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Mototurismo in Basilicata: Le Dolomiti Lucane in moto

Otto lunghi ed interminabili mesi sono finalmente passati… non ho più scritto sul blog perchè sono mancate le possibilità, la voglia, la fantasia, la concentrazione per nuovi articoli….insomma è stato un periodo un po’ buio dal punto di vista motociclistico (personale) dovuto a varie ragioni ed eventi che non sto qui a spiegare.

Ma finalmente ho ritrovato le risorse economiche ed ho fatto risistemare al meglio la mia amata Zingara: kit trasmissione nuovo di zecca, tagliando completo, sistemazione di alcuni problemini meccanici e finalmente la moto è pronta a ripartire.

Ho approfittato di quest’ultimo fine luglio per prendere una settimana di vacanza da trascorrere in Campania, dai miei genitori: erano due anni che non ci scendevo in moto!!! Alla faccia!!! D’altronde la scorsa estate l’ho passata interamente a casa, a causa della rottura del malleolo accorso a Clara che, poverina, ha dovuto subire un intervento chirurgico e l’ingessatura per tutto luglio ed agosto.

Non ho pianificato alcun itinerario particolare, poiché mi sarei adeguato giorno dopo giorno in base alla voglia di uscire in moto. E la voglia, c’era. E tanta.

Sfiga vuole che proprio durante la settimana trascorsa dai miei, era previsto il passaggio di una breve ma intensa perturbazione sul sud Italia. Controllo il meteo il giorno prima e noto che c’è un “buco” di calma dal mattino, fino alle 17 del pomeriggio circa: perfetto! Destinazione Dolomiti Lucane!!!

Mi sveglio all’alba, preparo la moto con il minimo necessario, faccio il pieno e dico ai miei genitori di non aspettarmi per pranzo (le alici fresche possono essere fritte anche stasera!).

Imbocco l’autostrada in direzione di Reggio Calabria e poi devio verso Potenza. Il cielo è coperto e l’asfalto umido in più punti mi fa pensare che stanotte ha piovuto in Basilicata. Supero Potenza ed imbocco la Strada Statale in direzione di Metaponto. E’ all’uscita di Calciano che inizia il vero e proprio itinerario in moto lungo le strade del Parco Regionale delle Piccole Dolomiti Lucane.

Calciano, come quasi tutti i paesi in quest’area, è arroccato in cima ad una collina. Sotto di esso sono ben visibili i ruderi dell’antico paese, con alcuni ingressi scavati direttamente nella roccia in tufo. Una stretta strada di penetrazione agricola ma comunque asfaltata, mi conduce fino a Garaguso dove imbocco la SS277 che mi consente di arrampicarmi verso Oliveto Lucano dalla cui vegetazione che ricopre il colle dove sorge il paese, è facile intuire l’origine del suo nome.

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Raggiungo il più vivace centro cittadino di Accettura, molto famosa per la festa del Maggio che si svolge nel periodo di Pentecoste. Dopo aver fatto rifornimento riprendo l’itinerario ed imbocco la stretta ma gradevole Strada Provinciale di Pietrapertosa che mi consente di attraversare la bellissima e verde foresta di Montepiano. Finalmente un po’ di fresco da godere viaggiando piano, molto piano, sotto l’ombra di alberi alti e rigogliosi. Dopo aver scollinato, il panorama di apre improvvisamente su un’ampia vallata circondata da montagne verdi e rocciose.

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Pochi chilometri ancora (questa volta però sotto il sole) ed ecco apparire Pietrapertosa a ridosso delle rocce che costituiscono parte delle Dolomiti Lucane. Bella e caratteristica, anche se quel gruppo di palazzine moderne all’ingresso del paese sono un pugno in un occhio….ma basta avvicinarsi al centro abitato per lasciarsele alle spalle e godersi le piccole case immerse in un contesto paesaggistico davvero unico.

