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Scarpe da moto: le giuste per la sicurezza

Viaggiare in sella a una moto, con il vento che accarezza il viso e scompiglia i capelli, indossando una camicia bianca in lino con il sole che tramonta alle spalle di chi domina la strada è uno dei sogni più ricorrenti.

Ma è bene che resti soltanto un sogno. Una delle regole più importanti che chi ama usare la moto deve rispettare è la sicurezza: la propria e di chi lo accompagna. Per questa ragione è bene scegliere sempre un abbigliamento consono. Via dunque a scarpe come sandali e infradito, sì a calzature che proteggono il piede anche – e soprattutto – in caso di cadute o necessità di poggiare il piede sull’asfalto. È essenziale scegliere le giuste scarpe da moto, calzature tecniche che sono ottime   compagne di viaggio.

Le scarpe da moto ideali per chi ama cavalcare la strada sono senza ombra di dubbio un bel paio di stivali con un gambale alto e parti rinforzate che rendono sicura la guida ma rendono ancora più protetti in caso di caduta, da qui la necessità di indossare scarpe che si aggancino ai protettori dei pantaloni da moto. Gli stivaletti che non arrivano sopra le caviglie offrono una protezione più bassa.

Estremamente consigliate sono le scarpe modello stivale, dotate di membrana impermeabile, che consentono prestazioni ottimali anche quando ci sono condizioni climatiche difficili; se poi hanno anche una suola in caucciù stratificata ed estremamente leggera, la calzata è ancora più confortevole. Un altro dettaglio importante è la fodera, che può essere realizzata in tessuto con componenti di microfibra scamosciata sul tallone per prevenire lo scivolamento del piede; associata a un proteggi-caviglia a doppia densità e stratificato sotto la tomaia, con imbottitura in schiuma di poliestere sulla parte posteriore che rende stabile la guida e protegge da escoriazioni e abrasioni da contatto con asfalto o terriccio. Nei modelli per motociclisti navigati, inoltre, diventa un optional essenziale il pannello riflettente di alta visibilità – posizionato sulla parte posteriore della scarpa – che rende il motociclista più visibile agli altri utenti della strada specie in assenza di una buona luminosità.

Se poi non si amano le scarpe alte fin sotto il ginocchio, c’è la possibilità di scegliere scarpe alte fino alla caviglia, in vari colori e modelli che offrono la garanzia di sicurezza e protezione in ogni momento della guida. In commercio esistono modelli con tomaia dal design deciso e fabbricate con tessuti morbidi, come la microfibra leggera, ma al tempo stesso duratura e resistente.

Le scarpe più tecnologicamente avanzate offrono una regolazione precisa e di comfort di chiusura perché allacciano in maniera strategica il piede, che così evita storte o abrasioni. Anche nelle scarpe più basse serve la cosiddetta saponetta laterale: alcuni modelli ne dispongono con un taglio ergonomico a livello delle dita del piede per dare una maggiore sensibilità sui comandi della moto e una maggiore resistenza all’abrasione.

La moto, passione autentica fra avventura, regole, tutele ed obblighi

Una passione a due ruote.

L’amore per la moto poggia su basi solide, a conferma di uno stile di vita unico ed originale.

La due ruote più amata riesce addirittura ad essere una sorta di collante per amicizie speciali e amori intensi.

La passione per la moto è in grado di aggregare tipologie di individui sostanzialmente diverse, che trovano nell’amore ‘a due ruote’ punti di convergenza tali da regalare maggiore intensità ai rapporti umani.

Anche l’individuo più serioso, se condivide con altri la passione per la moto, può dare libero sfogo alla goliardia e al desiderio di trascorrere, con chi vanta la stessa passione, serate e vacanze divertenti.

In giro per il mondo per avventure in solitaria o in gruppo, é innegabile che la moto aggrega ed unisce.

Una passione che non ha frontiere e consente di rilevare punti comuni fra due universi come quello femminile e maschile, spesso contrapposti per modi di pensare, vedere il mondo, vivere le emozioni, che trovano una linea comune però in fatto di moto.

La polizza moto: tutela per le terze persone ed il veicolo

Come per ogni altro veicolo, al di là del gusto dell’avventura, è necessario che chi si mette alla guida disponga di regolare copertura assicurativa di responsabilità civile.

Le polizze Rc moto, al pari delle RC auto, sono obbligatorie e hanno una finalità specifica:

coprire l’assicurato per tutti i danni che potrebbero coinvolgere terze persone, il tutto parametrato ed entro i limiti stabiliti dal massimale,  previsto a chiare lettere nella polizza.

Se la Rc moto ha carattere obbligatorio,  altrettanto non si può dire delle garanzie accessorie,

che comunque vale la pena considerare attentamente, perchè possono garantire tutta una serie di tutele e assicurare da eventi di vario genere.

