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“Milano-Taranto”, viaggio in moto d’epoca alla scoperta dell’Italia

Dal 2 all’8 luglio è in programma la 31° rievocazione storica della più lunga e avvincente maratona motociclistica, andata in scena fino al 1956

Ben 230 centauri al via con rappresentanti di Stati Uniti, Giappone e Australia

Sfida tra “gloriose” che vede protagoniste Taurus, Ganna, Laverda, Guzzi, Devil, Perugina, MI VAL, Bianchi e Morini in un’avventura in sei tappe e duemila chilometri attraverso strade secondarie

Torna la Milano-Taranto, manifestazione riservata alle moto d’epoca che andrà in scena da domenica 2 a sabato 8 luglio, suddivisa in sei tappe.

Nella 31° edizione della rievocazione storica il patron, Franco Sabatini, ha inserito tanta Toscana, poi Lazio e Puglia in abbondanza. I chilometri sono complessivamente attorno ai duemila, giusto per non far mancare otto-dieci ore di sella al giorno ai coraggiosi partecipanti che quest’anno saranno 230.

La prima frazione del giro scatterà come sempre alla mezzanotte di domenica 2 luglio dall’Idroscalo di Milano e si concluderà a fine mattinata del 3 luglio a Pisa, dopo aver scavalcato l’appennino tosco-emiliano e lambito le Alpi Apuane.

Seconda tappa, tutta toscana, martedì 4 luglio da Pisa a Principina Terra, lungo strade punteggiate da cipressi e da viti.

Dal vino all’acqua, quella speciale di Fiuggi, nella terza frazione (mercoledì 5 luglio), passando dalla Toscana al Lazio.

Tosta la quarta tappa (giovedì 6 luglio), la più lunga di tutte: da Fiuggi a S. Giovanni Rotondo, in Puglia, con arrivo davanti alla basilica di Padre Pio.

Quinta frazione (venerdì 7 luglio) tutta in terra pugliese con traguardo a Bari.

Infine la classica Bari-Taranto (sabato 8 luglio) con le immancabili soste a Castellana Grotte, Martina Franca e Villa Castelli.

Saranno insomma sei giorni alla scoperta dell’Italia in compagnia delle moto d’epoca. La sorpresa di quest’anno sarà rappresentata in particolare da tre Terrot 350cc di fine anni Venti-inizio anni Trenta, francesine terribili: una sfida nella sfida perché si dovranno misurare con le coetanee Mas, Rudge e Vincent.

E anche la categoria “Gloriose” è ricca di rarità: Taurus, Ganna, Mas, Perugina, Devil, Bianchi Cervino, Mi Val, Morini Settebello, Guzzini, Laverda ed altre moto che alla Milano-Taranto hanno gareggiato sul serio. Categoria a parte per sidecar e scooter. Classe 500cc la più affollata, con Gilera Saturno e Guzzi Falcone a profusione.

Per quanto riguarda invece i centauri stranieri, la pattuglia si è arricchita di australiani, giapponesi, finlandesi, cinesi e statunitensi che affiancheranno i consueti concorrenti europei (tedeschi, olandesi, austriaci, monegaschi, inglesi e francesi).

Milano-Taranto, un po’ di storia

Nacque, con il nome di “Freccia del Sud” nel 1919, un raid motociclistico da Milano a Caserta che nel 1932 diventò Milano-Napoli e nel 1937 “Milano-Roma-Taranto”. Si correva tutta d’un fiato, con la manetta del gas tirata sempre al massimo. Soste solo per il rifornimento e l’assistenza. Una maratona contro il tempo, massacrante, difficile e impegnativa. Una corsa per centauri veri. Non a caso nell’albo d’oro della Milano-Taranto figurano nomi come Guglielmo Sandri, Giordano Aldrighetti, Ettore Villa, Bruno Francisci, ed il nostro Remo Venturi. Ultima edizione nel 1956, vinta da Pietro Carissoni, poi il tragico incidente di Guidizzolo, durante la Mille Miglia del 1957, segnò la fine delle competizioni stradali. Da 31 anni tuttavia, la Mi-Ta rivive grazie all’impegno e alla passione di Franco Sabatini, patron del Moto Club Veteran S. Martino di S. Martino in Colle (Pg).

Scarpe da moto: le giuste per la sicurezza

Viaggiare in sella a una moto, con il vento che accarezza il viso e scompiglia i capelli, indossando una camicia bianca in lino con il sole che tramonta alle spalle di chi domina la strada è uno dei sogni più ricorrenti.

Ma è bene che resti soltanto un sogno. Una delle regole più importanti che chi ama usare la moto deve rispettare è la sicurezza: la propria e di chi lo accompagna. Per questa ragione è bene scegliere sempre un abbigliamento consono. Via dunque a scarpe come sandali e infradito, sì a calzature che proteggono il piede anche – e soprattutto – in caso di cadute o necessità di poggiare il piede sull’asfalto. È essenziale scegliere le giuste scarpe da moto, calzature tecniche che sono ottime   compagne di viaggio.