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Mi fermo per scattare qualche foto e noto che molti sono i turisti stranieri in visita, ma pochi quelli italiani…

Il caldo si fa sentire e qualche nuvola nera inizia a vedersi all’orizzonte: le previsioni meteo parlano di precipitazioni temporalesche a partire dalle 16.30-17. E’ ora di pranzo e decido di spostarmi a Campomaggiore. Da Pietrapertosa scendo lungo la statale tra curve e tornanti che si aprono su un panorama bellissimo affacciato alle Dolomiti Lucane, ed ogni volta che volgo lo sguardo vorrei fermarmi per scattare una foto da ogni angolazione. Sono costretto a rinunciare ala visita di Castelmezzano poiché la strada che conduce al paese è accessibile per i soli residenti.

Giungo a Campomaggiore dopo aver affrontato numerosi tornanti in salita, il cui numero riportato in ogni curva non segue correttamente un preciso ordine, e mi fermo a pranzo presso l’ippoturismo “La Fattoria del Conte”, dove consumo un delizioso pranzo.

Dopo mangiato, come da programma, visito i caratteristici ruderi di Campomaggiore Vecchio, situati a pochi chilometri di distanza dall’attuale cittadina.

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Ecco qualche gocciolina di pioggia che inizia a cadere dal cielo. Avrei voluto fermarmi ancora un altro pochino, e visitare più località nelle vicinanze, ma non sono in viaggio….ed è ora di tornare….

Arriva la bella stagione e si riparte in moto

Sta per tornare il caldo e di conseguenza tornano le temperature perfette per tirare fuori dal garage la moto e sfruttarla in ogni momento disponibile.

Se anche voi state soltanto aspettando il momento giusto per spolverare la vostra due ruote e organizzare il primo viaggio della stagione, preparate tutte l’attrezzatura, la tuta, il casco, i guanti estivi di Spidi Sport (voi di che marca li avete?) e cominciate ad immaginarvi all’aria aperta a sfrecciare sulle stradine “tuttecurve” d’Italia e d’Europa.

Se avete girato già i dintorni del vostro paese in lungo e in largo e state cercando nuove destinazioni per le vostre escursioni, provate a cercare sul web o sulle riviste specializzate. Se pensavate di aver esplorato ogni angolo della vostra regione e aver scoperto ormai tutte le zone più curiose e particolari, quelle dove si portano gli amici senza spiegare troppo in anticipo per stupirli una volta arrivati, dovrete quasi sicuramente ricredervi.

In particolare, sui siti che accolgono le discussioni dei veri appassionati di turismo in moto, tipo http://www.mototurismo.it/, un mezzo con cui potete raggiungere mete a cui altri mezzi di locomozione non hanno accesso in nessun modo, troverete spunti sempre interessanti e da provare. Fosse soltanto un ristorante più nascosto del solito o una valle che avevate sottovalutato.

Se invece siete uno di quelli che scrivono quel tipo di suggerimenti per gli esploratori meno esperti, troverete sicuramente consigli per espandere i vostri viaggi fuori dai confini conosciuti e provare nuove esperienze. L’importante è passare l’estate a cavallo della propria moto. 

Questo è un post sponsorizzato.

Rientrando da Salerno (ovvero parodia di un vero viaggio in moto, trasportando specialità tipiche campane)