Parliamo di garanzie accessorie quali furto ed incendio, oppure particolari proposte kasko

Esistono tipologie di polizza realizzate a misura per moto storiche o ciclomotori d’epoca, iscritti

all’ASI (Automotoclub Storico Italiano) oppure all’FMI (Federazione Motociclistica Italiana).

Guida alla stipula di una polizza

Il web ci offre la possibilità di consultare Broker e comparatori online che guidano gli utenti passo passo nel difficile mondo delle assicurazioni. Chi è alla ricerca di una polizza moto deve considerare prima di tutto il tipo di utilizzo del veicolo.

Se il motociclista approfitta di qualsiasi momento, o giorno dell’anno,  per salire in sella al proprio mezzo occorre valutare l’area delle polizze tradizionali, con copertura totale per 365 giorni.

Il mercato assicurativo consente comunque di risparmiare anche nel caso di polizze globali, dove si sceglie di inserire anche tutele accessorie.

E’ bene leggere con attenzione la polizza, valutando i dettagli e le condizioni, osservando con attenzione le clausole, le limitazioni e le eventuali penali aggiunte.

Per risparmiare sull’acquisto di una polizza moto può essere utile servirsi di un comparatore on line.

I risultati sono eccellenti:

  • si spende meno perchè le proposte sono decisamente convenienti;
  • si risparmia tempo grazie ad una ricerca rapida dei preventivi;
  • si ha la certezza assoluta dei costi e si ottiene velocemente il certificato provvisorio per poter circolare liberamente.

Non sono rari i casi in cui la due ruote viene utilizzata soprattutto nella bella stagione, o solo per percorsi limitati, in questi casi è possibile sottoscrivere prodotti assicurativi flessibili.

Vale la pena considerare la sottoscrizione di una polizza temporanea, legata al periodo di utilizzo della moto, fruendo di costi più bassi rispetto alle soluzione di coperture annuali.

Da stabilirsi al momento dell’acquisto della polizza anche la clausola di sospensione, nel caso si volesse interrompere la copertura, per mancato utilizzo, per un certo periodo di tempo.

Interessante anche la proposta di polizza a consumo, che considera le distanze percorse durante l’utilizzo. La si può sottoscrivere decidendo di installare sulla moto un sistema satellitare in grado di controllare l’esatta percorrenza.

Organizzare un viaggio in moto: opportuno controllo della parte meccanica

Prima di affrontare un viaggio in moto è bene mettere in sicurezza il veicolo, per evitare che il viaggio riservi spiacevoli inconvenienti.

Il consiglio è quello di controllare la parte tecnica, magari optando per un tagliando completo, soprattutto se non sono stati fatti recenti  check up.

Possono fare al caso vostro officine autorizzate, in base alla marca della moto, oppure è sufficiente rivolgersi al meccanico di fiducia.

Controllo pastiglie, freni e livelli dell’olio del motore e del raffreddamento svettano in testa nella classifica dei controlli.

Collaterali ma di grande rilevanza anche le verifiche alla catena, ai filtri, alle gomme.

Prima di affrontare un viaggio è bene pensare anche all’attrezzatura, magari scegliendo di rinnovare le protezioni base quali  casco,  giubbotto, guanti e stivali. Attenzione particolare al paraschiena.

Non è necessario spendere cifre da capogiro per attrezzarsi di tutto punto, il mercato mette a disposizione prodotti diversi anche decisamente convenienti, l’importante è controllare sempre che sia presente il marchio d’omologazione CE.

Nello scegliere un giubbotto, ad esempio, accertatevi che disponga di uno strato impermeabile e di uno estraibile per poterlo utilizzare di giorno così come di sera.

In fatto di casco meglio privilegiare l’acquisto di prodotti in fibra di carbonio: leggeri e decisamente resistenti.

Guanti, stivali e abbigliamento devono mantenere la temperatura corporea, ed essere al tempo stesso traspiranti e proteggere dal caldo o dal freddo.

Curiosità

Viaggiando in gruppo è essenziale mantenere la velocità e distanza di sicurezza adeguata. E’ bene non sorpassarsi a patto che non esistano necessità specifiche.

In gruppo è importante poter contare materialmente l’uno sull’altro.

Fermarsi ad aiutare gli altri motociclisti in difficoltà è una regola da considerare sempre, anche se non fa parte delle norme scritte.

Caricare la moto è un’arte: fatelo con estrema attenzione valutando pesi e ancoraggio dei bagagli.

Libri & Co.: Manuale del Motoviaggiatore – Gionata Nencini

Penso che tutti i motoviaggiatori e gli appassionati di viaggi in moto conoscano Gionata Nencini, e quindi non mi soffermo nella presentazione. Per 8 anni è stato in giro per il mondo a bordo della sua Transalp attraversando i 5 continenti, ed il risultato di questa lunghissima ed importante esperienza di viaggio è concentrato in questo manuale che definirei indispensabile per chiunque voglia approcciarsi a questo meraviglioso mondo o magari approfondire le proprie conoscenze in merito.