Le scarpe da moto ideali per chi ama cavalcare la strada sono senza ombra di dubbio un bel paio di stivali con un gambale alto e parti rinforzate che rendono sicura la guida ma rendono ancora più protetti in caso di caduta, da qui la necessità di indossare scarpe che si aggancino ai protettori dei pantaloni da moto. Gli stivaletti che non arrivano sopra le caviglie offrono una protezione più bassa.

Estremamente consigliate sono le scarpe modello stivale, dotate di membrana impermeabile, che consentono prestazioni ottimali anche quando ci sono condizioni climatiche difficili; se poi hanno anche una suola in caucciù stratificata ed estremamente leggera, la calzata è ancora più confortevole. Un altro dettaglio importante è la fodera, che può essere realizzata in tessuto con componenti di microfibra scamosciata sul tallone per prevenire lo scivolamento del piede; associata a un proteggi-caviglia a doppia densità e stratificato sotto la tomaia, con imbottitura in schiuma di poliestere sulla parte posteriore che rende stabile la guida e protegge da escoriazioni e abrasioni da contatto con asfalto o terriccio. Nei modelli per motociclisti navigati, inoltre, diventa un optional essenziale il pannello riflettente di alta visibilità – posizionato sulla parte posteriore della scarpa – che rende il motociclista più visibile agli altri utenti della strada specie in assenza di una buona luminosità.

Se poi non si amano le scarpe alte fin sotto il ginocchio, c’è la possibilità di scegliere scarpe alte fino alla caviglia, in vari colori e modelli che offrono la garanzia di sicurezza e protezione in ogni momento della guida. In commercio esistono modelli con tomaia dal design deciso e fabbricate con tessuti morbidi, come la microfibra leggera, ma al tempo stesso duratura e resistente.

Le scarpe più tecnologicamente avanzate offrono una regolazione precisa e di comfort di chiusura perché allacciano in maniera strategica il piede, che così evita storte o abrasioni. Anche nelle scarpe più basse serve la cosiddetta saponetta laterale: alcuni modelli ne dispongono con un taglio ergonomico a livello delle dita del piede per dare una maggiore sensibilità sui comandi della moto e una maggiore resistenza all’abrasione.

Continental, in Italia il bilancio 2016 è decisamente a segno più


Bilanci positivi e picchi record per le gomme Continental, che nel 2016 ha raggiunto con facilità gli obiettivi prefissati; la sfida ora è consolidare la crescita nell’anno in corso, grazie anche al lancio di quattro nuovo pneumatici per moto, presentati all’ultimo salone Eicma.

Un bilancio 2016 chiuso con un segno più accanto ai principali indicatori economici, e un 2017 che attende il lancio di quattro nuovi modelli di gomme, già presentati con successo all’Eicma 2016: è questa la sintesi dello stato di salute, senza dubbio ottimo, del Gruppo Continental, che a livello globale ha visto un incremento delle vendite del 3%, arrivando a circa 40,5 miliardi di euro, con un picco record nei volumi di gomme, che hanno superato quota 150 milioni.

Bene anche in Italia. Anche a livello italiano la situazione è positiva, con la filiale tricolore di Continental che si occupa di pneumatici ha visto crescere tutte le business unit, ossia tutte le linee di prodotto, come dichiarato di recente da Alessandro De Martino, amministratore delegato di Continental Italia.

Stabili le gomme auto. In realtà, il dato italiano per il comparto automobilistico è stato leggermente inferiore alle attese in termini di volumi, pur mantenendosi sostanzialmente stabile; in crescita soprattutto il segmento invernale, mentre di conseguenza sono calate le gomme estive. Tuttavia, la tendenza che emerge è quella di una forte evoluzione del mercato italiano dal punto di vista della struttura distributiva, dove un ruolo di rilievo è ormai giocato dai rivenditori online.

La forza dell’online. Un segmento in cui uno dei pionieri è stato Euroimport Pneumatici, attivo ormai da 10 anni in questo business sul Web, e diventato oggi un punto di riferimento per tutti gli appassionati di due ruote alla ricerca di gomme Continental moto. Un catalogo che a breve si amplierà di quattro nuovi modelli, come annunciato nel corso dell’ultimo salone dell’Eicmadi Milano.

Un nuovo arrivo. La famiglia di pneumatici Continental si amplia innanzitutto con il nuovo Continental ContiRoadAttack 3, dedicato espressamente agli appassionati dello sport touring: questo prodotto, che rappresenta l’ulteriore evoluzione del classico ContiRoadAttack 2 EVO, si contraddistingue per nuove tecnologie, come la TractionSkin (che riduce la “entrata in temperatura” delle gomme, garantendo sicurezza estrema, attraverso una nuovo sistema di stampi per la vulcanizzazione, che elimina la necessità di agenti distaccanti), la MultiGrip (che aumenta la durata e migliora il grip ottimale in angoli di piega estremi), la ZeroDegree (costituita da una spiralatura a 0° in cavi d’acciaio che garantisce stabilità ad alta velocità e ridotto kickback) e infine RainGrip, che migliora l’aderenza sul bagnato.

I modelli per touring, cruiser e città. Aumentata anche la selezione di pneumatici per moto touring e cruiser, che potrà contare sulle versioni ContiTour e ContiLegend (dal design vintage e tecniche come le scanalature multiple per il drenaggio ottimale), gomme studiate su misura per le esigenze di cruiser, chopper e moto custom. Infine, per i biker cittadini è stato pensato il Continental ContiCity, pneumatico “Allround” di nuova concezione che offre un ottimo grip su strada grazie al suo design di forma triangolare.

