e lascio Carloforte alla mia destra: pochi chilometri ed un cartello mi indica “Le Colonne”. Uno stretto corridoio in pietra mi porta al parcheggio dove lascio la moto all’ingresso della strada sbarrata e proseguo a piedi lungo un sentiero che, tra le ginestre, costeggia il mare. Qualche metro più in là e mi affaccio da un promontorio dove le Colonne spuntano dall’acqua. Ahimè, ma già ne ero a conoscenza, la violenta perturbazione che ha colpito la Sardegna il mese scorso provocando 16 morti, non ha purtroppo risparmiato uno dei due speroni di roccia che è crollato per sempre. Almeno questa volta non è stata la mano dell’uomo ad esserne la causa!

 

Proseguo verso la Caletta in completa solitudine, dove giungo alla spiaggia ma sono poi costretto a tornare indietro perché l’asfalto è finito!

Poco male, visto che al rientrando in direzione di Carloforte ne approfitto per percorrere la via che passa dietro gli stagni dove, anche qui, fanno bella mostra di sé i fenicotteri rosa. Devio verso Cala Fico ed un po’ di curve rendono più ritmica la guida. Alla mia destra, delle curiose ed insolite formazioni rocciose che prendono il nome di bocchette, non passano inosservate.

Proseguendo ancora, eccomi arrivare alla suggestiva Cala Fico dove le onde del mare si infrangono sulle rocce bianche che la caratterizzano. Il perchè visito questi luoghi lontano dai periodi di affluenza turistica, lo scopro ogni volta che mi ritrovo da solo: la straordinaria bellezza di sentirsi, anche solo per qualche attimo, in completa solitudine. Senza pronunciare parola, senza sentire voci o rumori diversi da quelli che la natura sa regalare, riesco a trovare la mia pace, la mia serenità… e certe volte anche la risposta a tanti “perchè”.

Ancora più avanti giungo in un grande piazzale posto sul promontorio che prende il nome di Capo Sandalo. Il vento qui è forte e ne approfitto per fumare una sigaretta e godere di queste splendide visuali rese ancora più vivaci dalle nuvole che sporadicamente coprono il sole e che illuminano a tratti tutto ciò che mi circonda. Il panorama è bellissimo, contornato non solo dai colori, ma anche dal grazioso faro che contrasta con l’ambiente circostante.

A nord dell’isola ci sono le vecchie tonnare, gli antichi stabilimenti dove arrivavano i pescherecci per la lavorazione del tonno rosso. Di fronte, la piccola Isola Piana e tra le due coste la forze della corrente marina genera onde lunghe e potenti che scaricano la loro forza sugli scogli. Ormai qui tutto è silenzio, ma posso facilmente immaginare il viavai di gente e imbarcazioni che portavano il loro pescato per la lavorazione.

Torno a Carloforte quando sono già trascorse le 13, e dopo aver apprezzato i luoghi, i panorami ed i rumori di questi posti, non mi resta che scoprire l’Isola di San Pietro a tavola, al ristorante “A Galaia”… con molta calma… tanto i traghetti per il rientro ci sono a qualsiasi ora del pomeriggio e della notte…

