Pianificare un viaggio in moto: Come seguire l’itinerario

E’ vero che l’itinerario lo abbiamo creato noi, ma non credo che qualcuno impari anche a memoria tutte le tappe e le deviazioni! Per poter quindi affrontare il viaggio abbiamo bisogno di un supporto su cui seguire la strada da percorrere. La cosa più ovvia ed immediata da utilizzare è una carta stradale. Come già detto nei capitoli precedenti, la carta stradale deve avere una scala non molto elevata, in modo da riportare quanti più dettagli possibili dell’area che andremo a visitare. Una scala 1:200.000 è già sufficientemente dettagliata. Altra particolarità è quella di acquistare, nei limiti del possibile, carte geografiche della sola nazione dove viaggeremo, a meno che non si decida di effettuare deviazioni e di conseguenza bisogna adeguarsi magari con l’acquisto di una carta “in loco”. Se la nostra mèta è un paese i cui caratteri di scrittura sono differenti dai nostri (ad esempio nei paesi dell’est dove viene usato il cirillico), è bene dotarsi di una cartina che riporti i nomi delle località in entrambi i caratteri. Studiarsi preventivamente le indicazioni e la grafica della mappa, può agevolare non poco la percorrenza dell’itinerario, infatti alcune volte le legende riportano simboli diversi a seconda della casa editrice che le stampa. Come spesso capita, la cartina che abbiamo acquistato diventa soprattutto un supporto su cui riportare gli appunti durante le fasi di pianificazione dell’itinerario. Conviene quindi dotarsi di un’altra carta geografica dove evidenziare l’itinerario e qualche POI fondamentale oppure ricorre ad altri stratagemmi.

Già in precedenza ho accennato ai fascicoletti, sulle cui pagine è possibile trascrivere tutti gli appunti che ci servono senza andare ad imbrattare ulteriormente la cartina rendendo incomprensibili i nomi delle località. Essi vanno comunque utilizzati in parallelo alla carta stradale, in modo da avere una visione più ampia della zona che si andrà ad attraversare. Oggi esistono carte stradali impermeabili ed antistrappo che fanno proprio al caso nostro. Vanno posizionate nella tasca trasparente della borsa serbatoio in modo da averle sempre sott’occhio e sotto mano. Ma esistono anche altri strumenti che ci consentono di seguire l’itinerario, moderni ed affidabili, che saputi usare bene ci sono di grande aiuto durante il viaggio.

In primis bisogna menzionare i GPS. Sono ormai diventati strumenti di uso comune, anche se quelli specifici per le moto presentano un costo piuttosto elevato. Sono impermeabili, hanno i comandi “touchscreen” più grandi in modo da poter essere utilizzati senza difficoltà anche con i guanti, il monitor ha un contrasto elevato per essere letto sotto il sole diretto ed inoltre le componenti interne sono assemblate in modo da essere resistenti alle forti sollecitazioni generate dal mezzo a due ruote, specie su terreni sconnessi. In alternativa, ma ci si deve accontentare, si possono utilizzare quelli per le autovetture: basta solo proteggerli dalle intemperie, ed a tal proposito ci sono porta-GPS impermeabili appositamente studiati per essere fissati ai manubri. Prima dell’acquisto valutate anche la possibilità di espansione delle mappe, ancora meglio se già sono precaricate almeno quelle dell’Europa Occidentale. Il grande vantaggio dei GPS è quello di poter acquisire l’itinerario precedentemente impostato tramite i vari software a disposizione, sia online che forniti con il navigatore stesso. Caricando un semplice file ci troviamo l’itinerario già pronto sul navigatore e potremmo fare a meno di cartine ed appunti vari. Non sto qui a spiegare il funzionamento dei GPS poiché ognuno ha un proprio libretto di istruzioni, ma sappiate che le mappe create in rete o con software specifici possono essere esportate in formati file interpretabili dallo strumento. Nel caso in cui il navigatore non supporta quel tipo di file, esistono in rete dei convertitori che consentono di convertire il formato file in quello interpretabile dal nostro GPS.

Nella scelta dello strumento è bene tenere in mente che la consultazione deve essere fugace poiché l’attenzione andrà comunque rivolta alla guida. Pertanto la scelta dello strumento non si deve basare solo sulla bellezza e la moda del momento, ma soprattutto alla luminosità e grandezza del monitor per una immediata consultazione ed alla semplicità d’uso nel gestire i comandi e le opzioni.

Sinceramente io sono un purista e tradizionalista… sentire nell’orecchio “tra 100 metri, girare a destra”, “ha superato il limite di velocità”, “tra 200 metri spostarsi sulla corsia di sinistra” mi dà ai nervi: il viaggio lo devo vivere e metto in gioco anche gli errori di navigazione che posso commettere. Seguire le indicazioni di un navigatore mi dà l’impressione di essere dipendente da un qualcosa che non mi appartiene. A me piace avere dubbi, aprire la cartina, verificare le indicazioni del posto o, ancora meglio, chiedere alle persone che si trovano in strada le quali, dopo aver indicato la strada giusta, ti congedano con un sorriso o con quattro chiacchiere veloci che rimarranno impresse per il resto del viaggio.

Chi preferisce ed è più esperto, può adoperare il roadbook. E’ una guida all’itinerario utilizzato per le gare di rally, ma negli ultimi tempi si sta diffondendo anche tra i mototuristi poiché, se ben interpretato, permette di seguire l’itinerario prescelto senza commettere errori. Esso deve essere utilizzato in simbiosi con il contachilometri, così da capire le deviazioni riportate sul roadbook. Nel corso dei rally, il roadbook viene utilizzato unitamente ad altri strumenti (GPS e Tripmaster) ma nel caso nostro, che difficilmente ci troveremo da soli nel deserto del Sahara, basta utilizzare il solo roadbook.

Un roadbook semplice prevede tre colonne: nella prima viene indicato il chilometraggio parziale ed il chilometraggio totale percorso (la somma di tutti i chilometraggi parziali fino a quel momento) o eventualmente il chilometraggio mancante alla fine del percorso (il chilometraggio totale dell’itinerario o della tappa giornaliera meno i chilometri percorsi fino a quel momento); nella seconda colonna c’è una rappresentazione grafica della deviazione con la segnalazione di eventuali POI (Punti di interesse) da prendere come riferimento per non sbagliare; nella terza colonna eventuali note.

 
 

 
 
 
Un roadbook può essere riportato su un normalissimo foglio di carta, oppure caricato nei porta-roadbook. Sono dei contenitori in alluminio (o carbonio) impermeabili, con due rulli dove vengono caricati i rotoli sui quali sono stati stampati i roadbook e tramite comandi al manubrio od anche manualmente, si fanno scorrere i rulli man mano che si avanza con l’itinerario.

Il roadbook generalmente è compilato da chi ha fatto una ricognizione precedente dello stesso itinerario o eventualmente ci si può servire delle mappe online e, punto per punto, segnarsi i dati.

Per creare un roadbook, esiste un software gratuito chiamato “Roadbook Editor” (http://rbeditor.valleyfield.se/en/), disponibile nella sola lingua inglese ma comunque facilmente intuibile nel funzionamento.

La cosa fondamentale è posizionare il dispositivo (GPS, roadbook o altro) ad un’altezza tale da poter seguire sempre la strada, anche con la coda dell’occhio in quei brevissimi momenti in cui spostiamo lo sguardo sul monitor.

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