Obiettivo 2017. Questi nuovi modelli potrebbero aiutare l’azienda a consolidare la crescita conosciuta nel corso di questo 2017 che, “seppure ancora su numeri relativamente piccoli”, come ha ammesso ancora De Martino, ha comunque consentito l’ingresso di Continental “nella lega dei big”, grazie a un 2016 eccellente e di forte accelerazione nelle vendite per il segmento moto.

La strada da fare. Il segreto del successo, secondo l’ad di Continental Italia, è nella produzione di pneumatici “che stanno riscuotendo molto successo, soprattutto da parte degli appassionati e dei clienti finali. Pensiamo quindi di essere sulla strada giusta, come ha dimostrato anche il successo che abbiamo avuto adEicma lo scorso novembre. Insomma possiamo dire di avere svoltato anche sul settore moto e da una situazione di crescita siamo arrivati ad una situazione di stabilità, con spazio per fare ancora meglio”.

Usare la moto in inverno: Come scegliere i pneumatici giusti

Siamo ormai a fine agosto, iniziano ad intravedersi le prime nuvole all’orizzonte e le giornate cominciano ad accorciarsi: l’estate è quasi finita e con essa molti motociclisti pensano a godersi le ultime pieghe prima di riporre la moto nei garage per il letargo invernale. Ciò che più “spaventa” il motociclista durante la stagione fredda tanto da fargli rinunciare alle uscite in moto, sono principalmente due fattori: le temperature rigide e l’aderenza dei pneumatici sull’asfalto. Se per il primo basta procurarsi intimo tecnico ed abbigliamento adeguato (di questo potremo parlarne in un altro articolo), per il secondo il discorso è un po’ più complesso e “tecnico”: la scelta dei pneumatici giusti è fondamentale per godersi ogni metro di strada in tutta sicurezza anche in condizioni di asfalto non ottimali e persino in presenza di pioggia o, ancora peggio, neve.

Fermo restando che la prudenza deve essere sempre in prima linea, dobbiamo innanzitutto prendere in considerazione le condizioni climatiche medie della zona in cui viviamo e delle aree che saranno interessate ai nostri tour in moto: piove molto? E’ possibile la formazione di ghiaccio? E’ una zona soggetta a poca pioggia ma comunque umida tanto da rendere viscido l’asfalto? Ci potrebbe essere neve? Il disegno dello pneumatico, le sue scanalature ed i tasselli, non sono solo una questione “estetica”: è grazie alla loro posizione ed andatura che l’acqua viene drenata migliorando sensibilmente la tenuta di strada della moto. Su un pneumatico, più sono le scanalature (soprattutto se riportate anche all’interno dei tasselli) e migliore è l’aderenza sul bagnato. In inverno infatti non dobbiamo pretendere il miglior grip sull’asfalto per le pieghe “estreme”, bensì la migliore aderenza in presenza di pioggia, sia nell’affrontare una curva che in frenata.

Sempre più spesso si sente parlare di pneumatici termici anche per moto: essi sono costituiti da una speciale mescola in grado di mantenere le caratteristiche di aderenza anche a temperature molto basse. Alcune case stanno sempre più sviluppando pneumatici in grado di mantenere buone doti motociclistiche in presenza di fango e neve, facilmente identificabili con la sigla “M+S” (mood + snow = fango + neve). Se fino a qualche anno fa queste coperture non possedevano l’omologazione necessaria per la circolazione su strada, oggi il discorso sta cambiando, in particolar modo per quanto riguarda gli scooter e le moto maxi-enduro. Pur essendo questi pneumatici prettamente invernali, possono comunque essere utilizzati anche durante le altre stagioni (io stesso ne faccio uso sulla mia vecchia Africa Twin in inverno come in piena estate).

La normativa italiana non obbliga le moto a montare queste particolari tipologie di coperture, mentre le leggi di altri paesi europei lo prevedono eccome (basti pensare alla Germania, dove tra l’altro si svolge il più famoso raduno invernale a fine gennaio: l’Elefantentreffen).

Detto ciò, non mi rimane che consigliarvi di acquistare pneumatici per moto online e godervi la vostra dueruote anche nella stagione invernale che, vi posso garantire, nasconde sensazioni uniche tutte da scoprire!

LAMPS!!!!

 

 

 

GPS: Come creare e leggere un RoadBook per il mototurismo – Parte I

Quando si parla di RoadBook, il pensiero di molti noi motociclisti corre principalmente al più famoso dei rally: la Dakar. Ma non solo. Negli ultimi tempi molti eventi motociclistici sia su terra che su asfalto, tendono ad emulare le incredibili capacità di navigazione dei piloti rally con l’utilizzo dei RoadBook, stilati logicamente in maniera più semplice e di immediata comprensione anche a chi un RoadBook non lo ha mai visto prima. Riassumendo, possiamo dire che un RoadBook si divide in 3 aree principali: la prima è quella che indica il chilometraggio parziale e totale; la seconda è quella che indica la rotta da seguire con le indicazioni grafiche dei punti di riferimento, deviazioni, ecc.; la terza è dedicata alle note.