Istintivo è il paragone con altri due recenti titoli (Manuale di viaggio per motociclisti overland e Motociclismo d’Avventura- La guida definitiva per i quali ho già scritto le recensioni) ma voglio solo dire che nonostante sono due titoli validissimi e completi, questo libro mi ha chiarito alcuni dubbi e perplessità che avevo in passato ed ha aggiunto un’ulteriore punto di vista su alcuni argomenti che si è sommato all’esperienza di viaggio mia e di altri motoviaggiatori. Il fatto stesso che Gionata ha praticamente viaggiato  in solitaria per tutti questi anni e vissuto in moltissimi paesi senza alcuna pianificazione prima della sua partenza, gli ha consentito di acquisire un bagaglio di esperienza davvero unico nel suo genere… e finalmente questo bagaglio viene trasmesso attraverso le pagine del suo libro. Importantissimi e preziosi sono i consigli (soprattutto quelli pratici!) riportati in ogni paragrafo del manuale, conditi da aneddoti personali che fanno capire come affrontare davvero la vita in strada su due ruote (ma non solo) e cosa ci si può aspettare da un’avventura del genere. Ovviamente, come in tutti i manuali, alcune cose possono non essere condivise, ma è solo ed esclusivamente dovuto alle scelte ed esperienze personali che si creano nel corso degli anni, e leggere comunque opinioni o punti di vista degli altri è sempre costruttivo.

Fluido nella scrittura e mani noioso nella lettura, il Manuale del Motoviaggiatore non può assolutamente mancare nella nostra libreria.

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Libri & Co. – Uno “spostato” su due ruote: Diario di viaggio dall’Italia all’Australia di Massimiliano Perrella

Ho avuto modo di conoscere Massimiliano Perrella su Facebook, quando ero in procinto di acquistare la mia Africa Twin RD04…e chi meglio di lui poteva darmi ottimi consigli visto che con la stessa moto è arrivato fino in Australia?

Un ragazzo che da subito si è dimostrato umile e disponibile,  e pertanto, appena ha pubblicato il suo ebook, non ho potuto fare a meno di comprarlo sul mio kindle.

Scorrevole, facile da leggere, per nulla pesante… Insieme a Massimiliano si ripercorrono le tappe del suo viaggio che l’ha portato fino in Australia (e che attualmente sta proseguendo lungo le strade del Sud America), ma non solo: tra le pagine di questo diario di viaggio possiamo capire quali sono state le motivazioni che l’hanno spinto ad intraprendere questa fantastica avventura, le sue paure, i suoi sogni, le speranze, ma soprattutto la voglia di vivere la vita. Non è solo un viaggio su strada a bordo della propria Africa Twin, ma anche un viaggio nel suo animo, tra amori e delusioni, nuove e vecchie conoscenze, ritorni al passato e visioni del futuro.

Ammiro sempre chi con quel poco che è riuscito a racimolare e con grande coraggio lascia una vita “stabile” o comunque proiettata al futuro, per coronare un sogno o per trovare nuovi stimoli, più appaganti ed entusiasmanti.

Questo non vuol essere un romanzo, un “bestseller”, un’opera, ma semplicemente un diario di viaggio, nudo e crudo, con i suoi errori grammaticali, le dimenticanze, le ripetizioni che comunque non deteriorano in alcun modo il risultato complessivo.

Leggendo queste pagine, ho viaggiato anche io con Massimiliano.

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La copertina del libro – Fonte: Amazon.it

Film: 1 mappa per 2

Cosa fare in uno dei pomeriggi di convalescenza dopo che sei caduto dalla tua bella ed hai una voglia matta proprio di lei? Semplice: si guarda un film che parla di viaggi in moto!

“1 mappa per 2” è un film-documentario che narra del viaggio intorno al mondo intrapreso da Leopoldo Tartarini e Giorgio Monetti, tra il 1957 ed il 1958 a bordo di due Ducati 175cc.

Bello! Bellissimo! Dopo tutti questi anni, è meraviglioso vedere gli occhi dei due protagonisti riaccendersi e diventare lucidi ricordando quel fantastico viaggio, concluso non senza difficoltà e rischi. Un viaggio epico, sia perchè intrapreso con due moto che oggi anche i più temerari cavalcherebbero con timore, sia perchè all’epoca si viaggiava ogni giorno verso l’ignoto e soprattutto solo in pochi avevano fatto un’impresa del genere. Si, proprio così, un’impresa… perchè è di questo che si tratta (rapportata alla situazione dell’epoca). Le sorprese, i rimpianti, le risse, la paura, le risate, gli scherzi, gli aneddoti, contornano il racconto facendo entrare lo spettatore nel vivo del viaggio, quasi sognando ad occhi aperti, ascoltando con attenzione la narrazione di chi ha metabolizzato tutti quei chilometri e quei mesi in giro per il mondo, e che oggi li trasmette con umiltà e serenità.