Si sa, noi del Sud (non a caso la lettera è maiuscola) generalmente viviamo nell’ottica del cibo come elemento fondamentale della vita. Non è solo questione di nutrimento, ma soprattutto di piacere e convivialità tra chi si vuole bene.
L’amore per la tavola è sempre stato vivo fin dalla mia infanzia e con la maturità ormai acquisita in questi quasi 35 anni di vita, ho fatto consapevolmente mia una filosofia su cui si basa la mia esistenza: mangiare di gusto. Non sono un tipo che mangia solo per ingurgitare, ma vado alla ricerca di quei prodotti tipici particolari, gli abbinamenti adatti…. insomma mi piace il “giusto ma buono” (ciò non toglie che come optional di serie, mi porto sempre dietro la mia bella pancina!).
Complici di queste abitudini sono senz’altro i miei genitori. Loro però, rimangono più sullo “spartano”, sul “paesano”, mentre a me piace mangiare dalla “semplice” ricotta del pastore amico dei miei genitori, alle scaglie di tartufo bianco con tagliatelle tirate a mano… insomma sono un polivalente della buona tavola!
Ogni anno è ormai un appuntamento fisso il viaggio in moto dai miei genitori che immancabilmente, oltre le solite raccomandazioni (vai piano…. nun còrre…. chiama quando parti…. chiama quando arrivi al porto…. ma è necessario piglià ‘stà motocicletta?…) non lasciano nel dimenticatoio la fatidica frase: E PO’, QUANN TUORN A CAGLIARI, NUN T’ PUO’ PURTA’ NIENT!!!!
Il “NUN T’ PUO’ PURTA’ NIENT” è riferito solo ed esclusivamente a generi alimentari quali: mozzarelle, sott’oli, salumi e formaggi vari, nocciole, origano e quant’altro mia mamma e mio padre riescono a preparare durante l’anno.
Ed io che li raccomando di non mettere da parte molte cose, perchè dopo la cura alimentare esclusivamente dedita all’ingrasso cronico (+4kg in 6 giorni sono ormai la norma), c’è il periodo di “disintossicazione”.
Per venire incontro alle esigenze e desideri di mia mamma, ho “upgradato” la Mula in modo da aumentare il volume dei bagagli da portare al seguito. E puntualmente, nonostante tutti gli sforzi, lo spazio non è mai abbastanza.
In totale ho: 35+35 lt di valigie laterali; 46 lt il topcase, 49 lt la sacca a rotolo Touratech, 12+12 lt le borse Touratech da mettere sopra le valigie, 26 lt la borsa serbatoio… e non è bastato nemmeno questa volta!!!! Tant’è che le ho detto, dopo aver caricato il tutto: “Ma’, se fossi venuto con un TIR, saresti stata capace di riempirmi anche quello!
Durante la permanenza a casa dei miei, giorno dopo giorno mamma apre cassetti o pensili e tira fuori qualcosa: “uè Cà, chist me l’ha portato ‘na signora ca stà abbascio ‘o ponte… mò t’o mett cà, accussì t’o puort….” (trad: Carmine, questo me l’ha portato una signora che vive nei pressi del ponte, ora te lo poggio qui così te lo porti), e il tavolo della cucina rustica, utilizzato con l’occasione come “deposito di stoccaggio merce in partenza”, si riempie sempre di più. Oltretutto l’immancabile appuntamento con l’acquisto delle acciughe da Delfino Battista a Cetara non può mancare e così (di questo però, me ne assumo pienamente le responsabilità!) mi ritrovo con decine di barattoli sott’olio e con alici e bianchetti preparati nei modi più disparati. Fino all’arrivo dell’ultimo giorno: la prenotazione delle mozzarelle di bufala!
Uè Cà, ‘e deciso quanta muzzarell’ t’ja purtà?”… Quanta mozzarella!?!?! Sarebbe più corretto dire quanti chili di mozzarella!!! L’unica raccomandazione che faccio a mio padre è quella di farmela dividere in contenitori di polistirolo piccoli, in modo da poterli gestire meglio.
Tenendo sempre presente le regole fondamentali per la sistemazione dei bagagli in moto, parcheggio la Mula con il codone rivolto alla porta di ingresso della taverna ed inizio a piangere per lei… se potesse parlare, mi manderebbe a quel paese ogni volta che faccio questa operazione.
Inizio con la sacca a rotolo dove trovano posto due contenitori in polistirolo contenenti bocconcini di bufala, mozzarella di bufala, rotolo di mozzarella e l’immancabile e squisita provola affumicata.

Sembra già piena? E’ solo un’illusione ottica, perchè basta aprire l’altro verso della sacca per rendersi conto che hanno trovato spazio anche i barattoli di alici e bianchetti sott’olio….a proposito, quest’anno non ho potuto fare a meno di comprare la novità della ditta Delfino Battista: due barattoli di nero di seppia già pronto per condire la pasta!
Alle estremità destra e sinistra, laddove rimane lo spazio grazie ai profili non combacianti dei contenitori di polistirolo con la sacca, c’è sempre la possibilità di infilarci qualche salsiccia o capocollo confezionato sottovuoto.
Riesco a chiudere la sacca e passo alla fase successiva del riempimento delle valigie laterali.
Nella valigia destra ci sono due contenitori con tappo azzurro dove mamma ha messo i biscotti alla nocciola fatti da lei, una scatola dei Thun che contiene i pomodorini “del piennolo” comprati in Costiera Amalfitana, un barattolo di strutto – “si t’ vèn a ment’ ‘e fà ‘na crostata” (trad.: se magari vuoi fare una crostata) -, pancetta, scamorza, altri salumi che facilmente trovano posto nei piccoli spazi rimasti tra un contenitore e l’altro… infine l’unico accessorio moto rappresentato da quella borsetta rossa: il kit di primo soccorso….