Sembra esagerato utilizzare un RoadBook per il mototurismo? Secondo me no, e vi spiego il perché. Se partiamo dal presupposto che il RoadBook è un qualcosa di “tecnico” e specialistico, già stiamo sbagliando. Non bisogna pensare che un roadbook necessita per forza di un costosissimo porta-roadbook ad avanzamento elettronico, dei rotolini di carta e quant’altro. Esso può essere costituito semplicemente da un foglio di carta A4 inserito nella tasca trasparente della borsa serbatoio, con le indicazioni scritte a penna.

Il più semplice dei RoadBook infatti, può essere quello che riporta brevi appunti su un foglio di carta. Anche solo le località da attraversare durante un itinerario in ordine di marcia.

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Se il nostro viaggio in moto o la semplice uscita domenicale è fatta di più tappe e con più deviazioni, e l’idea di “navigare” su strada ci piace, allora saper preparare e saper leggere un RoadBook potrà essere di nostro aiuto. Per il mototurismo spesso l’uscita si prepara qualche giorno prima, magari con l’intenzione di visitare un’attrazione particolare mai vista in precedenza, percorrere una nuova strada deviando da quella già conosciuta… spesso ricordare tutto non è sempre così semplice, specialmente su strade ed in località non ancora visitate e dove le deviazioni e i luoghi da visitare sono in numero consistente. Ecco quindi che l’utilizzo di appunti o del roadbook può tornarci utile.

Partiamo dall’operazione più semplice: interpretare e leggere un roadbook.

Per le finalità mototuristiche, saranno pochi i simboli da ricordare ed imparare, e con l’utilizzo frequente di roadbook, impareremo comunque prima o poi a ricordarli tutti. Molti già sono intuibili, altri facili da ricordare e seppure cambiano da una manifestazione all’altra, sono pressappoco gli stessi o comunque simili.

Come già detto all’inizio, un RoadBook è composto principalmente da tre colonne ed ogni riga del roadbook rappresenta un waypoint (per chi non sapesse il suo significato, vi consiglio di leggere questo articolo).

Nella prima colonna è riportato il chilometraggio parziale e quello totale (più raramente anche i chilometri all’arrivo). Nella seconda colonna sono riportate le indicazioni grafiche che devono essere di facile, intuitiva e veloce comprensione. La terza colonna è dedicata alle note. Qui sotto è riportato un esempio molto semplice  di un roadbook

Roadbook

Veniamo dunque alla prima colonna che possiamo anche non considerare se il roadbook ce lo costruiamo per noi e poco ci interessa del chilometraggio. Saperlo però interpretare può tornarci utile se, al contrario, un roadbook ci viene consegnato in caso di manifestazioni turistiche o se lo troviamo sui siti web.

Per poter seguire il chilometraggio, bisogna innanzitutto azzerare il contachilometri parziale della moto alla nostra partenza o, eventualmente, nel punto in cui viene riportato sul roadbook stesso (ma questa seconda operazione sarà molto improbabile). I numeri più grandi riportano i chilometri totali dalla partenza. Essi possono essere accompagnati dai chilometri parziali dall’ultimo waypoint (quindi facendo la somma dei chilometri totali della casella precedente con i chilometri parziali della casella che stiamo leggendo, MototurismoMototuriavremo esattamente i chilometri totali che stiamo percorrendo).

La seconda colonna è invece occupata dalle indicazioni grafiche che rappresentano il waypoint con la direzione di quello successivo. E’ in questa casella che potremo trovare i simboli di cui vi parlavo prima: essi possono essere la rappresentazione di una chiesa, un boschetto, un’area picnic, un passaggio a livello, un ponte e qualunque altra struttura/particolarità che possiamo identificare in strada. Ricordiamo principalmente che la strada che stiamo percorrendo è rappresentata con una linea di più spessore, mentre la direzione da seguire è indicata dalla freccia.

La terza colonna infine, riporta le note che possono essere di vario genere: dalle coordinate GPS del waypoint (che a noi poco interessano) alla descrizione dello stesso o di punti di interesse e particolarità che possano aiutarci ad identificarlo.

Ovviamente per il mototurismo non dobbiamo complicarci la vita, pertanto se siamo noi a costruire il roadbook, lo faremo in maniera semplice e facilmente interpretabile.

Ma come creare un roadbook, lo vedremo nella seconda parte dell’articolo.

In moto d’inverno, ecco quali sono gli accorgimenti

Si fa un gran parlare della normativa sulla circolazione nei mesi invernali e, in particolare, quando pioggia intensa  e neve rendono incerta la guida: ma cosa prevede il Codice della Strada per le moto? Quali sono i vincoli per chi ama le due ruote?

Nelle ultime settimane non c’è stato sito o testata di informazione che non abbia atteso, quasi con un conto alla rovescia, il periodo di partenza dell’obbligo di circolazione sulle strade italiane con pneumatici invernali o adeguati “antisdrucciolevoli” per la neve, come le catene. Il 15 novembre, infatti, è scattato il termine in cui, almeno secondo il Codice della Strada, l’Italia entra nei mesi invernali, anche se poi le temperature di quest’anno hanno detto l’esatto opposto, segnando la solita differenza tra “carta” e realtà.

