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Mototurismo in Basilicata: Le Dolomiti Lucane in moto

Otto lunghi ed interminabili mesi sono finalmente passati… non ho più scritto sul blog perchè sono mancate le possibilità, la voglia, la fantasia, la concentrazione per nuovi articoli….insomma è stato un periodo un po’ buio dal punto di vista motociclistico (personale) dovuto a varie ragioni ed eventi che non sto qui a spiegare.

Ma finalmente ho ritrovato le risorse economiche ed ho fatto risistemare al meglio la mia amata Zingara: kit trasmissione nuovo di zecca, tagliando completo, sistemazione di alcuni problemini meccanici e finalmente la moto è pronta a ripartire.

Ho approfittato di quest’ultimo fine luglio per prendere una settimana di vacanza da trascorrere in Campania, dai miei genitori: erano due anni che non ci scendevo in moto!!! Alla faccia!!! D’altronde la scorsa estate l’ho passata interamente a casa, a causa della rottura del malleolo accorso a Clara che, poverina, ha dovuto subire un intervento chirurgico e l’ingessatura per tutto luglio ed agosto.

Non ho pianificato alcun itinerario particolare, poiché mi sarei adeguato giorno dopo giorno in base alla voglia di uscire in moto. E la voglia, c’era. E tanta.

Sfiga vuole che proprio durante la settimana trascorsa dai miei, era previsto il passaggio di una breve ma intensa perturbazione sul sud Italia. Controllo il meteo il giorno prima e noto che c’è un “buco” di calma dal mattino, fino alle 17 del pomeriggio circa: perfetto! Destinazione Dolomiti Lucane!!!

Mi sveglio all’alba, preparo la moto con il minimo necessario, faccio il pieno e dico ai miei genitori di non aspettarmi per pranzo (le alici fresche possono essere fritte anche stasera!).

Imbocco l’autostrada in direzione di Reggio Calabria e poi devio verso Potenza. Il cielo è coperto e l’asfalto umido in più punti mi fa pensare che stanotte ha piovuto in Basilicata. Supero Potenza ed imbocco la Strada Statale in direzione di Metaponto. E’ all’uscita di Calciano che inizia il vero e proprio itinerario in moto lungo le strade del Parco Regionale delle Piccole Dolomiti Lucane.

Calciano, come quasi tutti i paesi in quest’area, è arroccato in cima ad una collina. Sotto di esso sono ben visibili i ruderi dell’antico paese, con alcuni ingressi scavati direttamente nella roccia in tufo. Una stretta strada di penetrazione agricola ma comunque asfaltata, mi conduce fino a Garaguso dove imbocco la SS277 che mi consente di arrampicarmi verso Oliveto Lucano dalla cui vegetazione che ricopre il colle dove sorge il paese, è facile intuire l’origine del suo nome.

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Raggiungo il più vivace centro cittadino di Accettura, molto famosa per la festa del Maggio che si svolge nel periodo di Pentecoste. Dopo aver fatto rifornimento riprendo l’itinerario ed imbocco la stretta ma gradevole Strada Provinciale di Pietrapertosa che mi consente di attraversare la bellissima e verde foresta di Montepiano. Finalmente un po’ di fresco da godere viaggiando piano, molto piano, sotto l’ombra di alberi alti e rigogliosi. Dopo aver scollinato, il panorama di apre improvvisamente su un’ampia vallata circondata da montagne verdi e rocciose.

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Pochi chilometri ancora (questa volta però sotto il sole) ed ecco apparire Pietrapertosa a ridosso delle rocce che costituiscono parte delle Dolomiti Lucane. Bella e caratteristica, anche se quel gruppo di palazzine moderne all’ingresso del paese sono un pugno in un occhio….ma basta avvicinarsi al centro abitato per lasciarsele alle spalle e godersi le piccole case immerse in un contesto paesaggistico davvero unico.

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Mi fermo per scattare qualche foto e noto che molti sono i turisti stranieri in visita, ma pochi quelli italiani…

Il caldo si fa sentire e qualche nuvola nera inizia a vedersi all’orizzonte: le previsioni meteo parlano di precipitazioni temporalesche a partire dalle 16.30-17. E’ ora di pranzo e decido di spostarmi a Campomaggiore. Da Pietrapertosa scendo lungo la statale tra curve e tornanti che si aprono su un panorama bellissimo affacciato alle Dolomiti Lucane, ed ogni volta che volgo lo sguardo vorrei fermarmi per scattare una foto da ogni angolazione. Sono costretto a rinunciare ala visita di Castelmezzano poiché la strada che conduce al paese è accessibile per i soli residenti.

Giungo a Campomaggiore dopo aver affrontato numerosi tornanti in salita, il cui numero riportato in ogni curva non segue correttamente un preciso ordine, e mi fermo a pranzo presso l’ippoturismo “La Fattoria del Conte”, dove consumo un delizioso pranzo.

Dopo mangiato, come da programma, visito i caratteristici ruderi di Campomaggiore Vecchio, situati a pochi chilometri di distanza dall’attuale cittadina.

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Ecco qualche gocciolina di pioggia che inizia a cadere dal cielo. Avrei voluto fermarmi ancora un altro pochino, e visitare più località nelle vicinanze, ma non sono in viaggio….ed è ora di tornare….