Nella valigia laterale sinistra bisogna invece procedere a gradi: il primo strato è composto da un notevole pezzo di pancetta, un provolone stagionato nelle grotte del Cilento diviso in quarti e posto sotto vuoto, una busta contenente ricotta secca di capra, “pezzentelle”, tranci di guanciale aromatizzato, soppressate. Nel secondo strato prendono posto i fichi secchi meglio conosciuti come “moscioni” vista la loro particolare morbidezza pur essendo cotti nel forno a legna. Ciò che adoro di questi fichi è quando trovo quella goccia ambrata semicaramellata del nettare del fico, fuoriuscita durante la cottura e bloccata lì, nel “culo” del frutto!
Nel topcase trova posto il mio abbigliamento ed un piccolo pensiero per mia moglie Clara e mia suocera Luisa da parte di mia mamma… sono le cose più leggere e vanno messe in alto in modo da non sbilanciare la moto…
Sono rimaste la borsa serbatoio dove stiverò ciò che mi serve per il viaggio e per trascorrere la notte in traghetto, e le due borse Touratech che vanno montate sulle valigie laterali. In una di esse infilo un consistente capocollo, altri tranci di guanciale ed un contenitore con i gusci in pasta frolla per comporre le pesche (praticamente dei dolci la cui parte concava interna viene riempita da un lato di crema a limone e dall’altro di crema al cacao, mentre l’esterno è imbevuto nell’alchermes ed avvolto dai granelli di zucchero).

Nell’altra borsa Touratech prendono posto una pancetta, altri salumi e, per forza di cose viste le previsioni meteo, il kit antipioggia Diluvio Light della Tucano Urbano.

Qualcuno potrebbe dire: ma come, nella borsa serbatoio niente da mangiare??? Certo che si! Il panino (mezza pagnotta in stile pugliese) riempito di mozzarella, pomodoro, olive e prosciutto che servirà per la cena.
Uè Cà, ci stà chiù nient’????“… stavo dimenticando la borsetta che ho comprato da Decathlon per il manubrio della bici!!! Anche quella viene giustamente sfruttata a dovere: i barattoli di pasta di nocciole per fare l’omonima crema alcolica ed una bottiglietta di alchermes concentrato per imbibire le pesche di cui parlavo prima (mamma non dimentica mai alcun dettaglio!).

Faccio un riassunto di tutto, vedo la tavola dov’era stato stipato tutto ormai vuota, e mi rendo conto che la vacanza è finita. Mi vesto, giro la chiave nel quadro e metto in moto. Mamma e Papà sono lì a guardarmi quando ingrano la marcia. Ci salutiamo, e mentre varco la soglia del cancello di ingresso mi sembra di rivedere in un attimo tutti i momenti trascorsi insieme durante la settimana. Non posso far altro che pensare a quanto sono fortunato ad avere due genitori come loro.
Mamma e Papà, vi voglio bene!