Un racconto emozionante che ogni viaggiatore (e non solo) dovrebbe vedere.

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GPS: Gestire e modificare una traccia GPS con Garmin BaseCamp

Dopo aver visto come creare e salvare una traccia mediante GPS, è il momento di capire come gestirla ed eventualmente modificarla.

Come già detto in precedenza, una traccia non è altro che un insieme di punti uniti tra loro da linee rette. Questi punti vengono fissati dal GPS durante il suo utilizzo in modo automatico, ad una frequenza preimpostabile. E’ ovvio che durante un percorso in moto, può capitare di tornare indietro, imboccare una strada sbagliata, sostare in un luogo per qualche minuto. Ogni movimento che noi effettuiamo, ovvero che effettua il GPS, viene registrato. Quindi, al termine di un’uscita in moto, è probabile che il GPS ha registrato punti superflui ed inutili. Ecco quindi che, una volta archiviata la traccia sul nostro GPS, dobbiamo acquisirla e gestirla, sia per tenere memoria del nostro viaggio in moto o breve escursione, sia per eventualmente condividerla con terzi.

Per gestire e modificare una traccia abbiamo bisogno di due cose: del GPS (ovviamente!) e di un software che in questo caso sarà il Garmin BaseCamp (ma ne esistono anche altri).

Avviamo il BaseCamp e creiamo un nuovo elenco nella posizione che più riteniamo utile. In questo caso ho creato l’elenco “prova” nella cartella “Uscite Offroad

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Colleghiamo il GPS al pc, attendiamo che venga riconosciuto dal BaseCamp e sfogliamo l’apposita cartella nella memoria interna del dispositivo per recuperare la traccia del nostro itinerario.

Se come me avete un casino di tracce salvate sul GPS, e sulla mappa vedete solo labirinti colorati (come nella figura sotto), non vi spaventate…. sono riportate tutte le tracce, punti, waypoint, ecc. che il vostro dispositivo ha memorizzato. Selezionate la traccia che vi interessa e con un semplice copiaincolla o tagliaincolla, spostatela nell’elenco appena creato.

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Clicchiamoci sopra e finalmente ecco visualizzata la singola traccia completa.

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Prima di metterci mano, è bene spendere alcune parole per capire di cosa stiamo parlando.

Zoomando sulla traccia possiamo vedere alcuni punti bianchi consecutivi: quelli sono i punti fissati dal GPS per creare la traccia. Essi non sono equidistanti tra di loro poichè la memorizzazione dipende dalla frequenza impostata sul dispositivo e quindi la velocità tenuta in moto influirà sulla distanza tra un punto e l’altro. Infatti se notate, laddove il percorso è rettilineo, i punti sono più distanti tra loro e vuol dire che guidavo ad una velocità maggiore rispetto invece ai tratti più impegnativi dove la velocità era minore e di conseguenza anche la distanza tra i vari punti.

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Se continuiamo ad ingrandire ancora sulla mappa possiamo notare che, come già detto in precedenza, ad unire due punti vi è una retta. Inoltre la traccia non riprende al 100% la strada riportata sulla mappa. Questo perchè ci possono essere degli scostamenti durante il rilevamento della posizione del GPS rispetto alla strada che stiamo percorrendo, o può anche essere la mappa stessa meno precisa del GPS per vari motivi che non sto qui a spiegare altrimenti le cose si complicano.

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Questa che visualizziamo è la traccia GPS originale, che rispecchia al 100% tutti i nostri movimenti: deviazioni, soste, cambi di direzione, ecc..

Se clicchiamo due volte sul nome della nostra traccia nella finestra a sinistra o sulla traccia stessa visualizzata sulla mappa, si apre una finestra che rappresenta il riepilogo della traccia.

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Nella sottocartella Proprietà ci sono tutti i dati che nell’ambito del mototurismo e degli itinerari in moto possono servire, ma non sono necessari (diverso è il discorso del trekking o della mountain-bike). Ciò che invece potrebbe essere curioso è la sottocartella Grafico, dove è possibile visualizzare il grafico della velocità, dell’altitudine o di entrambi (basta giocare con i menu a tendina in alto a destra della finestra).

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Da questo grafico, selezionando l’apposito flag Zoom, possiamo verificare punto per punto la velocità, l’altitudine e persino la posizione, visualizzabile con un omino celeste che corre sulla mappa.

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Il grafico, così come la traccia stessa, riportano però anche i punti di sosta, durante i quali il GPS pur essendo fermo, ha continuato a registrare punti che vengono visualizzati sovrapposti o adiacenti tra loro.