Mototurismo in Sardegna: In moto attraversando la Costa Verde, Cabras ed il Montiferru

Terminata questa torrida (e quasi insopportabile, non solo dal punto di vista meteorologico) estate e soprattutto essendo ormai Clara guarita dalla frattura al malleolo, abbiamo approfittato del lungo fine settimana del 1° novembre per trascorrere qualche giorno in moto, in sella alla nostra Zingara, sulle strade della Sardegna. Era parecchio tempo che adocchiavo l’area centro-occidentale dell’isola, sia per la bellezza dei suoi paesaggi, sia per le particolari specialità enogastronomiche che si possono apprezzare. Abbiamo deciso così di puntare proprio su questa zona per staccare un po’ dalla routine quotidiana e rilassarci qualche giorno lontano da casa.

Partiamo venerdì mattina con molta calma, dopo aver consumato la colazione a casa, imboccando inizialmente la SS131 fino all’altezza di San Gavino Monreale dove decidiamo di goderci le panoramiche e tranquille strade interne. Costeggiando i campi di zafferano, puntiamo verso Montevecchio per poter attraversare i vecchi stabilimenti minerari.

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La tortuosa SP65 ci consente di passare sotto il Monte Arcuentu, circondato dalla vegetazione tipica delle montagne sarde, dove in questo periodo è il coloratissimo corbezzolo a farla da padrone. Alla nostra sinistra si aprono bellissimi scorci panoramici sul mare dal colore azzurro intenso che bagna la selvaggia Costa Verde. Scendiamo di quota fino a raggiungere Torre dei Corsari, con la sua bellissima spiaggia di alte dune dal profondo colore ocra che in questo periodo, essendo completamente deserta, mostra in pieno tutto il suo splendore… la tentazione di portare le ruote dell’Africa Twin sulla sabbia è forte (anche se sono consapevole di non essere capace a guidare in queste condizioni), ma è più forte ancora la consapevolezza di deturpare un paesaggio paradisiaco.

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Pochi chilometri ancora e, attraversato lo stretto ponte in cemento a livello del mare, siamo a Marceddì, il piccolo borgo di pescatori che affaccia sulla piccola insenatura a sud del Golfo di Oristano. Strade diritte ereditate dalle bonifiche dei terreni portate avanti in queste zone in epoca fascista ci portano ad Arborea, fondata con il nome di Villaggio Mussolini prima e successivamente come Mussolinia di Sardegna in onore del Duce. In questa cittadina sono evidenti i particolari edifici risalenti all’epoca fascista (tra cui il Municipio ed alte strutture edificate lungo la via principale e l’adiacente piazza) e gli anziani che ancora parlano il dialetto veneto, ereditato dai primi cittadini emigrati.

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Attraversiamo Oristano e proseguiamo per Cabras, patria della produzione della bottarga di muggine… ovviamente il souvenir gastronomico non poteva mancare nelle nostre valigie! E’ ora di pranzo e decidiamo di fare una sosta prima di riprendere la strada. Ci fermiamo alla Trattoria da Attilio “in paese” per degustare buoni ed abbondanti piatti a base di pesce.

Risaliamo in sella ed il sole sembra giocare a nascondino con le nuvole spinte da un moderato vento proveniente da nord-est. Attraversiamo prima Riola Sardo e poi Narbolia. Ricominciano le curve tortuose, strette e bellissime fino giungere a Seneghe dove i prati verdi sono occupati da bellissimi esemplari di Bue Rosso del Montiferru, una particolare razza di bue sardo-modicana la cui carne è uno dei Presidi Slow Food del territorio. Questo bellissimo animale regala delle carni succose e saporitissime, mentre dal suo latte si produce il raro e prelibato casizolu.

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Altri pochi chilometri di curve e paesaggi bellissimi e giungiamo a Santu Lussurgiu, tappa finale di questa prima, meravigliosa giornata.

 

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Il paese che rientra tra i Borghi Autentici d’Italia è sviluppato lungo un versante montuoso e proprio grazie alla sua posizione, tra le case si creano viuzze, vicoli e stradine strette dove passeggiare e perdersi, scoprendo ogni volta angoli suggestivi e sempre diversi. Abbiamo alloggiato nel bellissimo Albergo Diffuso Antica Dimora del Gruccione. Parcheggiata la moto nel cortile interno della struttura, siamo usciti a piedi passeggiando nel paese. Due erano gli obiettivi (ovviamente gastronomici) principali di questa visita: l’Abbardente ed il Casizolu. La visita alle Distillerie Lussurgesi ci consente di assaggiare vari tipi di acquavite e liquori aromatizzati, oltre ai buonissimi cioccolatini alla crema di mirto o di abbardente. Dietro il bancone dedicato alla rivendita dei prodotti sono in bella mostra gli alambicchi in rame dove vengono distillate le vinacce o il vino.

Rientrati in paese chiediamo alla proprietaria dell’albergo diffuso dove poter acquistare il casizolu: ci accompagna da una sua amica che lo produce in casa e che ci fa entrare nella cantina dove appesi al soffitto c’erano decine e decine di forme di questo prelibatissimo e raro formaggio. Manco a dirlo, una bella forma da 2,6 kg è destinata ad occupare uno spazio nelle nostre valigie in alluminio.

Nel frattempo il sole è prossimo al tramonto e due anziane signore ci sorridono e ci consigliano di ammirare il panorama del paese dalla vicina piazza dove si erge una statua del Cristo. Godiamo dei colori arancione e giallo con i quali si dipingono le pareti delle case e le rocce delle montagne che circondano Santu Lussurgiu.

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Soffia un vento forte e freddo che non ci fa dimenticare di essere in pieno autunno. Gli ultimi passi prima di rientrare in albergo vengono fatti sotto le tenute luci artificiali arancioni dei lampioni lungo le vie che prendono il sopravvento sul crepuscolo.

La squisita e particolare cena a base di prodotti del territorio è l’epilogo di questa meravigliosa e coinvolgente giornata… in attesa che spunti l’alba… altri chilometri ci attendono…