Dove mangiare: Badu e Fonne

Ad Ovodda, nel cuore della Sardegna, è presente questo bellissimo e tranquillo agriturismo. Ad accogliervi sarà Alessandro con la moglie, pronti a farvi compagnia nella grande sala ben arredata con oggetti anticamente utilizzati nel vita agricola quotidiana, mentre nel grande camino è infilzato un maialetto nel girarrosto.
L’ambiente è gradevole, familiare e l’ampio spazio verde all’esterno rilassante. Al lato della struttura è presente un giardino piantumato e ben curato, con tavoli e sedie in pietra, al centro del quale è stata costruita una “pinnetta” utilizzata per varie occasioni. I piatti sono a base di prodotti locali, in particolare gli ottimi latticini provengono dal vicino caseificio, gli squisiti salumi ed i sottoli sono prodotti dalle mani dei padroni di casa… e non mancheranno le specialità del posto come i “pizzuddos”. Le porzioni abbondanti e la cordialità con la quale si è accolti, faranno venire la voglia di ritornarci più volte. Badu e Fonne ha a disposizione anche 3 camere da letto per la notte, e la colazione del mattino è fatta con marmellate prodotte in casa e latte di vacca appena munto! Possibilità di escursioni a cavallo o trekking. Inoltre è un ottimo campo base per percorrere bellissime strade e scoprire meravigliosi scorci della Barbagia per noi amanti del mototurismo.
Ci sono stato 2 volte: la prima in occasione del weekend trascorso con mio cognato Marcello ed altri due amici a bordo dei quad lo scorso dicembre; la seconda volta con tutta la famiglia in occasione delle ultime abbondanti nevicate… entrambe le volte sono rimasto soddisfattissimo, con il plauso di tutta la famiglia. Ho promesso a mia moglie che ci torneremo per trascorrere un weekend in primavera, a base di escursioni ed ottime mangiate!

Badu ‘e Fonne
Località Badu ‘e Fonne 7 – Ovodda (NU)
Tel.: 078454103 – 3472545272

Mototurismo in Austria – IV^ Tappa: 01.10.2010 – Da Mondsee a Gmunden

E’ l’alba quando ci svegliamo, ed il cielo è completamente coperto. Una leggera e costante pioggerella bagna la strada, il giardino della casa dove abbiamo trascorso la notte e i tetti delle case intorno. Siamo costretti ad indossare il kit antipioggia perchè, a vedere il cielo, sicuramente non smetterà di piovere a breve.

Si parte e da Mondsee seguiamo il cartello “RomantikStrasse” che ci permette di costeggiare prima l’omonimo lago, successivamente il suo “vicino”, il Wolfgangsee. Piove, eccome se piove! Ma il fascino di questi posti rapisce comunque: che ci sia sole, pioggia o nebbia, c’è sempre una ragione per apprezzare questi luoghi. La fitta foschia purtroppo non ci permette di godere del panorama sui laghi, che siamo sicuri è bellissimo… per contro, possiamo porre maggiore attenzione ai paesini che attraversiamo, con le facciate delle loro case, i balconi fioriti, le decorazioni dei negozi Oltrepassato Sankt Wolfgang im Salzkammergut, arriviamo a Bad Ischl, dove la Principessa Sissi aveva una casa-vacanza, alle cui porte del paese ci imbattiamo in un mercatino. Ci fermiamo? O non ci fermiamo? Penso che la risposta sia scontata…

Parcheggiamo la moto vicino la piccola stazione ferroviaria e, imbardati con il kit antipioggia che sostituisce egregiamente l’ombrello, ci infiliamo tra la gente del posto: il 95% delle bancarelle vende specialità gastronomiche che vanno dai formaggi, ai salumi, ai bretzel dalle decine di forme e gusti… Assaggiamo uno “zelten”, una specie di schiacciata con aromi e sale sulla superficie, ed un brezel caldo: ottimo!!! E’ bellissimo vedere la gente del posto, sia uomini che donne, indossare il caratteristico berretto tirolese, con la piuma legata da due giri di corda intorno al copricapo.