Imbarcare la moto sul traghetto: Istruzioni per l’uso

Giorni fa mi è stato suggerito dal blog Io e Amelia di scrivere un post relativo ai consigli per imbarcare una moto sul traghetto.
In effetti non ci avevo mai pensato perchè, vivendo ormai da 10 anni in Sardegna, per me è normale raggiungere “il continente” via mare… e per forza di cose sono costretto ogni volta ad imbarcare la Mula per la traversata.
Partiamo quindi dall’acquisto del biglietto: a differenza delle autovetture, la voce “veicolo al seguito” non prevede opzioni perchè una moto è una moto. L’autovettura infatti, può trasportare bici sul tetto, installare bauli che spesso e volentieri riescono a far superare il limite massimo previsto (circa 180 cm) di altezza del veicolo e così far scattare la tariffa successiva. L’unica accortezza da seguire è quella di riportare il numero di targa esatto ed eventualmente la fascia di cilindrata se richiesta.
Arriviamo alla banchina e per noi motociclisti spesso ci assembrano in una corsia riservata o quanto meno ci radunano per l’imbarco in un luogo in disparte: il vantaggio è quello di potersi imbarcare prima degli altri mezzi e, soprattutto per chi non ha preso la cabina, possiamo scegliere subito quali posti occupare sui ponti. Credetemi, specie in estate, vuol dire tanto!
Mi raccomando, quello che vi sto per dire è questione di civiltà, rispetto, senso civico e sicurezza personale: mentre imbarcate indossate sempre il casco! Alcuni ufficiali responsabili riprendono (giustamente) il biker che imbarca senza casco, quindi onde evitare anche brutte figure (perchè con il casino che c’è durante quest’operazione, chiunque grida) indossate il casco quando sul pontile si grida “LE MOTO!” per l’imbarco.
Prima di imbarcare attrezzatevi a dovere, perchè durante la traversata non c’è possibilità di scendere nei garage. Utilizzate la borsa serbatoio per porre tutto ciò che vi serve per il viaggio. Se la traversata è in notturna, non dimenticate un asciugamani, spazzolino, dentifricio e sapone… e poi caricabatterie per cellulare, fotocamera (o videocamera), spuntini per chi è goloso come me, un bel libro da leggere e se siete in compagnia un mazzo di carte o qualsiasi altra cosa può aiutarvi a far trascorrere il tempo.
Sembra banale, ma quando salite sul ponte prestate attenzione. Ci sono alcune regole non scritte che bisogna seguire:

  • il dislivello del ponte di imbarco sulla banchina può provocare, per le moto con poca luce al suolo, lo  strisciamento dei collettori o delle plastiche della carena, quindi affrontatelo salendo non perpendicolarmente ma in obliquo;
  • la superficie del ponte di imbarco accumula salsedine di mare, olii e grassi di vetture, quindi è scivolosissima al pari, se non peggio, delle strisce bianche bagnate!
  • il fondo del ponte di imbarco presenta gradini antiscivolo (badare bene che sono idonei più per autovetture e mezzi pesanti che non per moto) e una specie di “funghi”, in genere evidenziati con colore giallo, che servono per fissare le catene di blocco per i camion;
  • seguite le indicazioni fornite dal personale di bordo, perchè saranno loro a guidarvi verso il punto di parcheggio.

Le moto in genere vengono fissate dal personale di bordo, ma conviene sempre chiedere prima di salire alle poltrone. In ogni caso, come faccio io, la lego direttamente senza dire niente. Ai pilastri in acciaio della struttura portante della nave, sono poste delle funi che servono per legare la moto. Essa va parcheggiata in modo che il cavalletto laterale risulti sul lato della fiancata e l’asse in corrispondenza delle pedaline, si deve trovare in direzione del pilastro dove è legata la fune. Inseriamo la marcia (alcuni legano una fascetta in plastica al freno anteriore per essere più sicuri) e innestiamo il bloccasterzo, sempre con la ruota rivolta alla fiancata della nave.
Passiamo la fune sopra il sedile e leghiamola in modo teso alla pedalina corrispondente al freno posteriore (in pratica quella opposta al cavalletto). Alcuni portano con loro un cavo di traino da utilizzare al posto delle funi ed uno straccio da mettere sulla superficie dove passa la fune sul sedile in modo da non lasciare segni.
A questo punto assicuriamoci che tutte le borse siano chiuse a chiave (a me non è mai successo che abbiano rubato qualcosa, ma non si può mai sapere) e possiamo finalmente salire ai ponti!
Se avete preso la cabina non avrete problemi per dormire, ma se viaggiate con la tariffa “passaggio ponte” allora assicuratevi il posto migliore per dormire: le poltrone del bar o, per chi è già accessoriato in modalità camping, non c’è niente di più bello che dormire all’esterno con sacco a pelo e materassino!

Nello scendere dal traghetto a traversata conclusa , adottate le stesse accortezze avute nel salire e state attenti alle vetture, perchè l’euforia della vacanza provoca disattenzione nelle manovre.
E’ vero che spesso le traversate in mare possono risultare frustranti, ma ogni volta che devo partire in moto, salire sul traghetto e viaggiare verso la mèta mi permette di metabolizzare in modo graduale le sensazioni che provo quando inizio un viaggio. C’è sempre il timore che abbia dimenticato qualcosa a casa, ma poi lascio perdere e penso solo alle bellissime esperienze che andrò ad affrontare di lì a poco.