Nella figura seguente si può notare infatti un gruppo di puntini uno accanto all’altro, sovrapposti, ecc.. Quello è un classico caso in cui mi sono fermato (in realtà abbiamo fatto una sosta per mangiare la pastiera che avevo preparato il giorno prima!) ed ho lasciato il GPS acceso: ha continuato a registrare la posizione sempre nella stessa area. Di queste situazioni e di altre che andremo a vedere, ce ne saranno molte in ogni traccia e per poterla rendere fruibile e più interpretabile è necessario “pulirla” dai punti superflui.

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Prima di modificare la traccia, consiglio sempre di creare una copia, in modo da avere l’originale sempre a disposizione. Con il tasto destro si clicca sul nome della traccia nella finestra a sinistra e si seleziona “Duplica“.

Cominciamo dall’inizio del percorso. Mi trovo un gruppo di punti che devo eliminare.

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Si clicca due volte su un punto dell’area interessata e si apre la finestra di riepilogo della traccia.

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Spesso i punti sono talmente vicini gli uni agli altri che pur zoomando al massimo non si riescono a distinguere. Per poterli eliminare basta selezionarli dalla finestra di riepilogo tenendo premuto il tasto shift. I tratti di traccia compresi tra un punto e l’altro selezionati si colorano di arancione. Continuiamo a selezionare i punti fin quando la traccia non assume un andamento rettilineo.

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Clicchiamo canc sulla tastiera ed il gruppo di punti superflui verrà eliminato. Proseguiamo alla stessa maniera per i rimanenti gruppi di punti.

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Per pura casualità, in questo itinerario si sono scaricate le batterie del GPS e per qualche chilometro il mio Etrex 30 ha smesso di registrare la traccia. Ecco la situazione che ho riscontrato: una traccia che all’improvviso si interrompe del suo andamento sinuoso con una lunga linea retta, per poi proseguire come prima nel momento in cui ho cambiato le batterie.

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L’unica soluzione per recuperare i punti non registrati è quella di….crearli! Zoomiamo sulla mappa nell’area in cui bisogna aggiungere i punti, clicchiamo con il tasto destro del mouse sulla retta di traccia che vogliamo spostare e selezioniamo dal menù “Inserisci nella traccia

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Il cursore del mouse assumerà la forma di una matita. Clicchiamo con il mouse per inserire un punto.

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A questo punto abbiamo visto come gestire una traccia per quanto riguarda le operazioni preliminari, ovvero la sua acquisizione sul pc, e la modifica (eliminazione e inserimento) dei punti per rendere una traccia più “pulita”. Fatto ciò è possibile rinominare la traccia ed archiviarla come e dove vogliamo.

E’ possibile effettuare anche altre operazioni sulla traccia, quali ad esempio unirla ad altre tracce per crearne una unica, dividerla in più tracce, ecc., ma questo lo vedremo in un altro articolo. Per ora, se volete iniziare a prendere dimestichezza con una traccia, limitatevi a queste operazioni preliminari e poi eventualmente cimentatevi anche voi nel provare con le altre opzioni del software, ricordando però come già detto di duplicare la traccia originale, in modo che eventuali errori o cancellazioni non vi faranno perdere nessun dato.

Per concludere, voglio ricordare a tutti che queste sono solo delle indicazioni da parte di un autodidatta che sta imparando un po’ alla volta l’utilizzo del GPS in ambito motociclistico. Pertanto tutto ciò che scrivo è solo un mettere a disposizione di altri le mie esperienze, e che esse possono essere anche errate o mal interpretate. Pertanto, se ho scritto qualche indicazione errata o che sia gestibile in maniera differente, mi farebbe piacere interagire con qualcuno più esperto di me.

GPS: Come creare una traccia tramite GPS

Dopo aver mosso i primi passi nel gestire il software BaseCamp per creare itinerari, aver capito come si scaricano le mappe digitali ed impostato il navigatore, eccoci arrivati a quella che forse è la parte più interessante per noi mototuristi e motoviaggiatori: la creazione e la gestione delle tracce GPS.

Innanzitutto è bene precisare che la traccia GPS viene creata contemporaneamente all’utilizzo del dispositivo, ovvero il GPS memorizza il percorso che stiamo effettuando in un determinato momento e crea in automatico una traccia. Una traccia GPS altro non è che un insieme di punti uniti da rette. Questi punti sono fissati in automatico dal nostro dispositivo, ma ciò non toglie che possiamo aggiungere o eliminare altri punti.

Le tracce GPS sono quindi dei dati informatici che dopo ogni escursione (a piedi, in auto, in bici, in moto….) possiamo memorizzare sul dispositivo, esportare su un pc ed eventualmente anche condividere in rete.