La pioggia continua a cadere incessantemente, per fortuna non violentemente e così, pur avendo cautela nella guida, continuiamo a macinare chilometri. Ad un tratto, vediamo sulla nostra sinistra un bellissimo mulino ad acqua, le cui ruote girano velocemente: è l’Erlebnismuseum D’Anzenaumühl, vicino Bad Goisern, un mulino piccolo ma caratteristico, i cui meccanismi sono ancora completamente funzionanti. Proseguiamo in direzione di Hallstatt, la pioggia ci regala un po’ di tregua ed ecco aprirsi davanti ai nostri occhi l’Obersee, le cui acque così calme fanno da specchio alle piccole abitazioni in legno costruite sulle rive ed ai monti che, avvolti dalle nuvole, sembrano proteggere in un immenso abbraccio questo piccolo angolo di paradiso. Hallstatt ci accoglie sotto una fitta pioggia e rinunciamo alla sosta (che, leggendo le guide turistiche, meritava). Dopo Hallstatt inizia una delle strade più belle (motociclisticamente parlando) percorse fino ad ora, verso Bad Aussee: si sale di quota affrontando strette curve e tornanti, dove si incrociano cartelli che avvisano dell’eventuale chiusura della strada in caso di neve. Si passa in mezzo ai boschi, dove non incrociamo alcun altro mezzo a motore. Arriviamo al Koppenpass da dove la strada inizia la sua discesa. Superiamo Bad Aussee, ritorniamo a Bad Goisern e proseguiamo in direzione di Gmunden. Sulla strada incrociamo dei piccoli chioschi in legno che vendono spiedini arrosto di pesce di lago, principalmente trota, ma ahimè sono chiusi e a malincuore non riusciamo ad assaporarli.

Arriviamo a Gmunden dove impieghiamo non poco a trovare un alloggio. Gmunden è una cittadina abbastanza grande ed a spiccata vocazione turistica, tant’è che nei pressi del centro, non riusciamo a trovare né gasthof, né gasthaus ma solo alberghi che, tra l’altro, non avevano nemmeno posti liberi o erano troppo cari. Poco fuori Gmunden prendiamo una camera in una Gasthof dove scarichiamo i bagagli. Dopo una doccia rigenerante passeggiamo per il paese che, ahimè, non ha moltissimo da offrire in questa stagione se non il simpatico orologio pieno di campanelle della Rathaus che, allo scoccare di certe ore, suonano un motivetto vivace e piacevole. E’ rilassante passeggiare per il lungomare dove nuotano germani reali, cigni ed altri volatili acquatici.

E’ ormai sera e torniamo alla Gasthof per la cena. Il ristorante è quasi al completo, segno evidente che si dovrebbe mangiare bene, ed infatti!!! Io scelgo degli ottimi canederli con salsa ai finferli, mentre Clara sceglie canederli con salsa ai peperoni, da bere ormai è d’obbligo la birra ed a seguire il dolce.


Anche oggi siamo in ritardo sulla tabella di marcia. Abbiamo percorso meno chilometri di quanto preventivato e quindi sono costretto a cambiarfe nuovamente i programmi per domani. Parlandone con Clara mi ha proposto un’altra possibilità riguardo al proseguimento del nostro viaggio di nozze: arrivare fino a Vienna e poi tornare in Italia, passando per Assisi, luogo importantissimo per Clara.


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Mototurismo in Austria – I^ tappa: 27-28.09.2010 – Da Livorno a Klagenfurt

Da Cagliari imbocchiamo la SS131 in direzione di Olbia che raggiungiamo alle 19,00 circa e ci accoglie con un vento abbastanza freddino. Il sole tramonta dietro il granito dei rilievi che sovrastano Golfo Aranci.

Alle 20 ci imbarchiamo sul traghetto della Sardinia Ferries e, mentre parcheggio la moto nel ponte, Clara si reca alla reception per prendere la chiave della cabina, dicendo alle hostess che “il biglietto ce l’ha il mio ragazzo che sta parcheggiando la moto”… il mio ragazzo?!?!?!? solo ieri ci siamo detti “si” sull’altare!!! vabbè, piccoli e perdonabili lapsus di cambiamento di status.
Ci svegliamo con la voce dell’hostess che annuncia l’arrivo del traghetto a Livorno. Ci affacciamo all’esterno, il cielo è coperto da nuvoloni grigi e l’aria che respiriamo è quella dall’odore di pioggia, ma ciò nonostante non vogliamo ancora indossare il kit antipioggia.

Scendiamo dal traghetto ed imbocchiamo subito la FI-PI-LI in direzione di Firenze. Non c’è molto traffico, e nelle poche code che incontriamo riusciamo a districarci abbastanza agevolmente nonostante il peso della 1400GTR stracarica.