Scelte di sicurezza. L’intenzione del legislatore, e più in generale la spinta di persuasione delle associazioni di categoria, si basa su valutazioni abbastanza oggettive: nei mesi freddi, infatti, le tradizionali gomme rischiano di perdere aderenza, di cristallizzare e, in definitiva, di non garantire una guida tranquilla. Questo vale non solo per le auto, ma anche per le moto. Perché c’è chi, nonostante il freddo e l’eventuale rischio di condizioni atmosferiche non ideali, proprio non abbandona il piacere di inforcare il proprio mezzo anche in pieno gennaio, come ben sanno gli amanti del tradizionale Elefantentreffen, mitico raduno nelle zone alpine.

Attenzione alle norme. In verità, le ordinanze vigenti in Italia vietano la circolazione di “ciclomotori a due ruote e di motocicli” in presenza  di neve o ghiaccio sulle strade o mentre sono in atto fenomeni nevosi; il divieto è comunque relativo ai tratti in cui sono state emanate le specifiche ordinanze per regolare il traffico invernale. Per capirci, lo scorso anno questi atti hanno interessato la parte maggiore dei tratti autostradali del nostro Paese, ben 59 Province (sulle 107 totali) e moltissimi Comuni in tutta Italia, da Nord a Sud. E in questo mesetto di vigore dell’obbligo (e con un meteo neppure ancora troppo rigido e critico) sono state già emanate centinaia di Ordinanze in tutta la Penisola, a esclusione di regioni come Campania, Calabria, Basilicata e Sardegna.

Ostinati alla guida. Certo, è facile pensare che la stragrande maggioranza dei motociclisti possa mettersi l’anima in pace e, soprattutto, riparare il proprio veicolo in garage fino all’arrivo della primavera, o almeno uscire solo con giornate di pieno sole. Eppure, le case di produzione hanno sviluppato appositi pneumatici per moto in grado di rispondere al meglio anche alle condizioni peggiori e caratterizzati dalla sigla M+S sul copertone, che anche sulle auto segnala il rispetto della legge sulla circolazione invernale. Queste particolari gomme invernali vengono infatti realizzate con una mescola dotata di una maggior percentuale di silice, che mantiene l’elasticità adeguata anche quando le temperature calano al di sotto dei 7 gradi centigradi, e con un design specifico con più lamelle e intagli, utili per disperdere l’acqua e creare aderenza sulla neve.

Ecco un video che vi piacerà sicuramente:

https://www.youtube.com/watch?v=tKUcz0TtqXI

Non lanciarsi all’assalto. Questo però non significa che queste gomme speciali azzerino ogni tipo di rischio e pericolo alla guida! Inoltre, bisogna anche aggiungere che non sono utilizzabili per tutte le moto e tutti i modelli, ma sono “privilegiati” i mezzi come scooter, enduro e maxi enduro stradali, che in genere vengono più utilizzati nella routine quotidiana. Negli ultimi anni i produttori hanno comunque ampliato la gamma di soluzioni a disposizione degli interessati, che possono trovare nel grande store online di Euroimport Pneumatici il punto di riferimento per gli pneumatici moto, anche invernali. Per quanto riguarda le catene, invece, il mercato propone alcune possibilità, che però devono rispondere alle normative italiane (altrimenti l’utilizzo può venire contestato dalle Forze dell’Ordine, in caso di controllo), o soluzioni più casalinghe e artigianali come le fascette da elettricista tra cerchio e pneumatico, che però non risolvono certo la questione (e durano poco).

In collaborazione con Anna Capuano – Blogger, Marketing & Comunicazione

Prodotti e piatti tipici: Bottarga di muggine

La bottarga di muggine è uno dei prodotti tipici e più prelibati che si possono trovare qui in Sardegna. Essa viene prodotta praticamente ovunque, ma quella più famosa ed apprezzata è la bottarga di Cabras.

La bottarga non è altro che l’ovario del muggine (le gonadi) che viene asportato dal ventre del pesce, salato ed essiccato con procedimenti dettati dalla tradizione. Ogni baffa (è così che viene chiamata la pezzatura) si presenta di un colore ambrato e dal forte sapore, il cui peso è generalmente 200-300g (attualmente il prezzo è di circa 120€ il kg).

In cucina è molto apprezzata sia per la preparazione di antipasti (l’abbinamento bottarga e carciofi freschi è molto comune) che come complemento di primi piatti (il piatto più famoso sono ad esempio gli spaghetti con arselle e bottarga).

A Cabras ci sono molti stabilimenti che producono bottarga ma anche altri derivati del pesce conservato come musciame, filetti affumicati e non ed altro ancora.

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GPS: I termini più comunemente utilizzati


E’ inutile che stia qui a spiegare cosa è il sistema GPS: in rete è possibile reperire tutte le informazioni necessarie, da quelle basilari a quelle approfondite. L’intento di questo articolo invece, è far chiarezza su alcuni termini che più comunemente vengono utilizzati nell’ambito della navigazione GPS rivolta al mototurismo ed ai viaggi in moto in generale.