A questo punto come creiamo una traccia GPS? Ci sono due principali modi che ci riguardano direttamente: o, come già detto, la creiamo mentre effettuiamo la nostra uscita in moto, oppure la creiamo al pc.

In entrambi i casi (prima o dopo l’utilizzo del GPS) è comunque necessario un software, ed anche in questo caso il Garmin BaseCamp ci viene incontro.

In questo primo articolo spiegherò come creare una traccia durante un’escursione (che sia in moto, in bici, in trekking, è indifferente). Per chi ha già seguito gli altri articoli o comunque il blog, utilizzo un GPS Garmin Etrex 30, ma le istruzioni che andrò a spiegare vanno bene anche per altri sistemi. Infatti seppur i nomi dei comandi possono variare, i principi di applicazione sono gli stessi.

Se vogliamo creare una traccia durante la nostra escursione, dobbiamo impostare il GPS in modo appropriato.

Accendiamo il GPS e dal menù principale selezioniamo “Impostazioni” e poi “Tracce”.

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Selezioniamo la prima opzione “Registro traccia” e scegliamo “Reg. senza visual.” o “Reg. vis. su map.”, che consentono rispettivamente di registrare senza visualizzazione della traccia su mappa o di registrare con la visualizzazione della traccia sulla mappa. A voi la scelta, ma io preferisco, a meno che non mi trovo in situazioni particolari, registrare senza visualizzazione sulla mappa, in modo tale da non sovraccaricare graficamente il dispositivo GPS.

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A questo punto ritorniamo sul menù principale, e quindi sulla mappa, e possiamo iniziare ad usare il GPS per la nostra escursione. Con queste opzioni impostate, anche spegnendo più volte in dispositivo (sosta per il caffè, per espletare i bisogni fisiologici, per il pranzo, ecc.), riavviandolo continuerà a registrare.

Quando abbiamo terminato il nostro itinerario o quando non ci interessa più tracciarlo, ci conviene salvare la traccia appena creata. Sempre dal menù principale, selezioniamo “Track manager”, poi “Traccia corrente”, “Salva traccia” (ed in questo caso possiamo anche modificare subito il nome della traccia)  ed infine “Fatto”.

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Il dispositivo mostra poi il messaggio “Esportazione traccia in corso….” ed al termine ci pone una domanda: “Cancellare la traccia corrente e i dati di viaggio associati?”. Se vogliamo che la traccia appena salvata rimanga “pulita” da altre tracce o punti, scegliamo “si”. In questo modo possiamo utilizzare il dispositivo per memorizzare una nuova traccia senza che risulti unita a quella precedente.

Salvata la traccia, possiamo decidere di archiviarla nella cartella “Tracce salvate”.

Sempre da “Track manager” selezioniamo la traccia appena salvata e scorriamo il menù fino a raggiungere “Archivia”. A questo punto la traccia risulterà archiviata nella caterlla “Tracce Salvate”.

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Piccoli consigli (almeno per quanto concerne la mia esperienza….).

Ricordiamo che il GPS ha un limite massimo di punti che riesce a memorizzare. Ciò vuol dire che conviene memorizzare le tracce man mano che viene completato un percorso. Al termine di ogni giornata in moto (o comunque a vostra scelta), deselezionare la possibilità di registrazione della traccia, altrimenti se ad esempio terminiamo un percorso in moto, spegniamo il GPS e lo riaccendiamo magari a chilometri di distanza per continuare la registrazione (può capitare ad esempio sui lunghi tratti autostradali), quando andremo a visualizzare la traccia sul software del pc ci troveremo questa lunghissima linea diritta che congiunge due diverse tracce (ma questo lo andremo a vedere in modo più approfondito  nei prossimi articoli).

Come già mi è stato chiesto in privato da altri utenti del blog, se creiamo un percorso o una traccia al pc e la importiamo nel GPS, esso sarà comunque capace di registrare una nuova traccia nello stesso momento in cui sul dispositivo è visualizzata una traccia precedentemente creata. Questo perchè possiamo, durante il nostro viaggio o itinerario in moto, percorrere strade diverse da quelle pianificate.

Film: The Best Bar in America

Non sono moltissimi i film che parlano di moto…. ne’ tanto meno quelli che, ancora più nello specifico, narrano di viaggi in moto. E spesso, di quei pochi che sono in commercio, vengono distribuiti in lingua originale e senza sottotitoli. Fortunatamente è arrivato anche qui in Italia questo meraviglioso film che ogni motoviaggiatore e, più in generale ogni motociclista, dovrebbe avere nella propria videoteca.

“The Best Bar in America” è film di un viaggio in moto intrapreso da Sanders nell’ovest degli Stati Uniti, incaricato da un editore per redigere una guida di tutti i bar presenti lungo la strada. Durante il viaggio si imbatte in nuovi incontri, nuove avventure ed altri  emozionanti ed inconsueti eventi che solo un viaggio “on the road” sa regalare.