Da Firenze a Bologna, l’autostrada passa attraverso gli Appennini e la voglia di uscire al primo casello e percorrere le strade interne è tanta, ma è ancora più forte quella di arrivare sulle Alpi.

La nebbia e una leggera pioggerellina ci accompagnano in questo tratto di strada.

A Bologna troviamo nuovamente il sole ed una lunga fila di auto e camion stentano ad andare avanti, ma con la moto riusciamo pian piano a continuare senza nemmeno usufruire della corsia di emergenza.

E’ quasi mezzogiorno e prima di Padova facciamo una sosta presso l’autogrill “Adige” per mangiare l’immancabile Rustichella.

Dopo aver sgranchito le gambe, riempito lo stomaco e svuotato le nostre vesciche, proseguiamo il viaggio in direzione di Venezia che superiamo, per poi imboccare la A23 verso Udine. Qui troviamo nuovamente le nuvole nere, ma per fortuna non piove almeno fino a Tarvisio.

Su questo tratto di autostrada, iniziamo già ad assaporare con la vista ciò che ci aspetta oltrepassato il confine. Ai nostri fianchi il manto stradale serpeggia in mezzo alle Alpi che ci regalano delle bellissime cascate con salti di diverse decine di metri, mentre Clara non fa altro che ammirare l’ordine maniacale dei fiori sui balconi delle case dal classico stile tirolese.

Giungiamo al confine con tanto di scritta sul cartello che indica l’inizio dell’autostrada austriaca colorato non più in verde ma in blu. Ci fermiamo per comprare la “Vignette” che ci permetterà di viaggiare sulle autostrade austriache (se eventualmente dovessimo imboccarle, ma lo escludo se non per il rientro) per 10 giorni.

Abbandoniamo l’Italia, percorrendo i nostri primi chilometri nella regione della Carinzia.

Usciamo a Villach e costeggiamo il Worthersee, un tranquillo lago le cui rive in alcuni punti lambiscono la strada che stiamo percorrendo. La nostra prima breve sosta è a Maria Worth, un piccolissimo borgo che conserva una magnifica chiesa eretta sulle rive del lago.

Ci rimettiamo in sella e giungiamo a Klagenfurt am Worthersee, precisamente nella Neuer Platz dove l’ufficio informazioni, ci fornisce il materiale necessario per trovare alloggio, oltre a brochure per le visite nei dintorni. Rimaniamo sconcertati dal fatto che i primi quattro alberghi da noi visitati, avevano le camere al completo ma per fortuna, dopo una mezz’ora circa, riusciamo a trovare una camera presso l’Hotel Geyer, a pochi passi dal centro cittadino.

Dopo esserci sistemati ed aver fatto una doccia, usciamo a piedi con la mappa di Klagenfurt in una mano e la macchina fotografica nell’altra.

Passeggiamo a lungo sempre con gli occhi puntati verso l’alto, apprezzando lo stile architettonico degli edifici e le decorazioni intorno alle finestre o sulle pareti esterne. Spiccano i campanili della Stadtpfarrkirche St. Egid e della Landhaus. Passiamo di fronte la chiesa Heiligengeistkirche la cui facciata è decorata con una bellissima meridiana. Il clima è gradevole, ma con l’arrivo del buio si sente l’umidità dovuta alla vicinanza al lago.

E’ ora di cena, anche se sono appena le 18.30, ed il ristorante Gasthaus im Landhaushof è situato sotto il porticato della piazza dove è sito il palazzo sede della “Land” che presenta due bellissime torri simmetriche. Gli interni sono con tetto a cupole ed i tavoli in legno, con l’arredamento e le luci soffuse, creano un bellissima atmosfera tranquilla e romantica.


Clara sceglie degli squisiti toast ripieni con cipolla, prosciutto e peperoncino, accompagnati da una cremina delicata, e la wienerschnitzel (tipo cotoletta alla milanese) accompagnata da patate al verde, io invece un ottimo piatto di salumi della Carinzia (dal gusto non molto diverso da quelli italiani) ed il gulash con canederli, il tutto innaffiato da vino locale. Non poteva mancare il dessert, rappresentato da un divino apfelstrudel con crema alla vaniglia spettacolare. I chilometri percorsi stamattina si fanno sentire, e decidiamo quindi di rientrare in albergo e prepararci per la prossima tappa di domani.