Questi stessi termini verranno trovati di volta in volta negli articoli che ho già scritto, e che mi auguro continuerò a scrivere, riguardanti quest’argomento.

Innanzitutto, cercherò di spiegare i primi termini “base”:  traccia, waypoint, POI (o punti di interesse), rotta, itinerario (o percorso).

Traccia: Una traccia è un susseguirsi di punti uniti tra di loro da linee rette, che mostrano il tragitto effettuato da un luogo ad un altro e registrato dal nostro dispositivo GPS.

Nelle impostazioni del nostro navigatore, è possibile scegliere la frequenza con la quale vengono memorizzati questi punti. Tanto più essa è alta, tanto più precisa sarà la traccia.

Generalmente le tracce vengono sviluppate “sul campo”, ovvero è traccia quell’insieme di punti già definiti prima, che vengono memorizzati dal GPS e poi uniti tra di loro mediante linee, mentre procediamo in strada (e non solo) a bordo della nostra moto (o a piedi, in macchina, ecc.). Grazie ad appositi software è possibile creare una traccia al pc e memorizzarla sul dispositivo di navigazione, oppure scaricarla dalla rete (e quindi creata o percorsa già da altre persone).

Waypoint: rappresenta un qualsiasi punto di riferimento, la cui posizione è rintracciabile mediante coordinate geografiche. In parole povere, sono i punti che noi prendiamo come “capisaldi” nella creazione di un itinerario. Possiamo anche acquisire waypoint durante il percorso, e questo in funzione di svariati motivi. Può capitare, ad esempio, che le mappe dalle quali abbiamo creato il percorso inizialmente, non sono aggiornate ed un waypoint può non trovarsi nello stesso punto. Registrando la traccia del nostro itinerario, fisseremo questo nuovo waypoint (ripeto, questo è un esempio stupido utilizzato solo per capire l’utilità di un waypoint)

POI o punti di interesse: così come dice la parola, sono tutti quei punti che possono servire all’utente finale per svariati motivi. Sono punti di interesse i distributori di carburante, i ristoranti, i musei, le attrazioni turistiche, ecc.. Infatti i POI possono coincidere con i waypoint se, ad esempio, intendo creare un itinerario in moto prendendo come riferimento tutti i nuraghi più interessanti della Provincia di Cagliari. I nuraghi in questo caso nascono come POI, ma sulla cartina (digitale o cartacea) andrò a segnarli come waypoint.

Rotta: in ambito mototuristico è difficile che useremo questa tipologia di navigazione, a meno che non ci troviamo in un deserto e dobbiamo raggiungere un’oasi o un bivacco. La rotta infatti è la direzione che il GPS ci indica per raggiungere un determinato punto, a prescindere dalle strade da percorrere. Ed infatti verrà indicata sempre con una linea retta dal punto in cui ci troviamo (o che abbiamo fissati), al punto di destinazione finale (o intermedio). Possiamo eventualmente usare la rotta quando decidiamo di raggiungere un punto particolare scegliendo noi le strade sul momento.

Itinerario (o percorso): è l’insieme di waypoints, POI e strade da percorrere. Generalmente è creato al pc, prima di scendere in strada. Sono itinerari quelli che ad esempio creiamo molto semplicemente con il google maps o viamichelin, dove indichiamo il punto di arrivo, quello di partenza ed eventualmente i punti di transito.

Potrebbero sembrare la stessa cosa, ma c’è differenza tra traccia e percorso.

Specifiche 12

Mi piacerebbe ora spendere qualche parola anche con le mappe.

Prima di procedere, è necessario capire cosa si intende per “georeferenziare” una mappa… e poi capiremo il perchè. La Georeferenziazione è l’attribuzione di una posizione geografica ad un oggetto. Georeferenziare una mappa, quindi, vuol dire dare ad essa la giusta posizione geografica. E’ facile quindi intuire l’utilità di questa funzione: in mancanza di mappe digitali di una determinata zona, è possibile acquisire un’immagine da una mappa cartacea, convertirla in digitale, darle la giusta collocazione nello spazio, caricarla sul GPS ed utilizzarla “on the road”.

Fatta questa breve premessa, le mappe possono essere cartacee, digitali e raster. Le mappe cartacee sono quelle classiche che dobbiamo sempre, e dico SEMPRE, avere con noi soprattutto in zone che non conosciamo. Le mappe digitali sono quelle che troviamo sul web o che è possibile caricare sui dispositivi GPS (sono mappe digitali quelle di Google Maps, Bing, ViaMichelin, o quelle fornite dalla Garmin, dalla Kompass, ecc., giusto per citare alcuni produttori). Le mappe raster (o custom) sono mappe digitalizzate, ovvero l’acquisizione di una mappa cartacea in formato digitale. E come scritto poco fa, prima di poter utilizzare queste mappe, è necessario georeferenziarle (ed ora sappiamo cosa vuol dire :-D). Prima di andare oltre (è necessario un articolo a parte), per poter digitalizzare una mappa è necessario un apposito software che ci consenta di posizionare quel “foglio” scannerizzato nell’apposito spazio sul globo terrestre. E poi vedremo come fare…

 

Albania 2014: Ci sono quasi!