Il film dura circa un’ora e trenta minuti che, inutile dirlo, è volata! Bellissimi i panorami, fantastica la moto con relativo sidecar, scorrevole la storia, appassionanti anche i vari bar visitati che mostrano un lato degli States già visto in altri film ma che non diventa mai noioso…..anzi…fa solo venire voglia di essere seduti a quei banconi ad assaporare una birra o un whisky e vivere in prima persona quei momenti.

Giusto per curiosità, è un film che ha apprezzato anche mia moglie!

Best_Bar_DVD_cover_Amazon__41485.1405368494.1280.1280Fonte: Amazon.it

Libri & Co.: Manuale di viaggio per motociclisti overland – Roberto Parodi

Finalmente, dopo quasi due mesi dall’averlo letto, sono riuscito a scrivere la recensione.

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Questo libro scritto da Roberto Parodi (per chi non lo conoscesse è il presentatore della trasmissione “Born To Ride” in onda su Italia Due) si divora pagina dopo pagina, sia perchè è interessante da un punto di vista dei contenuti, sia perché è scorrevole nella lettura e mai noioso.

Capitolo dopo capitolo vengono trattati tutti gli argomenti (e dico tutti, compreso quelli sessuali!) per la preparazione e l’attuazione di un viaggio in moto, principalmente lungo le rotte “da sogno”, quelle cioè che vanno oltre i confini europei.

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Il libro è diviso in due parti: la prima riguarda il manuale di viaggio vero e proprio, dove viene spiegato come preparare una moto, i bagagli, i documenti essenziali, le tecniche di guida e gli inconvenienti che si possono presentare, mentre la seconda è dedicata alla descrizione dei bellissimi e lunghi viaggi “overland” intrapresi dallo stesso Parodi (in solitaria o in compagnia).

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Ovviamente, su alcune considerazioni riguardanti la preparazione del viaggio si può non essere d’accordo con l’autore, ma sono punti di vista a seconda di come il singolo interpreta e vuole vivere il proprio viaggio in moto.

In passato avevo già letto il libro “Motociclismo d’Avventura” di Chris Scott ed il confronto viene quindi inevitabile: seppure gli argomenti sono pressoché gli stessi (d’altronde le cose da fare per la preparazione di un viaggio in moto sono più o meno le stesse), lo spirito del libro ed il modo con il quale i due autori espongono gli argomenti sono completamente differenti, ed è affascinante poi mettere a confronto le loro esperienze con le proprie.

Che altro dire: consiglio l’acquisto sia a tutti coloro che vogliono iniziare con questa affascinante ed unica esperienza di vita, ma anche a chi dei viaggi in moto ne ha fatto un vero e proprio stile di vita.


 


Albania in moto 2014 – L’Albania, gli albanesi: come li ho visti, come li vedo (brevi considerazioni e ricordi di viaggio)

Gli albanesi. Gli albanesi non hanno regole per guidare: ognuno fa quello che vuole. In strada esiste l’anarchia assoluta. E la polizia non fa niente, perchè non è qualcuno a trasgredire le regole: lì sono tutti… loro compresi! Corrono. Corrono come pazzi nei centri cittadini, spesso raggiungendo anche i 100 km/h. Se c’è qualcuno che sta attraversando a piedi la strada non lo lasciano passare, anche se è ormai in mezzo alla carreggiata. Vedi le macchine sfiorare il pedone a destra, a sinistra, pur di non fermarsi. Sull’autostrada i cinquantini scassati viaggiano contromano lungo la corsia di emergenza. Vedi gli albanesi alla guida di auto provenienti da tutta l’Europa (ma con la targa albanese, logicamente). Ci sono auto con la guida a sinistra, ma molte anche con la guida a destra… che dietro il cofano riportano l’adesivo GB… pur avendo la targa albanese. Lungo la strada cartelli pubblicitari di gommisti (fatti rigorosamente a mano con lamiera e parti in plastica scritta a vernice), ovunque. E poi gli autolavaggi “lavazh”. Secondo me in Albania ci sono più autolavaggi che auto. Certe volte ne ho contati 7-8 uno in fila all’altro: magari uno lavorava, gli altri oziavano su vecchie poltrone da salotto. In strada si vende di tutto: frutta, verdura, carne, pesce, olio per motori, copri cerchi, e poi i prodotti locali come miele, frutta, frutta secca, ecc.. Ah, dimenticavo i carretti! I famosissimi carretti trainati dagli asinelli, che qualche volta mi è capitato di vedere con i copricerchi delle ruote con il simbolo della Mercedes. Molti scooter cinquantini sono stati trasformati in mezzi di trasporto per lavorare: asportano la parte anteriore, saldano un cassone con due ruote, e via, lungo le strade sfasciate dell’Albania. Si, perché in Albania le strade sono in condizioni pietose. Alcune sono in fase di lento rifacimento… molto, molto lento… ma la maggior parte sono da brividi per ruote e sospensioni di qualsiasi mezzo. Spesso il flusso di traffico non segue le normali regole della circolazione: è un incrociarsi di auto, costrette a cambiare corsia per evitare i crateri sul manto di asfalto e la guida da destra si sposta a sinistra, per poi ritornare nuovamente regolare a destra. In alcuni punti si passa alternati: io lascio passare te, un altro lascerà passare me.

