Chi sono

Ho conosciuto le due ruote fin da ragazzino quando, ancora tredicenne, mio padre comprò una Piaggio “Ciao” che mi permetteva di utilizzarlo solo per le stradine intorno al quartiere dove vivevo. Compiuti i 14 anni potevo allungare le mie uscitine di qualche chilometro, nel corso delle quali andavo a trovare i miei nonni materni nella vicina Giffoni Sei Casali. Successivamente salii in sella ad un’Aprilia Touareg 50 che usavo praticamente tutti i giorni: ci andavo a scuola, a lavoro in estate, dai nonni la domenica… ma soprattutto iniziai a gustare le uscite che mi permettevano di scoprire nuovi posti. Con essa mossi i primi passi in un mondo del quale nemmeno conoscevo l’esistenza: il mototurismo. Sulla piastra posteriore montavo un vecchissimo bauletto Kappa nel quale trasportavo le salsicce, i formaggi e le birre che, insieme agli altri miei amici, consumavamo in qualche bosco davanti ad un fuoco. Su di esso con qualche corda legavo la griglia e si partiva. Quel Touareg aveva il miscelatore automatico che non funzionava ed ero costretto comunque a riempire il serbatoio di miscela “faidate” al 2%. Le ruote erano tassellate, ma chi si preoccupava del loro consumo! All’epoca il casco non era obbligatorio e di conseguenza non si indossava, guanti, giubbotti con protezioni, paraschiena non esistevano nel mio vocabolario. Giravo per i Monti Picentini, la Costiera Amalfitana le cui curve venivano praticamente affrontate “a memoria” poiché per andare a consumare un gelato ad Amalfi nelle calde serate estive, il faro della moto non era in grado di illuminare a sufficienza la tortuosa e stretta strada buia.

 

Si saliva in montagna, e quando si scendeva per tornare a casa i freni si surriscaldavano fino ad essere inefficaci e si rallentava la corsa giocando di freno motore (quel poco che c’era su un cinquantino) e con i piedi in terra consumando le suole delle scarpe da ginnastica. Quando si cadeva ed andava bene ci si sbucciava la pelle della schiena, dei fianchi, delle cosce, dei glutei… e si mettevano nel cesto dell’immondizia jeans e magliette indossate in quel momento. Era l’epoca dei primi scooter “cinquantini” i cui coetanei che se li potevano permettere facevano i “fighetti”. Chi aveva lo Zip, chi l’NRG… ma non avevano le marce e non mi sono mai piaciuti. Il mio Touareg era vecchio, ma mi faceva impazzire ed i molti che lo snobbavano si sono poi dovuti ricredere. Quando lo guidavo mi sentivo “motociclista” e non “scooterista”: il cambiare le marce e gestire in prima persona il numero di giri del motore era un’emozione unica che ancora porto dentro di me e soprattutto provo a bordo della mia attuale Mula. Ricordo con piacere ogni attimo trascorso in sella al Touareg, e mentre lo guidavo sognavo il Pegaso 125. Quel busto di cavallo alato riprodotto alla base del serbatoio, la scritta “Pegaso” rossa, e la colorazione gialla, viola e grigia della carenatura. Lo sognavo ma non potevo permettermelo. Trascorsero gli anni, mi arruolai ed i continui trasferimenti mi fecero rinunciare alle due ruote fin quando non giunsi in Sardegna e dopo oltre 10 anni dall’ultima volta che salì in sella ad una moto, nel 2007 acquistai una Kawasaki Z750. Quando la ritirai dal concessionario la vidi e dissi “e mò come la guido una cosa del genere?”. Mi sembrava grande, potente… ma appena girai la chiave nel quadro di accensione passarono tutti i timori e da lì ripresi nuovamente a viaggiare in moto…

 

Questo è stato il mio passato sulle due ruote. In questo sito e sul blog è riportato il mio presente, mentre il futuro è una storia ancora tutta da scrivere…

 

4 pensieri su “Chi sono

  1. e un piacere leggere di qualcuno che sente i profumi di lentischio e ginestra guidando a notte fonda….finalmente non mi sento solo eh eh eh buona strada… ciaoooooo

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