Ancora non avevo scritto nessun articolo riguardo il nuovo viaggio in moto che ho intenzione di intraprendere per questo 2014.

Dopo tentennamenti vari, indecisioni ed altri pensieri, finalmente si concretizza, giorno dopo giorno, questo viaggio in moto in Albania che farò il prossimo mese.

Sto finendo di preparare la Zingara e di allestire l’itinerario, ma in linea di massima le tappe saranno queste:

Traversata notturna in traghetto Cagliari-Civitavecchia, trasferimento fino ad Ancona dove imbarcherò per Spalato in Croazia la sera stessa. L’indomani mattina, una volta sbarcato, punterò la prua dell’Africa Twin verso sud attraversando Bosnia e Montenegro fino a raggiungere l’Albania e da lì coprire quanto più territorio possibile in 5 giorni.

L’ultimo giorno sarà dedicato al rientro in Croazia passando per Medjugorije.

Questo viaggio in Albania sarà un’incognita soprattutto per le condizioni delle strade. Le mie ricerche infatti, hanno evidenziato alcune di esse che dovrò percorrere come sterrate, ma in realtà le hanno asfaltate. Poco importa, anche perchè andrò in questo paese con l’Africa Twin, alla quale farò montare per i prossimi giorni i pneumatici nuovi semitassellati (Karoo 3) e le camere d’aria rinforzate. Il tagliando completo è stato fatto e con l’occasione ho fatto montare le barre paracarena ed una presa usb per caricare cellulare e tablet in viaggio.

Sono emozionato, come ogni volta che devo intraprendere un viaggio, e non nego che ci sono anche le preoccupazioni…ma è giusto così. Che altro dire: aggiornerò la mia posizione e l’andamento del viaggio man mano che avrò la possibilità, sulla pagina facebook, sul profilo instagram ed anche su questo blog.

8 giorni ancora e poi si parte con le emozioni!!!IMG_20140821_082318IMG_20140816_165635

Mototurismo in Basilicata

Cosa mi è rimasto più impresso di quel poco di Basilicata che sono riuscito a gustarmi?

Il vento: forte e costante praticamente ovunque (ecco il perché di tutte quelle pale eoliche lungo il percorso!). Poi la caduta in moto, che mi ha costretto a rinunciare nel proseguire l’itinerario prefissato che sarebbe dovuto durare due giorni e che mi ha provocato lo stiramento di due legamenti, uno dei quali con lesioni, seppur minime. Ed infine i paesaggi: belli, selvaggi, agricoli, rustici, isolati, colorati…

Ma cominciamo dal principio. Ero in vacanza dai miei genitori per una settimana, già programmata per far conoscere la nuova arrivata nel Touring Team: l’Africa Twin RD04, battezzata “la Zingara”. Già due anni fa avevo delineato un itinerario in Basilicata della durata di due giorni che però non sono riuscito a percorrere a causa di condizioni meteo non proprio favorevoli.

Mi sveglio di un sabato mattina e dico ai miei genitori che sarei stato fuori per il weekend in Basilicata. Preparo la moto e tutto l’occorrente e mi avvio percorrendo prima la A3 e poi la E847 fino all’uscita di Balvano. La prima tappa che segna anche l’inizio dell’itinerario è Muro Lucano che raggiungo in pochi minuti. Il paese si erge su un colle dove è possibile raggiungere il belvedere con la statua di San Gerardo.

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Percorrendo la ex SS381, mi inoltro in un bosco e durante una sosta per qualche foto noto ai margini della strada le fragoline selvatiche che non posso non assaggiare! L’asfalto non è dei migliori e procedo con cautela fino a raggiungere il Passo delle Crocelle dove un vento fortissimo mi obbliga a tenere forte il manubrio per evitare lo spostamento della moto lungo la corsia.

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Oltrepasso l’abitato di San Fele e, tra una masseria e l’altra, raggiungo Atella per il primo rifornimento carburante. Qui imbocco una stradina agricola che mi consente di attraversare campi di grano già mietuto.

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Scollino mentre le macchine agricole nei terreni portano avanti il proprio lavoro e mi ritrovo nuovamente nella vegetazione fitta dei boschi, costeggiando lo stabilimento che imbottiglia l’acqua Gaudianello (molto nota in tutta l’area), fino a raggiungere i laghi di Monticchio, ricavati da due antichi crateri vulcanici ormai inattivi, su un cui crinale sorge l’Abbazia di San Michele Arcangelo. Qui l’aria è fresca, ed essendo in una vallata non c’è neanche vento. Sosto per scattare alcune foto, acquisto l’adesivo da apporre sulla valigia laterale e poi proseguo verso Monticchio Bagni.

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Altre curve, altra strada che non fa godere la guida, ed eccomi arrivare alla bellissima Melfi con il suo castello e le mura di cinta che corrono lungo la collina lasciandomi davvero impressionato.

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Trovare la strada per Rapolla non è semplice….non so perché ma l’Etrex 30 mi si blocca un paio di volte (penso sia dovuto a qualche bug delle mappe OSM proprio in quell’area) e ne approfitto per chiedere informazioni ad una persona che transita in auto da quelle parti. Come pensavo ero completamente fuori zona e sono stato costretto a tornare indietro. Attraverso Rapolla dove riempio la mia bottiglia di acqua fresca da una sorgente ai piedi del paese, per dirigermi poi verso Venosa.