Nei piccoli villaggi, è solo la strada principale ad essere asfaltata, mentre le altre sono in terra battuta dove pascolano mandrie di bovini o greggi di pecore costituite da pochi capi. Magari giusto quelli necessari al mantenimento quotidiano di una famiglia. E poi ci sono le caprette portate al guinzaglio come fossero animali da compagnia.

Qui non sto parlando di grandi città come Valona, Tirana, Durazzo, ma dei piccoli villaggetti che si trovano lontani dai flussi turistici (per altro ancora molto limitati) più frequentati. Questi sono i paesi dove si tocca con mano l’Albania, quella vera, quella della gente che ti saluta prima ancora di incrociare il tuo sguardo, che quando ti fermi per consultare la cartina, timidamente si avvicina per girare intorno alla tua moto ed apprezzare lei e te, quella che quando ti fermi per un caffè, ti viene offerta la sigaretta, quella che dovunque vai, trovi qualcuno che sappia parlare italiano perché ci sono stati in Italia, quando il nostro paese era ancora visto come la “Eldorado” europea più facilmente raggiungibile…

I furgon, i famosissimi ed onnipresenti furgon. Carichi zeppi come non so cosa, percorrono le strade albanesi trasportando le persone dovunque. Con essi infatti è possibile raggiungere qualunque punto dell’Albania: ci si impiega ore per spostarsi anche solo di 50km, ma in qualche modo si arriva… e, lato molto positivo, arrivi dovunque. Li ho visti arrancare lungo le salite, sbuffando fumo nero dal tubo di scarico, accasciati sulle sospensioni, talmente mal ridotte che in alcuni casi il pianale sembra toccare per terra.

Ai lati della strada, le lapidi nere incise del volto e dei nomi di chi sull’asfalto ha lasciato questa vita terrena… e sono tante… troppe, a decorare in maniera macabra il paesaggio. Si, perché l’Albania è fatta anche di meravigliosi e maestosi paesaggi completamente immersi nella natura. In alcuni punti sembra di essere in Trentino Alto Adige, dove fitte e verdissime foreste di abeti ricoprono completamente le montagne. Magari qualche volta si incrociano immensi monumenti in cemento o più frequentemente i bunker, grigi, cupi, che sono un pugno in un occhio in mezzo alla vegetazione, ma d’altronde anche questa è la loro storia.

L’Albania, gli albanesi… che sorpresa! L’Albania è quella terra che, se vista con occhi diversi da quella che è nell’immaginario collettivo, ha un fascino tutto suo, grezzo e contraddittorio, ma genuino come lo sono gli albanesi… quegli albanesi che sono i veri albanesi, diversi dalla maggior parte di coloro che sono approdati sulle nostre coste perché nemmeno il loro paese li voleva.

Gli albanesi ti danno il benvenuto nella loro terra e ti ringraziano per averla scelta come méta del proprio viaggio. Ti sorridono sempre, ti guardano, ti osservano incuriositi, perché per loro è ancora “strano” vedere un europeo nei posti più sperduti di questo paese. Quando ti vuoi assicurare che la moto ed i suoi bagagli non vengano toccati, loro ti rispondono solo con un “no problema!”… e viaggi tranquillo, sereno…

Quando ti rendi conto che in un paese del genere riescono a convivere serenamente ed a stretto contatto quotidiano tre, e dico tre diverse e contrapposte religioni principali, senza che i loro seguaci si scornino a vicenda, non riesci a giustificare il perché paesi tanto lontani continuino a farsi guerra tra di loro.

Certe volte mi fermo e penso che il mondo occidentale e “civilizzato” in parte dovrebbe fermarsi ed osservare senza giudicare, scendendo da quel piedistallo di prepotenza che il progresso tecnologico e la modernità, seppur positivi in molti dei loro aspetti, inconsciamente impongono.

Sono partito un po’ intimorito, con tanti luoghi comuni quasi fossero certezze nella mia mente… e sono tornato sentendomi come non mi fossi mai spostato da casa. Un viaggio che è stato una sorpresa continua, chilometro dopo chilometro, lasciando dentro di me un segno profondo.

Magari un giorno anche l’Albania si adeguerà a quella che è la modernità… ma spero che ciò avvenga il più tardi possibile…