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Mototurismo in Corsica: un anno dopo…

…finalmente sono riuscito a completare il libro delle vacanze trascorse in Corsica da me e Clara lo scorso anno. C’ho messo tutto questo tempo sia perchè negli ultimi mesi ho avuto un bel pò da fare, sia perchè volevo progettare un’impaginazione più gradevole… mancano solo gli ultimi ritocchi grafici e poi mi rivolgerò a qualche tipografia per farlo stampare come si deve. L’album fotografico, invece, è già pronto e lo devo inviare come file ad un sito per la stampa in formato foto-libro.

Finito ciò, inizierò a scrivere del viaggio di nozze in Austria… sperando di finirlo prima dell’anno prossimo!!!!

Austria…works in progress…

Questo fine settimana, siamo rimasti rintanati in casa per poter sistemare tutto ciò che ci siamo portati dall’Austria: panni sporchi, tute, caschi e kit antipioggia da lavare, piccoli souvenirs da consegnare.
Domani vado a lavare “la Mula”, perchè è ancora qui sotto casa, sporca ed, ahimè, bagnata dalla pioggia di oggi.
Ho finito di riordinare anche le foto, tutto il materiale preso dagli infopoint e dalle Gasthof, dai musei, dai castelli. Ho lavato le borse laterali ed il bauletto posteriore sul quale ho messo gli adesivi di alcune delle località visitate: li osservavo e con nostalgia ricordavo i bellissimi momenti, le strade ed i luoghi vissuti in questi ultimi dieci giorni.
Fosse per me ripartirei subito, ma da domani si torna alla vita di tutti i giorni… ed è anche giusto così…

Il rientro…

Appena rientrati da un bellissimo viaggio lungo 10 giorni e 3900 km tra Austria, Umbria e Toscana.
Non vi anticipo nulla di tutto quanto, poichè a breve posterò il resoconto giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro con relative foto (alcune delle oltre 1500) e le mappe dei percorsi.

A proposito, giusto per curiosità, per quanto era carica la moto al rientro (e poi vi dirò cosa c’era nei bauletti!) ho deciso di battezzarla “La Mula” e presto farò aerografare il suo nome sulla carena….

Mototurismo in Corsica: 18 agosto 2009 – Il rientro a casa

E’ l’alba quando sia io che Clara apriamo gli occhi ed iniziamo a preparare la moto, chiudere la tenda per l’ultima volta e sistemare tutto prima che il sole, già caldo, arrivi sulla piazzola. Lasciamo il campeggio e passiamo l’intera mattinata sulla banchina di Bonifacio.

Prima abbiamo consumato la colazione, ma poco dopo un fragrante profumo di pane caldo ha nuovamente risvegliato i nostri sensi e non siamo riusciti a resistere alla tentazione di mangiare una baguette ciascuna, con salame e l’immancabile spalmata di burro….CHE BUONA!!!

Dopo aver passeggiato un pochino, decidiamo di riposarci e, approfittando di quella pausa, mi reco a comprare una bottiglia d’acqua per il viaggio di rientro. Dirigendomi verso il market, passo di fronte ad una salumeria. Entro, ed appesi al soffitto c’erano salami di tutti i generi. Fino a quel momento non avevo ancora comprato nulla di tipico da portare a casa (a causa soprattutto dell’inconveniente accorso con il bancomat), così decido di acquistare un po’ di salumi, compreso l’ottimo “figatellu” che avevamo assaggiato il giorno precedente durante il pranzo a Porto Vecchio. Peccato non ci fosse il brocciu, formaggio tipico còrso, perchè a detta del salumiere, non era periodo di produzione. Clara mi vede tornare con questo bustone di roba ma soprattutto con la faccia soddisfatta e non può fare a meno di riderci su.

Ormai l’orario di imbarco è vicino ed il traghetto per Santa Teresa sta arrivando… la Sardegna è lì, pronta nuovamente ad accoglierci… e con noi i bellissimi ricordi di questa vacanza in Corsica.

Tutto questo per te, Clara.