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Lungo la strada, un alternarsi di colline e distese di campi coltivati, arati, mietuti… il paesaggio ed i colori distraggono spesso la mia attenzione della strada e pertanto procedo ad andature molto tranquille, anche perché i soggetti da fotografare non sono pochi. Uno in particolare mi lascia piacevolmente sorpreso: una masseria in mezzo alla pianura con annessa una chiesa ed un altro piccolo edificio.

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La realtà prettamente agricola di questa regione d’Italia ha portato da sempre allo sfruttamento (e non alla distruzione) del territorio, evidente soprattutto nelle piccole grotte o anfratti, trasformati in luoghi di deposito o di ricovero per gli agricoltori ed i pastori.

Attraverso anche Palazzo San Gervasio e faccio una sosta nel piccolo borgo di Banzi, con le sue stradine e gli edifici in pietra che compongono il centro storico. Ormai l’ora di pranzo è abbondantemente trascorsa e per riempire lo stomaco, mangio un gelato e bevo una bibita per idratarmi… i piatti tipici seduto in qualche trattoria, li lascio alla cena di stasera (non vedo l’ora!!!).

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Da qui in poi le strade diventano ancora più impegnative nella guida: avvallamenti, buche, asfalto sgretolato e brevi tratti di rifacimento del manto stradale privo di bitume, mi costringono spesso a non godermi il paesaggio circostante.

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Lasciato Genzano di Lucania imbocco la strada che porta ad Acerenza, un carinissimo borgo medievale (facente parte dell’associazione “Borghi più belli d’Italia”) dove sorge una bella ed imponente cattedrale medievale.

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La discesa verso la statale 169 si affaccia sul Bacino di Acerenza. Da qui proseguo per Cancellara, un piccolo paese sorto su una collina in mezzo al verde dei boschi, mentre a Vaglio di Basilicata devio imboccando la tortuosa SS96 da cui, tra un ampio tornante e l’altro, posso godermi il panorama sulla piccola Tolve.

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Nel centro cittadino chiedo informazioni ai vigili urbani per raggiungere Tricarico ed uno dei due, motociclista, mi indica una bella deviazione che, raggiungendo le pendici della collina dove sorge il paese, mi consente di sbucare sulla SP38 ed infine sulla SS7 che porta a Tricarico. Finalmente la “Appia” è una strada guidabilissima dall’asfalto molto migliore di quello solcato fino ad ora! Tricarico è uno dei paesi che merita una visita per il castello, la cattedrale ed il centro storico animato e molto particolare.

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Sono le 16.30 circa e posso proseguire ancora per qualche oretta. L’intenzione mia è di arrivare a Castelmezzano o Pietrapertosa e fermarmi lì per la notte. Pochi chilometri e raggiungo il bivio di Grassano Scalo quando in una curva l’anteriore perde aderenza su un tratto di brecciolino e la caduta è inevitabile. Il piede destro va a finire sotto la moto e subisce una rotazione all’indietro insieme al ginocchio. Il dolore è tanto e penso subito di essermi rotto la caviglia. Aspetto qualche istante per riprendermi e mi rendo conto che riesco a muovere il piede e la gamba destra. Non senza fatica e dolore rimetto la moto sul cavalletto e controllo i danni che fortunatamente sono limitati alla sola carrozzeria. La caviglia ed il ginocchio mi fanno male e continuare in questo modo l’itinerario, vorrebbe dire svegliarmi domani mattina incapace di camminare. Controllo il navigatore e la cartina e decido quindi di fare il pieno alla moto e rientrare a casa percorrendo l’autostrada. Lungo tutto il tragitto mantengo la gamba destra a penzoloni poiché non riesco a tenere il piede sulla pedalina e nelle poche fermate che faccio, sposto il baricentro della moto a sinistra in modo da non gravare ancora tutto il peso sulla gamba destra. Alle 20 sono a casa, demoralizzato e dolorante.

La sera stessa sono andato al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Salerno e sono stato sottoposto ad una radiografia che non ha riscontrato la rottura della caviglia. Dopo due giorni di assoluto riposo a casa dei miei, sono riuscito a rientrare in Sardegna con la moto, dove la mia dottoressa mi ha prescritto una ecografia, dalla quale è risultato lo stiramento di due legamenti della caviglia, uno dei quali presenta delle microlesioni. Sono 15 giorni fermo a casa e la prossima settimana dovrò sottopormi ad una visita fisioterapica.

Gli incidenti in moto fanno parte del gioco. A me questo gioco mi piace e l’ho sempre messo in conto fin dal primo chilometro percorso. Non è la prima volta che cado e già so che non sarà nemmeno l’ultima, ma ogni volta che succederà, le protezioni sul mio corpo non mancheranno. E’ grazie ad esse infatti che non ho avuto conseguenze peggiori. Amo viaggiare in moto, è una delle poche cose che mi fa sentire libero, realizzato, lontano dalla vita di tutti i giorni. Quando mi metto in sella, abbasso la visiera ed entro in un’altra dimensione dove esisto io, la moto e l’ambiente che mi circonda.

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